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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/06/2011  -  stampato il 09/12/2016


Sparatoria per la tentata evasione all’autogrill di Sestri Levante. La ricostruzione dell’assistente capo davanti al Pubblico Ministero.

Ha ammesso di aver sparato otto, forse nove colpi: due mirando alle gambe del detenuto in fuga e altri sei o sette in aria. Lo ha detto ieri al pm Gabriella Dotto, l’assistente capo Giovanni Vitale, indagato assieme al sovrintendente capo Umberto Gagliano e all’agente Raffaele Ferrante, per la sparatoria seguita al drammatico tentativo di fuga del detenuto Pietro Noci, lo scorso 6 aprile all’autogrill Riviera Sud di Sestri Levante, sull’A12. Vitale, assistito dall’avvocato Mario Iavicoli ha ricostruito quanto accaduto nell’area di servizio. «Eravamo di ritorno dalla Toscana, dove il detenuto (Pietro Noci, ndr) era appena stato processato. Ci siamo fermati all’autogrill per fare rifornimento di carburante al furgone di servizio. Noci era nella “gabbia” e mi ha chiesto di poter mangiare due merendine che s’era portato dal carcere. Per questo motivo gli ho tolto le manette, ma è sempre rimasto rinchiuso. Però con due calci ha sfondato la porta della “gabbia” e quando abbiamo aperto il portellone per verificare che cosa stesse accadendo, ci è saltato addosso». Il resto? Il “bandito con la parrucca” è scappato a gambe levate verso e oltre la recinzione dell’area di servizio. I tre agenti della polizia penitenziaria si sono gettati all’inseguimento e hanno esploso in tutto diciannove colpi di pistola. Uno ha raggiunto il detenuto alla testa, ferendolo a un orecchio e al volto, un altro è rimbalzato al suolo e ha centrato Vitale a un’ascella. «Stavo correndo, ho sentito un dolore, un bruciore . Sono riuscito a fare ancora pochi passi, poi mi sono fermato e sono caduto a terra. Quanti colpi ho sparato? Otto o nove, non ricordo con precisione. Certamente uno o due erano mirati alle gambe del fuggitivo, gli altri in aria». Gagliano e Ferrante saranno sentiti oggi dallo stesso pm Dotto, alla presenza degli avvocati difensori Giulia Aliberti e Massimiliano Germigni. Tutti gli agenti della scorta sono sotto inchiesta e la procura della Repubblica di Chiavari ha ipotizzato il reato di lesioni aggravate, dovendo ora valutare se al momento della sparatoria sussistesse la scriminante della legittima difesa. Nei prossimi giorni, il magistrato incaricherà inoltre un consulente dei carabinieri in forza al reparto investigazioni scientifiche di effettuare una perizia balistica per fare chiarezza su chi abbia sparato i proiettili che hanno ferito l’assistente Vitale e il detenuto Noci.