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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/08/2009  -  stampato il 11/12/2016


Oltre 600.000 detenuti nelle carceri dell’Unione Europea

Tra il 2005 e il 2007 si è registrata una media di 607.000 detenuti nelle carceri dei 27 Stati membri dell’UE, il che equivale a 123 detenuti per 100.000 abitanti, cioè un tasso estremamente più basso ad esempio rispetto ai 758 detenuti per 100.000 abitanti degli USA nello stesso periodo. È quanto emerge da un’indagine condotta da Eurostat in collaborazione con le autorità statistiche nazionali e la Direzione generale Libertà, Sicurezza e Giustizia della Commissione Europea. Nonostante sia migliorata la comparabilità dei dati relativi ai sistemi del crimine e della giustizia criminale dei Paesi europei, Eurostat segnala come persistano ancora varie difficoltà derivanti dalle differenze tra le fonti utilizzate per i rilevamenti statistici. Notevoli poi le differenze tra gli Stati membri nel tasso di carcerazione, con i Paesi baltici e la Polonia nettamente ai primi posti: in Estonia si registrano 302 detenuti per 100.000 abitanti, 293 in Lettonia, 232 in Lituania e 228 in Polonia, ma molto al di sopra della media UE si trovano anche Repubblica Ceca (185), Slovacchia (162), Romania (154) e Lussemburgo (152). Sull’altro fronte, invece, il tassi più bassi riguardano Slovenia (60), Finlandia (68), Danimarca (71), Irlanda (75) e Svezia (77). In valori assoluti, la Polonia è il Paese dell’UE con il maggior numero di detenuti (90.200 nel 2007), seguita da Regno Unito (oltre 88.000 considerando anche Scozia e Irlanda del Nord), Germania (73.320), Spagna (67.100), Francia (60.400) e Italia (meno di 49.000 nel 2007 secondo Eurostat, ma aumentati a oltre 58.000 secondo i dati più recenti forniti dal ministero della Giustizia). E’ però necessario evidenziare che l’indagine condotta da Eurostat in collaborazione con le autorità statistiche nazionali e la Direzione generale Libertà, Sicurezza e Giustizia della Commissione Europea è, almeno per quanto riguarda la situazione penitenziaria del nostro Paese, alterata da un dato oggettivo molto significativo: l’approvazione del provvedimento di indulto del luglio 2006, che fece uscire dalle carceri italiane circa 30mila detenuti in “un colpo solo”. Questo ha ovviamente modificato statisticamente i numeri, tanto che in pochissimo tempo siamo tornati non al punto di prima ma peggio di prima! Colpa, in primis, di una classe politica italiana che non ha approvato riforme strutturali e sostanziali per il sistema penitenziario nazionale, chieste autorevolmente e in più occasioni dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Classe politica che dall’approvazione dell’indulto ad oggi non ha fatto nulla per il carcere. Lo dimostrano gli attuali quasi 64mila detenuti (altro che oltre 58.000 secondo i dati più recenti forniti dal ministero della Giustizia!), cifra emblematica di una allarmante situazione delle carceri italiane che sta determinando in molti istituti penitenziari tensioni tra i detenuti e inevitabili problemi di sicurezza interna che ricadono sulle donne e gli uomini della Polizia penitenziaria. Da più istituti di pena ci sono pervenuti e pervengono ogni giorno segnali preoccupanti di manifestazioni di protesta di detenuti. E la situazione rischia di degenerare. Non si può perdere ulteriore tempo. Al 17 giugno scorso c’erano nei 206 penitenziari italiani 63.460 detenuti, di cui 39.930 italiani e 23.530 stranieri. 31.306 sono imputati, mentre i condannati sono 30.186. Condannati a pene inferiori ad un anno sono 9.786; 19.604 i condannati che hanno pene inferiori a 3 anni (potrebbero essere affidati ai servizi sociali) mentre sono 3.186 quanti hanno pene superiori a 10 anni, o l’ergastolo (condannati per reati di maggiore gravità). Considerato che la capienza regolamentare dei penitenziari italiani è pari a 43.177 posti di capienza regolamentare, i detenuti in eccesso sono 20.283 (47%). Si pensi che il Corpo di Polizia penitenziaria è carente di più di 5mila unita. Servono dunque provvedimenti urgenti e concreti. Non c’è dunque più tempo di attendere il fantomatico e sconosciuto Piano Carceri del Commissario straordinario Franco Ionta (non del Governo Berlusconi!), per altro inspiegabilmente occultato alle Organizzazioni sindacali della Polizia penitenziaria . Parlamento e Governo abbiano allora il coraggio di far scontare in affidamento ai servizi sociali - che è detenzione a tutti gli effetti - il residuo pena agli oltre 19mila detenuti con pene inferiori ai 3 anni. Avremmo così anche un risparmio di circa 4 milioni di euro al giorno, costando un detenuto in media circa 200 euro al giorno, soldi che potrebbero essere molto utili allo Stato in questo periodo di crisi economica e che potrebbero essere destinati, ad esempio, alla riorganizzazione del sistema carcere del Paese. Non ci stanchiamo di ripetere che l’approvazione dell’indulto era l’occasione per dare corso ad una nuova politica della pena, necessaria e indifferibile. Era ed è necessario un ripensamento organico del carcere e dell’Istituzione penitenziaria, che preveda un maggiore ricorso alla misure alternative alla detenzione con contestuale impiego in lavori socialmente utili (fermo restando che i detenuti dovrebbero tutti lavorare!) avvalendosi anche di procedure di controllo mediante strumenti elettronici o altri dispositivi tecnici (come il braccialetto elettronico) che hanno finora fornito in molti Paesi europei una prova indubbiamente positiva. Con una pena che evolve verso soluzioni diverse da quella detentiva, anche la Polizia Penitenziaria – i cui organici dovranno essere incrementati fino a ripianare le attuali carenze stimate in ben 5mila unità! - dovrà spostare le sue competenze al di là delle mura del carcere, parallelamente all’affermarsi del suo ruolo quale quello di vera e propria polizia dell’esecuzione penale. Il controllo sulle pene eseguite all’esterno e sull’adozione del braccialetto elettronico, oltre che qualificare il ruolo della Polizia Penitenziaria, potrà avere quale conseguenza il recupero di efficacia dei controlli sulle misure alternative alla detenzione. Efficienza delle misure esterne e garanzia della funzione di recupero fuori dal carcere potranno far sì che cresca la considerazione della pubblica opinione su queste misure, che nella considerazione pubblica, non vengono attualmente riconosciute come vere e proprie pene. Io confesso che continuo ad avere forti dubbi che la nostra classe politica, al di là delle dichiarazioni di intenti, sappia raccogliere questi fondamentali impegni per ricostruire il sistema penitenziario nazionale...