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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/12/2010  -  stampato il 04/12/2016


Operazione cleaning: condannato medico spoletino, cerco’ di favorire i criminali con falsi certificati

3 anni e 10 mesi di reclusione, 5 anni di interdizione dai pubblici uffici e 1 anno di interdizione dalla profesione medica. E’ la condanna emessa oggi dal Tribunale di Spoleto nei confronti di Silvio Fiorani, ex dirigente del servizio sanitario del supercarcere di Maiano di Spoleto, accusato di aver fornito certificazioni false in cambio di compensi a detenuti che miravano in tal modo a ottenere permessi premio o riduzioni di pena. Alle 19.15, dopo quasi 4 ore di camera di consigio, il giudice Pinelli ha letto la sentenza che registra altre sette condanne (tutti detenuti della casa di reclusione) e una assoluzione (la moglie di uno questi ultimi). Tutti avevano chiesto il rito abbreviato. Insieme a Fiorani dunque sono stati condannati – anche al pagamento delle spese legali - Giuseppe Strangio (3 anni), Alessandro Strano (2 anni), Michele Piarulli (2 anni), Giovanni Sorrentino (1 anno e 4 mesi), Francesco Mannarà (1 anno e 6 mesi) e Cosimo Commisso (8 mesi). Assolta invece per non aver commesso il fatto Angela La Rosa, moglie di Strano.Confiscati i beni frutto di quel “sistema criminoso, con meccanismi abituali e collaudati", come lo aveva definito il procuratore capo Gianfranco Riggio all’indomani dell’operazione ribattezata “Cleaning” (nella foto d'archivio un momento della conferenza stampa), di cui Fiorani era il principale protagonista: 100mila euro accertati e documentati oltre a 15mila euro in oggetti preziosi fra cui un Rolex.  Bisognerà ora attendere i 60 giorni che il magistrato si è riservato per depositare la sentenza per conoscerne le motivazioni, anche se le rispettive difese hanno annunciato ricorso in appello. Con questa sentenza di primo grado si chiude quindi una parte dell’inchiesta che vede rinviati a giudizio altre 15 persone (il processo per loro inizierà il 9 giugno 2011) e precisamente Santo Salvatore Paviglianiti, Antonino Paviglianiti, Giuseppe Crea, Mauro Laezza, Annunziata Sterpino, Francesco Sorrentino, Vittorio Mango, Mario Santoro, Lucia Della Martora, Giovanni Mauriello, Alfonso Germoglio, Salvatore Germoglio, Gianluca Guglielmino, Domenico Strangio e Lidia Zuccarelli.L’inchiesta, come si ricorderà, era partita a seguito del contenuto di alcune intercettazioni registrate nel carcere di Spoleto dalla Direzione antimafia di Milano che stava lavorando ad un’altra inchiesta.Indagini durate quasi 16mesi fino alla mattina del 22 luglio 2009 quando i carabinieri di Spoleto e gli agenti della penitenziaria hanno fatto scattare il bliz.Le prestazioni del medico (il cui prezzo si aggirava secondo l’accusa fra 25-30mila euro) avevano lo scopo di far ottenere alcuni benefici come la semilibertà o, addirittura, la liberazione anticipata. Le patologie prescritte andavano dal mal di schiena alle difficoltà deambulatorie, fino ai consigli ai detenuti su come comportarsi davanti alle Commissioni sanitarie di verifica. Le intercettazioni e l’avvio dell’inchiesta avevano però permesso di allertare in tempo le autorità preposte in modo che nessuno avesse riconosciuti i benefici sperati.Alcuni dei personaggi finiti nelle maglie della giustizia sono camorristi e ‘ndranghetisti di qualche peso già sottoposti al regime di detenzione dell’alta sicurezza (diverso dal 41bis). Per l’accusa era presente oggi in Aula il sostitutto procuratore Albano che, insieme al collega Casucci e al procuratore Riggio hanno lavorato sin dalle prime battute all’inchiesta. Una curiosità: per il consigliere Pinelli quello odierno è stato l’ultimo processo a Spoleto dal momento che da dopodomani assumerà l’incarico di Presidente di sezione civile presso la Corte d’Appello di Ancona.(C.C.)

Fonte: tuttoggi.info