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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 08/10/2016  -  stampato il 03/12/2016


Il boss degli scissionisti denuncia il carcere di Bancali: qui non mi curano

Un «quadro sanitario preoccupante» al quale non sarebbero seguiti i necessari «accertamenti né da parte di medici di fiducia né presso una struttura esterna, né tantomeno da parte dei medici dell’area sanitaria dell’istituto penitenziario (di Bancali ndr), del tutto inadeguati nel gestire situazioni patologiche gravi. E le visite specialistiche mi vengono puntualmente rigettate».

Non è lo sfogo di un detenuto qualsiasi. A denunciare nero su bianco una situazione «per la quale rischio la vita» è Raffaele Amato in persona, considerato uno dei camorristi più pericolosi in Italia e in Europa, il capo del clan degli Scissionisti di Secondigliano che ha dato vita nel 2004 alla faida di Scampia.

Al camorrista si ispira anche uno dei principali personaggi della prima serie di Gomorra, era latitante dal 2006, nel 2009 è stato arrestato in Spagna: accusato di otto omicidi commessi fra il 1991 e il 1993 nella cosiddetta faida di Mugnano.

Oggi Raffaele Amato è detenuto in regime di 41 bis nel carcere di Bancali e proprio dalla sua cella ha dato mandato all’avvocato di fiducia Sara Luiu perché depositasse la querela negli uffici della Procura della Repubblica di Sassari. Il magistrato Emanuela Greco ha aperto un’inchiesta – al momento contro ignoti – per verificare se esistano responsabilità ed eventualmente a carico di chi.

Una denuncia dettagliata, quella consegnata all’avvocato Luiu, nella quale Amato – accusato tra l’altro di essere importatore di tonnellate di droga dalla Spagna in Italia – come prima cosa evidenzia «la necessità di essere sottoposto a un immediato intervento chirurgico (peraltro già in programma all’ospedale dell’Aquila prima del mio trasferimento a Sassari) per la rimozione di una “lesione aneurismatica sacciforme della vena gemellare mediale di destra”, come risulta dalle perizie contenute nel diario clinico». Una patologia che lo costringe a seguire una terapia antitrombotica con eparina «per evitare l’elevato rischio di trombosi venosa profonda e conseguente embolia polmonare. In attesa dell’intervento, dal 3 luglio del 2015 a oggi mi viene fatta un’iniezione di eparina. Per 12 giorni mi è stata somministrata nell’addome attraverso le sbarre della cella!».

L’elenco delle patologie di Raffaele Amato è lungo: «Sto male anche per via di un intervento di resezione dell’intestino tenue in seguito a una ferita d’arma da fuoco. Ho violente coliche addominali ricorrenti con rischio di occlusione intestinale». Ed è per questo motivo che il boss che ha ispirato in “Gomorra” il personaggio di don Salvatore Conte, rivale di Pietro Savastano, sostiene di dover seguire «un particolare regime dietetico che a oggi non mi viene ancora somministrato». E poi i problemi dentari con un bite andato smarrito: «Ho dato la disponibilità ad acquistarlo a mie spese ma mi è stato risposto che non è consentito». E ancora le tante malattie dermatologiche: «Mi è stato prescritto l’uso di coperte e lenzuola anallergiche, il dirigente sanitario ha dato l’autorizzazione un anno fa e a tutt’oggi non mi sono ancora state concesse, così come il materasso ortopedico. Mi hanno diagnosticato varie discopatie e mi hanno negato quel tipo di materasso, neppure a mie spese».

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