www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/02/2011  -  stampato il 09/12/2016


Mafia, ex vescovo di Trapani trattava per fare togliere il carcere duro ai boss

Un altro testimone eccellente che avrebbe potuto forse raccontare un pezzo di verità nella complessa ricostruzione storica della trattativa tra Stato e Cosa nostra nella stagione delle stragi non c'è più, ma un suo appunto riservato inviato in quei mesi caldi al ministero dell'Interno si incastra perfettamente oggi in quel puzzle della memoria ritrovata da molti politici ed esponenti delle istituzioni che nel '92 ricoprivano ruoli di vertice.Fu Monsignor Domenico Amoroso, nel '92 vescovo di Trapani, a inviare al Viminale quelle lettere fattegli arrivare da familiari di mafiosi detenuti al carcere duro che protestavano per il regime di 41 bis e chiedevano un'intercessione della Chiesa per far sapere allo Stato che le stragi sarebbero cessate se fosse stato revocato il regime di carcere duro. Sarebbe stato lo stesso Totò Riina, che in quel periodo trascorreva la latitanza nel Trapanese, a sollecitare questo tipo di "trattativa" della quale  -  dunque  -  sarebbero stati informati già allora i ministri di Grazia e giustizia Conso e quello dell'Interno Mancino.Nessuno dei due, però, ha mai raccontato di queste lettere ai pm che si occuparono della trattativa. Non lo disse Conso allora al pm di Firenze Gabriele Chelazzi al quale ne avrebbe parlato invece il comandante dei Ros Mario Mori. La vicenda tornerà di attualità già nella prossima udienza del processo Mori. Il protagonista di questa storia, Monsignor Amoroso, purtroppo non potrà mai chiarire i termini della vicenda. E' morto infatti nel 1997 stroncato da una malattia.

Al processo tornerà di attualità anche un altro documento, il vecchio verbale di interrogatorio reso da Conso al pm Chelazzi. Allora il ministro di Grazia e giustizia del governo Ciampi diede una versione del tutto diversa da quella data ora ai pm di Palermo sulle revoche dei 41 bis a carico di decine di mafiosi. Allora Conso disse che lui si era sempre detto contrario alle revoche proposte invece dal Dap, mentre nelle scorse settimane davanti ai pm di Palermo e all'Antimafia Conso si è assunto tutta la responsabilità di quelle revoche asserendo di aver preso la decisione "in assoluta autonomia".

 
Fonte: repubblica.it
Di Alessandra Ziniti