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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/12/2010  -  stampato il 28/06/2017


Prime polemiche per il Salone della Giustizia di Rimini

E' "poco realistica" e, anzi, espressione di una scelta "riduttiva e contestabile" l' immagine che il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria darà, a partire da domani fino al 5 dicembre, in occasione della seconda edizione del Salone della Giustizia di Rimini, con l'allestimento di una 'piazza mercato' dove i visitatori potranno acquistare formaggi, vini, borse, pelletteria e altri prodotti frutto del lavoro dei detenuti. A denunciarlo sono i principali sindacati penitenziari, Sappe e Osapp, che in due distinti comunicati indicano quella di Rimini una "occasione persa". "E' davvero singolare" - dice il segretario generale del Sappe, Donato Capece - che mentre le carceri italiane "ospitano quasi 70 mila detenuti, con il nostro personale quotidianamente in prima linea impegnato a fronteggiare aggressioni e tensioni continue, l'interesse del Dap" sembra essere "quello di parlare di un aspetto del sistema, il lavoro in carcere, che coinvolge una percentuale residuale di detenuti, circa il 20% dei presenti". I soldi spesi per gli stand di Rimini - aggiunge Capece - potevano essere destinati al pagamento delle competenze ancora da liquidare agli agenti "per migliaia di servizi di missione in tutta Italia" Anche Leo Beneduci, segretario generale dell'Osapp, si chiede "quale realtà lo Stato, con quest'evento di comunicazione istituzionale, voglia mettere in campo" "Purtroppo - aggiunge - le carceri sono il luogo di detenzione per eccellenza" dove "gli episodi di violenza, di mutilazione, sono il pane quotidiano degli agenti penitenziari costretti ad evitare che si avverino o che si verifichi anche di peggio". Il carcere - conclude l'Osapp - "é tutta un'altra cosa che la 'piazza del mercato'" di Rimini perché "non si vendono prodotti realizzati dai detenuti ma anzi, li si costringe a comprare tutto ciò che manca, come carta igienica, bombolette gas, schiuma da barba: tutti quei generi di prima necessità che il Dap non è in grado di rifornire"

Fonte: altarimini.it