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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/05/2011  -  stampato il 10/12/2016


Intervista del Direttore Generale detenuti del Dap Ardita: in Italia lavora solo il venti per cento dei detenuti e quest’anno l’amministrazione penitenziaria ha avuto il trenta per cento dei fondi in meno.

Il Cons. Sebastiano Ardita, direttore generale dei detenuti e del trattamento del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, in un'intervista al quotidiano web Giustizia on line  del ministero di via Arenula, ha tracciato un bilancio della situazione penitenziaria.

In Italia lavora solo il 20,8% dei detenuti (per l'esattezza 14.174 su un totale di circa 67mila), contro il 30% di prima dell'indulto del 2006. E questo principalmente per il taglio di circa il 30% dei fondi assegnati al lavoro per i detenuti, passati da 71milioni e 400 mila euro nel 2006 a circa 50 milioni nel 2011.
Secondo Ardita: “Il lavoro dovrebbe essere una delle componenti fondamentali dell'attività di trattamento penitenziario, ma e' più realisticamente accettabile se consideriamo che in Italia, dei 67mila detenuti presenti, una grande parte e' in transito dal carcere e non in condizione di stabile detenzione''.
Infatti, considerando il drastico taglio dei fondi all’esecuzione penale, dice ancora Ardita: ''noi dobbiamo far fronte a una popolazione detenuta che dal 2006, anno dell'indulto, e' cresciuta dalle 50mila unità alle attuali 70mila circa, con un aumento demografico di circa il 40% e una contestuale perdita di fondi pari al 30%. Le due curve si sono incrociate, mentre in realtà avrebbero dovuto seguire una linea coerente. Come risultato, abbiamo oggi una disponibilità pro capite dimezzata rispetto a quello che avevamo nel 2007 per far lavorare un detenuto''
In buona sostanza, conclude Ardita: “Il carcere continua ad essere un presidio di legalità per alcune forme gravissime di criminalità e, pur tuttavia, e' anche vero che appesantire il sistema con la presenza di soggetti che non sono tali da giustificarne la presenza in carcere fa perdere il senso della stessa pena e si crea un pericoloso presupposto che e' quello di far scarseggiare le risorse per tutti.''