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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/03/2011  -  stampato il 04/12/2016


Tubercolosi al carcere di Brissogne, avviata una campagna di controlli

AOSTA. Trent'anni, extracomunitario, tossicodipendente, recluso nella casa circondariale di Brissogne e affetto da tubercolosi. La malattia, per cui è già in cura, si è riacutizzata alcuni giorni fa, con un improvviso malore; mentre due agenti lo stavano accompagnando in infermeria, il detenuto ha vomitato sangue. Il medico del 118 ha confermato la patologia dopo aver consultato la cartella clinica, rilasciata dai sanitari del carcere "Le Vallette" di Torino da cui, due mesi fa, è stato trasferito; ha chiesto l'immediato ricovero nel reperto infetti dell'ospedale "Umberto Parini". Il problema è appesantito dalla concomitanza con la visita, in carcere, di una scolaresca, invitata nell'ambito degli "Incontri sulla legalità", iniziativa studiata dal direttore Domenico Minervini.Il caso ha determinato, da parte della direzione del carcere regionale, l'avvio di una campagna di controlli sanitari nei confronti del personale di polizia penitenziaria, dei detenuti stessi e del personale civile. Tutti soggetti che hanno avuto un contatto continuo e prolungato con il detenuto malato.«Ad oggi - garantisce il direttore - non sono stati riscontrati casi di contagio. La tbc è risultata non bacillifera. Continueremo fino a quando lo screening avrà coinvolto tutti gli operatori del carcere. Abbiamo sottoposto a radiografie e altri esami specifici 70 dei 150 agenti di polizia penitenziaria e 45 dei 280 detenuti. L'esito è per tutti negativo».Carmelo Passafiume, vice segretario regionale dell'Osapp, l'organizzazione sindacale autonoma degli agenti di polizia penitenziaria, è sul piede di guerra. Dice: «Questo ennesimo caso di malasanità all'interno del carcere è figlio della cronica disorganizzazione dell'apparato sanitario. I medici che coprono le 24 ore di servizio non sono in grado di organizzare i turni. Quando il ragazzo ha accusato il malore il medico era assente. E' inammissibile. Mi auguro che siano stati avvertiti i responsabili della scolaresca che ha visito l'istituto penitenziario».

Risponde Domenico Minervini: «Il pericolo non esiste in quanto il detenuto era già ricoverato». Aggiunge: «Ho, in più occasioni, incontrato i rappresentanti sindacali a cui ho assicurato il passaggio dell'assistenza ai detenuti all'Usl. L'azienda sanitaria - sottolinea Minervini - ha stanziato 550 mila euro per l'aumento delle strutture specialistiche e delle attrezzature mediche. Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria stanziava 270 mila euro». L'ingresso dell'Usl garantirà l'assistenza infermieristica 24 ore su 24 e la guardia medica 12 ore su 24. «Anche le tariffe orarie di medici e infermieri, oggi pagate con 23 euro all'ora, saranno maggiorate», conclude il direttore della Casa circondariale di Brissogne.


Elena Giovinazzo

Fonte: aostaoggi