www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/11/2017  -  stampato il 18/11/2017


I detenuti del carcere di Bella realizzeranno le uniformi per il Corpo di Polizia Penitenziaria

Il carcere di Biella è pronto ad aprire una sartoria industriale che, a regime, occuperà una settantina di persone. È un progetto nazionale che pone il penitenziario biellese tra le strutture modello in Italia. La pena ha lo scopo di reinserire i detenuti nella società.

Lo si dice di continuo, ma il reinserimento passa soprattutto dalla formazione del detenuto, che va dotato di strumenti che una volta tornato libero gli consentano di trovare un’occupazione. La realtà di molte carceri spesso è un’altra.

A offrire una fotografia della situazione piemontese è il garante regionale dei detenuti Bruno Mellano: «Sono poco più di 150 i detenuti che svolgono un vero lavoro nelle 13 carceri piemontesi. Gli altri coinvolti in attività, 894 in tutto, vengono impegnati in lavoretti domestici; 199, infine, lavorano ma non alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria». 

Il garante ha citato come esempio il caso di Padova dove la cooperativa Giotto porta avanti veri progetti di lavoro come il call center per le prenotazioni nella sanità. «È un modello - dice Mellano - che ha dato risultati sia numerici sia per la qualità degli interventi. Non si tratta di progetti di nicchia con pochi detenuti, perché coinvolgono anche un centinaio di persone».

E il progetto del carcere di Biella  con la sartoria industriale va proprio in questa direzione. I detenuti realizzeranno le divise per il corpo della Polizia Penitenziaria, ha anticipato Mellano.

La direttrice del carcere Antonella Giordano conferma l’imminente apertura del laboratorio: «Da marzo, in collaborazione con il Cpia (centro provinciale istruzione adulti) e con l’Ipsia, abbiamo cominciato a formare i primi dieci detenuti e a fine mese saremo pronti a partire con la produzione. Intanto altre dieci persone hanno iniziato i corsi».

Tutti i detenuti saranno regolarmente assunti dall’amministrazione carceraria e verrà loro riconosciuto un diploma spendibile quando saranno rilasciati. In un carcere che ormai sta raggiungendo la saturazione - attualmente sono 440 i detenuti quando  il limite sarebbe fissato a 500 - sono attivi da tempo anche altri percorsi, come quello del «tenimento agricolo», che presto si implementerà con la trasformazione dei prodotti grazie a Caritas e a «Raggio Verde», ed i corsi di manutentore delle aree verdi e per operatore di impresa di pulizie. 

lastampa.it