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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 07/12/2010  -  stampato il 05/12/2016


Judo a squadre, impresa delle ragazze

Due argenti dal sapore diverso. Il primo, quello delle ragazze, vale quanto un’impresa da ricordare. Il secondo, arrivato alla sera con la squadra maschile, sa forse di occasione persa. La morale è quella che esce dai Campionati di judo a squadre, a Frosinone (4 dicembre): forse superficiale, forse troppo semplicistica nell’interpretazione, ma è la sensazione che resta sulla pelle.
Se si pensa all’inizio della giornata, la mattinata è luminosa: merito delle donne delle Fiamme Azzurre, una squadra che sembra messa su alla meglio, così per far gruppo e tesoro dell’esperienza del debutto. E che invece mette sotto, subito al primo turno, la corazzata delle Fiamme Gialle: un confronto che pare senza storia, considerato anche che schieriamo un’atleta in meno, mentre si trasforma in un cataclsima che terremota dalle fondamenta le gerarchie del judo nazionale. Moretti batte Magnolfi, Dinasta batte Pinotti: e siamo 2-0: poi Gwend contro nessuna, Celletti che cede a Pitzanti, e siamo 2-2. Il quinto e decisivo incontro è quello dei +70kg: da una parte la nostra Giulia Cantoni, appena arrivata nella Polizia penitenziaria, dall’altra la titolare della nazionale azzurra Assunta Galeone. Finisce come non ti aspetti, 3-2: noi avanti, lo squadrone messo su da Felice Mariani ai recuperi. La semifinale è meno drammatica, ma davanti c’è pur sempre una formazione ostica come l’Isao Kano di Cinisello Balsamo: e serve giocare anche tatticamente, perché quel -1 di partenza non comprometta le nostre chances. Fatto sta che Elena Moretti fa tutto il suo dovere, poi lasciamo alle milanesi il punto dei 57kg, perché Sharon Dinasta – rientrata da poche settimane, non dimentichiamolo – scala a 63kg, la sua vecchia fascia di peso: ed è quello il punto che ci consente di sperare. Poi Marisa Celletti mette sotto Giulia Aragozzini nei 70kg per il 3-1 e Giulia Cantoni non ha neanche bisogno di presentarsi sul tatami davanti a Tania Ferrera. Finisce 3-2 ed è finale: così, al debutto nella rassegna tricolore. Con le carabiniere, che l’anno scorso avevano pagato lo scotto contro le Fiamme Gialle in finale, servirebbe un miracolo: quando si combatte per il titolo, iniziare da 0-1 è una dura montagna da scalare. Purtroppo il match non si mette per il verso giusto già in avvio: quando Rosalba Forciniti impone il pareggio alla nostra Moretti, già mezzo scudetto è appuntato sui judoji rossoblù. Sharon Dinasta, impagabile, raddrizza ancora una volta la situazione battendo Alessia Regis nei 57kg: ma nei 63kg non c’è ovviamente nessuno a contrastare Marianna Marinosci. Il punto decisivo, contro Marisa Celletti, lo coglie Erica Barbieri nei 70kg: non per niente alla spezzina va pure il riconoscimento speciale come miglior judoka del torneo femminile. E, nella massima categoria, la scherma armonica di Giulia Cantoni va a scontrarsi inutilmente contro la potente stazza di Gilda Rovere. Seconde all’esordio, c’è di che festeggiare.
Il tabellone femminile ha molte incognite: l’assenza dei finanzieri, terzi lo scorso anno a Prato, ed il ritorno delle Fiamme Oro sulla scena, con grandi ambizioni, grazie ai recenti reclutamenti. I poliziotti capitano nella nostra poule e quindi il primo turno con la formazione di Frascati deve scorrere via rapidamente: Marco Caudana, Francesco Faraldo, Francesco Bruyere, Giovanni Alessio e Daniele Mangiapia, tutti a segno per un 5-0 senza storia. Possibilmente anche senza tossine, proprio perché nei quarti il sorteggio ci riserva la mina vagante Fiamme Oro. Il punto perso al primo combattimento da Caudana contro Elio Verde ci può anche stare: forse serviva un pizzico di concentrazione in più, per evitare le sanzioni che decidono lo scontro. Nessun problema, salvo che il giovanissimo poliziotto Enrico Parlati complica la vita ad Alessandro Bruyere nei 73kg: il torinese ci mette un po’ a prendere le misure, finisce per innervosirsi per una ferita al viso che richiede una fastidiosa fasciatura, ma alla fine conquista il punto ed è tutto quello che serve. Da quel momento la strada è tutta in discesa: il capitano Francesco Bruyere mette sotto Poeta, poi altri due Ippon per Lorenzo Bagnoli (contro Pablo Tomassetti) e Alberto Borin (contro Capezzuto) sanciscono il 4-1 finale. Nel frattempo, dall’altra parte del tabellone, quello che non t’aspetti: un 5-0 senza attenuanti inflitto dall’Akiyama ai Carabinieri campioni uscenti. Questo vuol dire che la finale Fiamme Azzurre-Carabinieri – in scena ininterrottamente dal 2005 - non vivrà il suo sesto atto al Palasport di Casaleno e l’epilogo che ci riserva questa rassegna tricolore sarà assolutamente inedito. Prima però c’è la superare la Forestale in semifinale e c’è da concentrarsi su questo obiettivo: vince Caudana contro Galbiati, poi Faraldo contro Del Pianta, punto più sudato del previsto eppure decisivo perché i biancoverdi sono senza un peso massimo da opporre a Mangiapia. Alessandro Bruyere non scende sul tatami contro Centracchio negli 81kg e poi Giovanni Alessio si è tolto uno sfizio contro Diego Giorgis, avversario sempre fiero e difficile: insomma 4-1.
Finale novità, allora, Fiamme Azzurre contro l’Akiyama di “Pier” Toniolo: quasi un derby, visto che più di qualcuno dei nostri ha messo piede nell’impianto di Settimo Torinese. Fiamme Azzurre in formazione tipo, verrebbe da dire, mentre i rivali sono una miscela esplosiva di giovani talenti italiani nelle prime tre categorie (difese da Giorgio Leccese, Andrea Regis e Massimiliano Carollo) e di “prestiti” stranieri nelle fasce di peso più sostenute, con il concorso dei due campioni tedeschi Christopher Lambert (90kg) e Andrei Breithbarth (+90kg). La finale è ad altissima tensione per tutta una serie di ottimi motivi, ma il nostro approccio è di quelli giusti: bene Caudana contro Leccese, pareggio tra Faraldo e il giovane Regis, altro ippon per l’impagabile Francesco Bruyere contro la voglia di emergere di Carollo junior. Facciamoci due conti: si potrebbero anche perdere gli ultimi due incontri, ma non entrambi per Ippon, e le Fiamme Azzurre porterebbero a casa il 5° titolo per il vantaggio nei punti-judo. Ma questa non è una disciplina che permette di fare calcoli: anche perché Bagnoli è ancora un po’ acciaccato e con Lambert, un concorrente che in genere riesce a controllare agevolmente, non riesce ad approntare le giuste contromisure. Borin ha controllato Breithbarth fino al momento in cui l’orologio ha cominciato a snocciolare l’ultimo minuto: poi un’azione improvvisa del tedesco la ha portato a terra e ha rimesso tutto in discussione. Necessario tornare sul tatami per Faraldo e Regis: il veterano azzurro di mille battaglie contro il campione d’Europa juniores. Alla fine dei conti due “shido”, forse discutibili, per Faraldo contro una sanzione in carico al giovane torinese: è questo il confine che passa tra la gioia dello scudetto e l’amarezza di un’occasione persa.

Fonte: polizia-penitenziaria.it