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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/10/2016  -  stampato il 11/12/2016


Marco Carrai assume uno degli hacker che violÚ il sito web del SAPPE e di altre istituzioni e aziende

Marco Carrai è un imprenditore fiorentino. Il miglior amico di Matteo Renzi. Il membro del direttivo della fondazione politica del presidente del Consiglio. E, vincesse il SI al referendum, diventerebbe probabilmente superconsulente di Palazzo Chigi alla cybersicurezza nazionale. La nomina doveva andare in porto mesi fa, ma è stata bloccata dopo le proteste da parte degli addetti ai lavori sulle reali competenze tecniche di Carrai e di coloro che, nel governo, temono che “Marchino” possa entrare a gamba tesa nel loro campo di gioco: il sottosegretario Marco Minniti, che ha la delega ai servizi segreti, e Luca Lotti, appassionato di 007,  sono quelli che non vogliono un terzo contendente.

La nomina però è in conflitto di interessi anche perché Carrai è socio di una società di consulenza che si chiama Cys4, che si occupa proprio di protezione cibernetica per le aziende. Se dal governo hanno spiegato che se il gemello diverso del premier  dovesse diventare consulente di Renzi lascerebbe ogni controllo sull’azienda, in molti (anche al Copasir) restano preoccupati.

Fondata nel 2014 dalla CmC Labs di Carrai (che ha da poco venduto parte delle quote all’israeliano esperto in sicurezza Ofer Malka), dall’ex dirigente Finmeccanica Mauro Tanzi e da Leonardo Bellodi, la Cys4 non solo lavora a stretto braccio con esperti stranieri di Tel Aviv, ma ha avuto fino a pochi giorni fa, come capo della ricerca e sviluppo, il giovanissimo Andrea Stroppa.

Un esperto informatico che, ha scoperto L’Espresso, nel 2012 fu indagato per aver promosso e partecipato «a un’associazione a delinquere finalizzata alla realizzazione di accessi abusivi a sistemi informatici, detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso, interruzione illecita di comunicazioni informatiche», come si legge nel dispositivo del giudice delle indagini preliminari che nel maggio del 2013 dispose gli arresti domiciliari per quattro dei dieci hacker del gruppo.

Tutti membri di Anonymous Italia, che secondo le indagini della polizia postale hanno attaccato per settimane siti della polizia di stato, dei carabinieri, del governo, del ministero dell’Interno, oltre ai siti di leader politici come Beppe Grillo e Massimo D’Alema. Stroppa, che allora non era ancora maggiorenne, ha partecipato direttamente alle azioni contro il sito del Sindacato della Polizia Penitenziaria (SAPPE), della Guardia costiera, della Banca di Imola e della Luiss.

Sei hacker della combriccola hanno patteggiato pene dai cinque anni agli otto mesi, mentre l’ingegnere Gianluca Preite (che si difende spiegando di essere stato lui stesso la fonte della polizia durante gli attacchi, e di essere stato poi incastrato dalle forze dell’ordine) è finito a processo insieme a un altro presunto pirata informatico.

Stroppa e un altro minore hanno ottenuto il perdono giudiziale dal Tribunale dei minori. Un’estinzione del reato che viene concesso ai minorenni purché la somma delle pene inflitte non superi i due anni di reclusione. «Non sono certo fiero di quello che ho fatto, ma erano altri tempi» spiega l’hacker, finito a lavorare con i privati come spesso accade a quelli bravi.

«Però ricordo che io ho pubblicato ricerche sulla cyber security su giornali come New York Times, Guardian, Wall Street Journal e Washington Post. Ho il privilegio di scrivere per il World Economic Forum. Il referendum?  Se mi chiamano per dare una mano posso anche andarci, ma sia chiaro che né io né Carrai abbiamo bisogno della politica per lavorare. Io ora sono suo consulente e consigliere. Per quanto riguarda la cyber security a Palazzo Chigi, non so cosa dovrei andare a fare. Ho tanti progetti da mandare avanti e mai nessuno mi ha chiamato». Almeno per ora.

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