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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/06/2011  -  stampato il 05/12/2016


Cesare Battisti non potrÓ sfuggire alla storia

 

 

Quanti anni compirebbero oggi le vittime sacrificate dal criminale Cesare Battisti? Una domanda che non attende alcuna risposta, se non quella del ricordo. Fa riflettere, infatti, il fatto che quattro innocenti non ci sono più. Mentre la nuova vita di Battisti, invece, c’è e come ed è ricominciata a 56 anni. Grazie alla decisione della Corte Suprema federale del Brasile, questi potrà continuare a vivere tranquillamente in piena libertà a San Paolo, la metropoli più italiana del mondo con più di sei milioni di oriundi.

Dobbiamo indulgenza e comprensione ad un uomo che ha trucidato vigliaccamente, Antonio Santoro, maresciallo della Polizia Penitenziaria, Pierluigi Torregiani, gioielliere, Lino Sabbadin, macellaio ed Andrea Campagna, Agente della Digos della Questura di Milano? Francamente non credo. Queste povere vittime hanno avuto il torto di trovarsi sulla loro strada Cesare Battisti, lo scrittore Cesare Battisti. I suoi libri saranno certamente utili a tutti noi e soprattutto alle famiglie dei morti ammazzati da lui a comprendere meglio il pensiero e le motivazioni che lo avevano spinto a premere il grilletto ed a coprire gli agguati di chi eseguiva omicidi e stragi. L’ex militante dei PAC, i proletari armati per il comunismo, oggi se la gode libero, come se nulla fosse accaduto, fregandosene della certezza della pena, della legalità e di chi crede ancora in una giustizia giusta, nelle leggi del paese che ha tradito e dal quale è fuggito.

Il nostro mondo è paragonabile ad un enorme calderone, all’interno del quale vengono tritati, ideali, senso di giustizia, onestà, onore, rispetto. Non ci possono essere incomprensioni e diatribe con chicchessia quando in gioco ci sono valori così elevati. Eppure ci capita di essere testimoni oculari di fatti che mai avremmo voluto accadessero. Uno Stato (il Brasile) nega ad un altro Stato (l’Italia) la possibilità che un criminale sconti la propria pena nelle patrie galere e sfuggire impunemente alla giustizia italiana.

Io c’ero quando il criminale Battisti imperversava in lungo ed in largo perpetrando e incasellando numerosi delitti. Ho qualche remora a definirlo, persino, terrorista. Egli è stato e probabilmente lo è ancora, un delinquente della peggiore razza, uno che sparava, che si vendicava, che uccideva, come ha dimostrato, d’altronde. Battisti non combatteva uno Stato despota, le sue azioni non erano dirette a sovvertire un Governo o un Parlamento fascista o totalitario. Contrastava uno Stato democratico, sia pure con le sue inefficienze ed anomalie, ma uno Stato libero, dove si può ancora manifestare le idee politiche (semmai l’avesse) come fanno gli uomini e le donne pronti a protestare civilmente nelle nostre piazze facendo sentire il proprio dissenso. Il nostro sistema democratico garantisce libertà di espressione politico, religioso e ogni altro tipo di pensiero, preservando e garantendo ogni cittadino da qualsiasi forma di sopruso e prevaricazione. E questo dal 1948, anno in cui entrò in vigore la massima “Carta” Repubblicana.

Cesare Battisti, come altri 7 terroristi degli anni di piombo, infischiandosene si nasconde all’estero, e sfugge alle proprie responsabilità. Non sa, però, che non potrà sfuggire alla storia, al ricordo di chi non intende dimenticare. Lo dobbiamo ai martiri, a coloro che sono stati uccisi, affinché non si disperda la memoria, insieme alla condanna contro chi fa perdere le proprie tracce evitando che la giustizia faccia il suo corso.

Come lui, Achille Lollo, condannato in appello a 18 anni per il rogo di Primavalle a Roma nel quale persero la vita i due figli del segretario di sezione del MSI Mario Mattei. Luciano Pessina, ex Prima Linea, condannato a 12 anni per rapina, furto ed altro. Pietro Mancini, ex esponente di autonomia operai, deve scontare una condanna a 12 anni ed 11 mesi. Pierluigi Bragaglia, ex esponente dei Nar - Nuclei armati rivoluzionari. Alessio Casimirri, ex brigatista rosso, condannato all’ergastolo per il sanguinoso agguato in via Fani, dove furono uccisi i 5 uomini della scorta di Aldo Moro. Marina Petrella, ex brigatista, membro della colonna romana, condannata all’ergastolo per una serie impressionante di reati, tra i quali l’omicidio, sequestro di persona , rapina a mano armata e vari attentati. Delfo Zorzi, ex esponente dei neofascisti di ordine nuovo, condannato all’ergastolo per la strage di Piazza Fontana e quella di Piazza della Loggia, poi, assolto, per quella che una volta si chiamava insufficienza di prove.

 Questi signori vivono una libera e ricca esistenza nei cosiddetti “paradisi penali”, coperti o meno da Stati che non consentono la loro estradizione nel nostro paese. La protezione che riservano a costoro è davvero sbalorditiva. La ragione è certamente politica, non ci sono dubbi. Non ci possono essere altre motivazioni che giustificano un diniego così netto e perpetuato. Definisco Battisti un  criminale e non un terrorista, in quanto mi è difficile accostare il suo nome ed i fatti da lui commessi ad una lotta politica, a  motivazioni ideologiche e di classe tanto da consentirgli o permettergli di “fregiarsi” della qualifica di “rifugiato politico”. Lui, a mio parere, non lo è. Non è un perseguitato politico inseguito dai servizi segreti di chissà quale stato militare che minaccia l’incolumità personale e quella della sua familiare. Lui, è un criminale!
 
Per il momento dobbiamo accontentarci di questo ed affidarci alla sorte ed alla speranza di non vederlo esaltato ancora di più sui teleschermi o cinematografi, come è già avvenuto per Vallanzasca.

dal libro “Una vita in Prestito - Come D.I.A. Comanda”