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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 23/06/2011  -  stampato il 10/12/2016


P4, un magistrato come collegamento al ministero della Giustizia

Luigi Bisignani era amico di tutti. Sono parole del sottosegretario Gianni Letta, mentre descrive i suoi contatti con il faccendiere romano. Amicizie importanti che si estendevano fino ai piani più alti di Palazzo Chigi. E, fin dai tempi della P2 di Licio Gelli, Bisignani aveva costruito questa rete di potere creando così la nuova loggia P4.
Dalle quindicimila pagine contenute nei faldoni raccolti dai pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio, risultano evidenti i legami con i più importanti apparati dello Stato.

 

Molti nomi illustri spuntano da questi incartamenti: i politici Mara Carfagna, Daniele Capezzone, Luca Barbareschi, Italo Bocchino, Massimo D'Alema, Giacomo Caliendo, Stefania Prestigiacomo, i magistrati Paolo Mancuso, procuratore di Nola, Umberto Marconi, ex presidente della Corte d'appello di Salerno, Vincenzo Galgano, ex procuratore generale di Napoli, il capo degli ispettori del ministero di Giustizia, Arcibaldo Miller. Sfruttando i suoi ganci, secondo l'accusa, Bisignani sarebbe riuscito ad entrare nei meccanismi di Palazzo Chigi per manovrare il Governo da dietro le quinte.

 

Sarebbe stato forte il legame con il premier Silvio Berlusconi. "Don Luigi", come veniva chiamato l'ex giornalista dell'Ansa, lo avrebbe invitato alla festa di compleanno della madre, ma solo il più cauto intervento della sorella di Bisignani avrebbe bloccato questa presenza al party. Temeva una "Noemi seconda", cioè uno scandalo come quello per il caso di Noemi Letizia.
Poi figurerebbero i contatti con il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che gli avrebbe chiesto aiuto per risolvere una difficile situazione con il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani. Bisignani si sarebbe così messo all'opera muovendo i fili della vicenda e il ministro degli Esteri, Ignazio La Russa, gli avrebbe risposto: «Arrivo a Roma, se ci vogliamo vedere facciamo il punto su questa situazione e tu mi aiuti a capire un po' questa matassa perché non è tanto chiara».
E ancora: i consigli a Franco Frattini e a Denis Verdini, con il quale le conversazioni raggiungevano il tema delle inchieste nelle quali entrambi erano coinvolti.

 

La più grande preoccupazione di Bisignani riguardava Berlusconi. Non doveva cadere o anche lui avrebbe perso il suo ruolo di premier ombra. «Se adesso andiamo alle elezioni rischiamo di perderle – si legge in una delle intercettazioni a lui attribuite - Se questi non gli fanno passare il processo breve, finisce che a Berlusconi gli danno cinque anni di condanna e l'interdizione dai pubblici uffici, ed è finito il gioco per tutti. Tutti, compresa la nostra amica Daniela (Santanché, ndr), che lo aizzano in questo modo. Lo stanno buttando in un baratro. Adesso meno male che gli altri se ne sono accorti, perché questo gruppetto di quelli della Destra nazionale ha usato Berlusconi per mandare a fanculo Fini, cosa che loro non erano mai riusciti a fare con le loro forze. Una vendetta traversale, e lui ci è cascato». Dunque un sistema nel sistema, che gestiva la politica da dietro le quinte. Con Bisignani come unico burattinaio.

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