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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/10/2016  -  stampato il 26/02/2017


Imbratta il carcere di Sondrio con spray ma viene arrestato. Era un ex detenuto con numerosi precedenti penali

Sondrio, 8 ottobre 2016 - Operazione lampo della Polizia di Stato. Gli agenti della Digos della Questura di Sondrio, in appena due giorni, hanno dato un nome e un cognome all’ombra che nella notte di martedì 4 ottobre, con movimenti fulminei, ha imbrattato i muri del carcere del capoluogo. Ecco, dunque, svelato con rapidità ed efficienza da parte degli investigatori della Questura, il mistero nascosto dietro la frase “Non siete soli, Sondrio brucia", vergata a spray verde, sui muri del carcere cittadino. 

Si è trattato del gesto di un uomo di 33 anni, B.S., disoccupato, e con svariati precedenti penali, che da neanche un mese ha lasciato la struttura carceraria, dove era ristretto in quanto sottoposto ad una misura cautelare per il reato di rapina e che voleva manifestare la sua “vicinanza” ai detenuti, avendo seguito la recente polemica. Gli investigatori della Questura hanno ricostruito meticolosamente i movimenti del soggetto, che nella notte, con felpa nera, cappuccio, jeans strappati e andatura caracollante, ha vagato senza essere notato da anima viva.

Grazie comunque alla visione di ore e ore di filmati delle varie telecamere, posizionate nei punti nevralgici cittadini, sono stati individuati gli elementi necessari a deferire all’Autorità giudiziaria, per il reato di danneggiamento aggravato, l’imbrattatore notturno. E’ stata proprio la rilevazione, l’osservazione e il riscontro certosino di alcuni dettagli (quali la mano mancina con la quale è stata realizzata la scritta, il colore rosso al centro della felpa nera) che hanno consentito di ritenere, con fondata sicurezza, che l’autore del gesto fosse proprio l’uomo nei cui confronti si erano appuntate le iniziali indagini.

Dopo averlo fermato per un controllo, nei giardinetti di Piazzale Merizzi, l’uomo è stato accompagnato in Questura dagli agenti per essere identificato. E' stata proprio l’astuzia degli investigatori a far cadere in contraddizione l’uomo, il quale, dopo un breve colloquio, appreso che le telecamere lo inchiodavano in modo inequivocabile, ha ammesso le proprie responsabilità.

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