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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 31/10/2010  -  stampato il 09/12/2016


Roma, scoppia protesta durante concorso notarile. La Polizia Penitenziaria identifica e denuncia i pił facinorosi

Sarà il ministero della Giustizia a decidere se e cosa salvare del più disastrato concorso notarile dall'Unità d'Italia. Dopo la bagarre di venerdì mattina, la commissione ha sospeso tutto e ha mandato il verbale in via Arenula. La palla è passata quindi al ministro Angelino Alfano, anche se è molto difficile che si possa rimediare al pasticcio.Intanto, il notariato è ferito e in subbuglio, come provano centinaia di e-mail che esprimono un sentimento di vergogna e umiliazione. Il leit motiv è: «Siamo sempre stati considerati sacerdoti della legalità e delle regole e ora sembra che siamo passati dall'altra parte». Non è difficile leggere nell'emozione dei professionisti il riflesso del malessere generale sulla credibilità delle istituzioni, come dice il presidente del Consiglio nazionale, Giancarlo Laurini: «Premetto che è il ministero a organizzare il concorso e la Commissione è sovrana nella gestione, tanto che ha annullato le prova, anche se la maggioranza dei candidati voleva continuare. Ma quanto è accaduto, nella corsa alla dissacrazione delle istituzioni oggi in atto, è un vero uppercut». E in effetti la risonanza mediatica del fatto, forse originato da sciatteria e non da dolo, va anche vista in relazione al disastro d'immagine di molto di ciò che ha a che fare con lo stato e la sua autorità. Che è incarnata anche dai notai.Insomma, non ci voleva. La prima domanda, quindi, è: come è potuto accadere? «I membri della commissione si incontrano un paio di giorni prima delle prove – dice un commissario di alcuni anni fa -, si affiatano e scambiano qualche idea. Poi ragionano, anche sulla scorta di elaborati o esercizi precedenti, e verso le sei del mattino del giorno della prova arrivano con delle proposte di traccia. Queste vengono confrontate e discusse e ciascun commissario porta il suo contributo, sino ad arrivare a tre tracce che vengono poi chiuse in busta. Una è scelta da un candidato e diventa la prova d'esame». Sembra quindi impossibile che la commissione prenda a scatola chiusa quel testo preconfezionato, che sarebbe stato proposto da uno dei sei notai membri. Eppure esattamente questo è accaduto giovedì mattina. La sera si diffonde la scoperta che la traccia era già nota a centinaia di candidati e la mattina di venerdì (si veda la scheda nella pagina) scoppia la protesta. Che per alcuni era stata preordinata: «La polizia penitenziaria ha identificato i più facinorosi che hanno impedito la prosecuzione del concorso e che verranno denunciati per interruzione di pubblico servizio», ha detto un membro della commissione.«La sommossa conviene a chi sa di non aver fatto più che bene la prova precedente», aggiunge uno dei candidati presenti. «Qualcuno voleva che succedesse quello che poi è accaduto. Perché piuttosto che ritirarsi, aspettare un altro anno e mezzo per rifare l'esame e perdere una delle tre possibilità – spiega – molti si sono associati alla protesta sperando nell'annullamento dell'intero esame, in modo tale da potersi ripresentare tra due-tre mesi avendo ancora a disposizione tutte e tre le chance per superarlo». Il candidato racconta anche un altro aneddoto: «Quando i commissari hanno dettato la traccia – dice – molti di noi, sia per la confusione che per la velocità della dettatura, non sono riusciti a scrivere». Un candidato vicino a lui, invece, più veloce degli altri, è riuscito a scriverla bene e l'ha subito "ammesso" pubblicamente: «In pochi attimi – racconta l'anonimo – è stato circondato da oltre un centinaio di colleghi, alcuni dei quali hanno cominciato a urlare accusandolo di avere già con sè la traccia».
Ma, come si sa, la traccia dello scandalo era nota a centinaia di candidati. «E non è assolutamente pensabile che l'imbecille che l'ha proposta volesse favorire qualcuno», conclude Laurini. Tra l'altro, contrariamente alla notizia di gossip della rete riportata sul Sole 24 Ore di ieri, Geronimo la Russa, avvocato e figlio del ministro della Difesa, non era tra i partecipanti al corso di preparazione della scuola di Milano che avevano assistito in videoconferenza allo svolgimento dell'esercizio della scuola Anselmi, poi diventato oggetto della traccia d'esame.Intanto alcuni esponenti della Lega Nord evidenziano la provenienza dei commissari, tutti operanti nel Centro Sud, e chiedono di non fare più concorsi a Roma.

Fonte: ilsole24ore.