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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 15/10/2016  -  stampato il 06/12/2016


Ispettore di Polizia Penitenziaria gli impedisce di far entrare in carcere materiali vietati: il figlio del detenuto gli si scaglia contro

Si era presentato in carcere, a Rieti, per sostenere un colloquio con il padre detenuto, ma aveva con sé un pacco con alcuni oggetti non consentiti. Al rifiuto del personale di Polizia Penitenziaria di poterli far entrare, ha aggredito e picchiato un Ispettore di servizio.

E’ accaduto questa mattina nel carcere di Rieti e la notizia arriva dal Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria Sappe. «Scena di una violenza inaudita e di una gravità eccezionale», commenta Maurizio Somma, segretario nazionale Sappe per il Lazio. «Al collega, che è in ospedale, va la nostra solidarietà ma questo grave episodio aiuta a capire a qual livelli di impunità taluni pensano di essere arrivati. L’Ispettore ha fatto il suo dovere, ha cioè impedito l’ingresso in carcere di oggetti non consentiti, e il figlio del detenuto, che aveva portato il pacco con quegli oggetti, ha pensato bene di colpirlo e ferirlo con violenza anziché rispettare le leggi e i regolamenti. Assurdo. Ora mi auguro che la risposta della legge sia adeguata e che si è reso protagonista di questa folle violenza sia punito come merita».

Donato Capece, segretario generale del Sappe, aggiunge: «Sono stati momenti di grande tensione, gestiti con grande coraggio e professionalità dai poliziotti penitenziari. Quanto accaduto nel carcere di Rieti evidenzia come le tensioni e le criticità nel sistema dell’esecuzione della pena in Italia sono costanti. Particolarmente allarmante la situazione è per la Polizia Penitenziaria, che paga pesantemente  in termini di stress e operatività questi gravi e continui episodi critici. Basti pensare, restando nella realtà penitenziaria del Lazio, che le donne e gli uomini dei reparti di Polizia Penitenziaria in servizio nella Regione hanno fronteggiato nel primo semestre 2016 ben 356 atti di autolesionismo, hanno salvato la vita a 48 detenuti che hanno tentato il suicidio, sono stati coinvolti in 325 colluttazioni e 28 ferimenti. Dati che testimoniano l’alta tensione che permane nelle carceri regionali», conclude Capece, leader nazionale del primo sindacato della Polizia Penitenziaria.

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