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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 23/01/2011  -  stampato il 04/12/2016


Evade per cambiare carcere "Cella umida e troppo fredda"

“Sono evaso, sto andando a costituirmi al carcere di Lucca perché in quello di Parma stavo male”. Umidità, nottate gelide, infiltrazioni d'acqua nella cella. E' quello che avrebbe spinto un detenuto del carcere di via Burla a prendere una drastica decisione: cambiare carcere. E' quello che ha riferito alla polizia di Lucca un 39enne lo scorso 2 dicembre. Gli agenti lo hanno guardato increduli, pensando di trovarsi davanti a una persona con problemi psichiatrici. Invece, l'uomo aveva detto la verità. Il pluripregiudicato di origine napoletana stava scontando nella casa circondariale di via Burla una pena per diversi episodi di rapina, furto, ricettazione, porto abusivo d'armi e falso ideologico. Si trovava in regime di semilibertà: poteva uscire dalla sua cella la mattina per andare a lavorare e doveva rientrarvi entro le 22. Quel giorno, non è rientrato. A bordo della sua auto ha raggiunto Lucca e si è consegnato al primo posto di blocco che ha trovato sulla strada per il carcere. L'obiettivo della sua fuga non era la libertà. A spingerlo al gesto che poteva costargli i benefici della buona condotta è stato il grave disagio subito per le condizioni della cella in cui doveva passare ogni notte, nel reparto della semilibertà: nessun riscaldamento notturno, condutture dell'acqua spesso rotte, infiltrazioni che rendevano la stanza umida. Inoltre, il detenuto non poteva usufruire né di una tv né di uno specchio. 
Arrestato per evasione, il 39enne è rimasto nel carcere toscano fino ad oggi, giorno del processo per direttissima. Davanti al giudice Gabriele Nigro e al pm Massimiliano Sicilia ha raccontato nei dettagli quali fossero le condizioni della sua cella. “Ho fatto presente più volte la situazione alla polizia penitenziaria – ha riferito - ma non è mai cambiato niente”. Alla fine, esasperato, ha deciso di cambiare carcere. Le sue parole sono state ritenute credibili dall'accusa, che ha disposto il trasferimento degli atti in Procura perché possa verificare se effettivamente le condizioni delle celle del carcere di via Burla possano ledere i diritti dei detenuti. Il pm Sicilia ha riconosciuto l'attenuante della costituzione volontaria e ha chiesto il minimo della pena per evasione. Il giudice ha accolto la richiesta e ha condannato l'evaso a sei mesi di reclusione. Da scontare ai domiciliari. Dettaglio di non poco conto.

Fonte: repubblica.it