www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 15/10/2016  -  stampato il 10/12/2016


Portami un telefonino e ti trovo un lavoro per tuo figlio: condannato per corruzione

Una nuova condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione è caduta sulle spalle di Gaetano Leto, noto esponente di spicco della "mala" genovese finito a processo a Parma per aver corrotto un agente di Polizia Penitenziaria quando si trovava recluso nel carcere di via Burla a scontare una pena complessiva di 22 anni

Tra i reati che avrebbe commesso nell'arco di vent'anni si contano cui furti, incendi, violenza privata, truffa, estorsioni, danneggiamenti, riciclaggio di denaro provento di sequestri di persona, detenzione di dinamite, bancarotta. Era anche soprannominato "bombarolo" per aver collocato negli anni Novanta un ordigno nella ferrovia a dentiera di Granarolo.

Secondo le accuse, il pluripregiudicato 58enne alla fine del 2014 avrebbe convinto un agente del penitenziario di Parma a fargli avere in carcere un cellulare e un registratore audio, promettendogli un nuovo lavoro per lui e per suo cugino. 

In seguito al ritrovamento del cellulare nella cella, Leto e il figlio sono stati colpiti da un'ordinanza di arresto su richiesta della Procura di Parma mentre la guardia è stata sospesa dal servizio per 12 mesi. L'agente negli scorsi mesi ha patteggiato due anni di reclusione per corruzione.

Oggi si è concluso il processo dibattimentale a carico di Gaetano Leto, assistito dall'avvocato difensore Giuliana Sorichetti, e del figlio 33enne. Quest'ultimo è stato assolto dalle accuse. Il padre è stato condannato dal collegio di tre giudici presieduto da Mattia Fiorentini, a latere Adriano Zullo e Laura Ghidotti, a una pena di 3 anni e 4 mesi reclusione, più l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Una condanna che appesantirà, se diverrà definitiva, il cumulo di pene che il pluripregiudicato deve già scontare.

parma.repubblica.it