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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/07/2011  -  stampato il 09/12/2016


Carceri, un'eterna telenovela senza fine

Nel Paese che ha appena respinto la privatizzazione dell'acqua, il ritorno al nucleare e il legittimo impedimento, cosa accadrebbe se si proponesse un referendum consultivo sull'amnistia?

È ovviamente un gioco ma sarebbe utile capire come una opinione pubblica informata si pronuncerebbe su un tema così delicato e importante. Il sovraffollamento rende la vita dei detenuti tragica. Il 31 maggio scorso i reclusi erano 67.174 a fronte di una capienza regolamentare di 45.551 posti letto.

Le carceri scoppiano; nelle carceri si vive molto male. È quanto cercano di dire anche le migliaia di detenuti che da alcuni giorni, da Imperia a Trani passando per Viterbo, stanno praticando lo sciopero della fame contro le dure condizioni di vita, contro il sovraffollamento e per richiedere un provvedimento di amnistia. Una questione, quella carceraria, che non riesce a sfondare il muro dei media nazionali. Un tema che è stato sollevato con determinazione dalla compagine radicale. Lo storico leader Marco Pannella ha appena iniziato lo sciopero della sete, dopo quello della fame, proprio per attirare l'attenzione sulla drammatica situazione delle carceri italiane e per richiedere un provvedimento di amnistia. «Oggi lo Stato è fuorilegge, è un delinquente professionale: mandare in prescrizione duecentomila processi all'anno, negare il principio - esistente dai tempi del diritto romano - per cui la sentenza si ottiene in tempi reali, significa infatti negare la giustizia e riempire le carceri di detenuti che per il 40 per cento, lo dicono le statistiche, sono ancora in attesa di giudizio, una situazione che è sicuramente più infame di quella che ci ha lasciato il ventennio fascista - sostiene Pannella».

Il punto è che una eventuale approvazione del provvedimento di amnistia, contemplato dall'art. 79 della Costituzione italiana, richiederebbe la più ampia convergenza delle forze politiche. Dal 1992, a seguito di una legge di riforma costituzionale, l'amnistia deve essere votata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera. Tangentopoli produsse questo esito. Da allora nessuna amnistia è mai stata varata. Il 29 luglio del 2006 il Parlamento approvò, con il voto contrario di Lega e Idv e An e l'astensione del Pdci, la legge 241, l'indulto. Un voto su cui pesò l'intervento di papa Giovanni Paolo II. Un voto che, nei mesi successivi, generò critiche pesanti anche da parte di coloro che quel provvedimento lo avevano votato in Parlamento. L'indulto cancella la pena, ma lascia vivi i reati.

L'amnistia nel nostro Paese era concessa periodicamente per sfollare tribunali e prigioni. L'ultima è del 1990. La prima è del 1946; fu voluta da Palmiro Togliatti. Oggi la destra al Governo non parla di amnistia ma di progetti di edilizia penitenziaria, costosi e mai realizzati. A Sassari a costruire è Anemone. L'amnistia è una sconfitta per lo Stato. Ma a volte le sconfitte sono necessarie per rinascere e riscoprire il gusto della vittoria.