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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/02/2011  -  stampato il 04/12/2016


Brescia: Poliziotto Penitenziario muore a 44 anni sulla sua moto mentre tornava a casa

Brescia – Si è chiuso in dramma il ritorno a casa di Orfeo D’Andrea – agente di polizia penitenziaria – che la scorsa notte ha perso la vita a bordo della sua Ducati nera sulla via di casa, a Concesio, contro una Ford Fiesta che stava svoltando in una strada laterale della grande arteria, che porta in Valle Trompia. Aveva da poco terminato il suo turno al carcere di Canton Mombello.Pochi secondi sono bastati per sentire una frenata scandita, forte, decisa nel silenzio di una notte fredda. Il casco nero come la moto non è servito. Non è servito il giubbotto di protezione, i riflessi pronti. Niente di niente.La Ford Fiesta, era condotta da un 77enne che, abitava poco lontano e che, stava rientrando a casa. Ne avrebbe risalito un pezzo per raggiungere la propria abitazione, ma la manovra non è stata abbastanza veloce. La rapidità è mancata mentre s’infilava in mezzo alla colonna – con la direzione di chi fa per salire – tra un’auto e l’altra; il tutto, avviene prima di una Bmw station wagon.Non calcola la velocità della moto. Forse per il colore nero, nero come la pece che avvolgeva la notte, l’anziano non si era neppure accorto dell’uomo.

La moto arriva ma l’auto è ancora in mezzo alla strada. Nessuna lucidità dall’altra parte. E’ servito questo a D’Andrea per andarsene in una lunga agonia.

Una striscia di sangue sulla strada. Rosso denso, vischioso come quel colore nero dei pneumatici incollati sulla strada nel disperato tentativo di cavarsela, di non urtare l’auto.

E’ rimasto in sella praticamente fino in faccia alla Fiesta che ha preso bassa, tra la portiera e la ruota posteriore, andando così a piegare il metallo della carrozzeria.

Il dramma continua. A casa c’era chi aspettava l’uomo. Il suo ritardo non era giustificato. Il telefono squilla. La moglie lo cercava ma non otteneva risposta. Ormai l’uomo era disteso sull’asfalto, privo di conoscenza nelle mani dei suoi rianimatori.

E’ stato così che la donna, ha deciso di venirgli incontro e quando ormai si è trovata sul punto dell’incidente – la strada ancora non era stata chiusa al pubblico – ha visto la moto. Quello che ne restava, ma non voleva riconoscerla.

La targa macchiata di sangue ma ancora leggibile non hanno dato speranza, era la moto di suo marito.

Persone intorno al luogo dell’impatto le hanno detto che suo marito era stato portato d’urgenza all’Ospedale Civile. E’ corsa lì ma ormai non avrebbe trovato più nessun calore, nessun abbraccio o carezza, ma solo un corpo senza vita ormai freddo come il gelo che aveva lasciato.

Francesco Toto 

 Fonte: positanonews.it