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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 06/05/2011  -  stampato il 10/12/2016


Con le misure alternative diminuisce la recidivitÓ. I dati ricerca Dap a Convegno Fondazione Michelucci.

 Il detenuto a cui viene concessa una misura alternativa al carcere ha una recidivita' minore rispetto a chi sconta la propria pena all'interno di una cella.

E' il risultato emerso da una ricerca del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria illustrata stamattina nel corso del convegno dal titolo 'Il carcere nella citta'. La citta' nel carcere', promosso dalla Regione Toscana e dalla Fondazione Giovanni Michelucci.

Nel primo caso, spiega in una nota la Regione Toscana, la recidiva, trascorsi sette anni dalla conclusione delle misure (dall'inizio del 1999 alla fine del 2005), si colloca intorno al 19%, mentre raggiunge il 68,4%, sempre nello stesso arco di tempo, quando la stessa venga eseguita in carcere.

La ricerca certifica che aumenta la popolazione detenuta in carcere: Al 31 marzo 2011 in Italia i detenuti sono 67 mila 600, in Toscana 4.407. A questo aumento corrisponde una ripresa, seppur lenta, delle concessioni di misure alternative.

Secondo i dati forniti dal Tribunale di sorveglianza di Firenze relativamente alle durate degli affidamenti in prova ai servizi sociali nel biennio 2009-2010, a fronte dei 484 casi osservati, e' interessante notare l'elevato numero di periodi brevi di misura: la percentuale degli affidamenti brevi fino a 6 mesi e' doppia rispetto a quella degli affidamenti lunghi, oltre i due anni, in termini assoluti 116 a 57. Molti gli affidamenti ordinari fino a un mese (23), da un mese fino a due (15), da due mesi a tre (20), da tre a sei mesi (54).

''In sostanza - afferma il presidente della Fondazione, Alessandro Margara - non ci sono ragioni oggettive per dire che l'affidamento in prova al servizio sociale, la misura alternativa piu' ampia, debba provocare allarme sociale.

Questa misura funziona ed ha una ricaduta positiva sulla riduzione della recidiva, come e' stato dimostrato dalla ricerca''.