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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 20/05/2011  -  stampato il 07/12/2016


I detenuti di Regina Coeli preparano Disegno di Legge e lo presentano al Parlamento

Uno sciopero della fame accompagnato dal suono assordante e continuo delle gamelle contro le sbarre.
  Ma soprattutto, un disegno di Legge contro il sovraffollamento.
  E' questa la singolare forma di protesta scelta dai detenuti del carcere romano di Regina Coeli. Lo sciopero della fame, in corso da domenica 15 maggio, e' stato interrotto grazie all'intervento del Garante dei Diritti dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni che ha promesso ai reclusi di trasmettere immediatamente il testo del loro DDL alle massime istituzioni dello Stato. Il testo scritto dai detenuti e' stato inviato dal Garante al premier Silvio Berlusconi, ai presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, al ministro della Giustizia Angelino Alfano e ai presidenti dei gruppi parlamentari dei due rami del Parlamento.

"Da domenica - ha detto Marroni - i detenuti hanno iniziato a protestare pacificamente per denunciare le drammatiche condizioni di vita nelle carceri. Mi sono impegnato a sostenere le loro ragioni perche' il loro grido di allarme sulla situazione degli istituti italiani e' lo stesso che, ormai da mesi, lanciamo invano anche noi. Ho giudicato le loro richieste estremamente ragionevoli, anche in considerazione delle difficolta' della magistratura di sorveglianza degli operatori e degli agenti di polizia penitenziaria per le condizioni date in primo luogo dal sovraffollamento".

La proposta di disegno di legge preparata dai detenuti e' composta da quattro articoli ed e' volta a "garantire la celerita' del processo penale e l'accesso alle misure alternative al condannato che ne risulti meritevole." "I detenuti - ha concluso Marroni - non vogliono premi ne' indulgenze ma solo certezza di giustizia. Sono infatti convinti che, con le loro proposte, si arrivera' a snellire le procedure, e con un minore afflusso di detenuti potranno migliorare le condizioni di vita nelle carceri".

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