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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/05/2011  -  stampato il 08/12/2016


Interrogazioni parlamentari sul carcere dal 16 al 21 maggio 2011.

 

ATTO SENATO


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/02154


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 552 del 17/05/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: VIESPOLI PASQUALE
Gruppo: COESIONE NAZIONALE - IO SUD
Data firma: 17/05/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


COESIONE NAZIONALE - IO SUD

17/05/2011


 

Commissione assegnataria


 

Commissione: II COMMISSIONE (GIUSTIZIA)


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

·         MINISTERO DELL'INTERNO


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 17/05/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Fasi iter:


 

ASSEGNATO IN COMMISSIONE


 

Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-02154


 

presentata da


 

PASQUALE VIESPOLI
martedì 17 maggio 2011, seduta n.552


 

VIESPOLI, CARDIELLO - Ai Ministri della giustizia e dell'interno - Premesso che:


 

il 15 ed il 16 maggio 2011 nella città di Benevento si terranno le elezioni amministrative per l'elezione del sindaco e il rinnovo del consiglio comunale;


 

il sindaco uscente, Fausto Pepe, a seguito di dimissioni della maggioranza dei consiglieri eletti, ha lasciato da circa un mese tale incarico;


 

premesso altresì che a quanto risulta agli interroganti:


 

in data 4 maggio 2011, Fausto Pepe (candidato sindaco), accompagnato dall'ex assessore comunale ai servizi sociali, Luigi Scarinzi (candidato al consiglio comunale), si è recato presso la casa circondariale di Benevento;


 

la visita si sarebbe svolta nel seguente modo: i due esponenti politici sarebbero stati accolti nella zona amministrativa non detentiva dal direttore, dottoressa Maria Luisa Palma. Dopo un veloce brindisi con alcuni operatori penitenziari, su autorizzazione orale del direttore, l'ex sindaco Fausto Pepe e l'ex assessore Luigi Scarinzi avrebbero avuto accesso nella zona detentiva, in particolare facendo ingresso presso i cortili-passeggi dove si stava svolgendo l'"ora d'aria" dei detenuti, anche di quelli classificati ad "alta sicurezza" perché associati a consorterie di stampo camorristico, con alcuni dei quali a quanto risulta agli interroganti i due esponenti politici si sarebbero intrattenuti in colloqui riservati;


 

detti "singolari" colloqui si sarebbero svolti sotto lo sguardo esterrefatto degli agenti di Polizia penitenziaria addetti a tale servizio, i quali avrebbero successivamente esternato le proprie perplessità anche attraverso le rappresentanze sindacali;


 

considerato che:


 

l'art. 67 della legge 26 luglio 1975, n. 354 (cosiddetto "ordinamento penitenziario"), nell'enunciare tassativamente le autorità che possono visitare gli istituti penitenziari senza autorizzazione, esclude la possibilità per i privati cittadini di accedere nelle carceri senza formale autorizzazione preventiva, concedendola nelle sole ipotesi di partecipazione concreta all'opera di reinserimento dei condannati;


 

non risulta all'interrogante che la Direzione penitenziaria abbia mai richiesto alcuna autorizzazione, né che la competente autorità giudiziaria ed il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria abbiano rilasciato alcuna autorizzazione preventiva alla visita in carcere dei due esponenti politici;


 

il direttore del carcere, pertanto, non ha alcuna competenza in tema di autorizzazione all'ingresso in Istituto penitenziario di esponenti politici;


 

appare agli interroganti più che fondato il timore che Fausto Pepe e Luigi Scarinzi potrebbero essersi recati sine titulo all'interno della zona detentiva dello stabilimento carcerario per svolgervi, con modalità che destano inquietudine e preoccupazione, attività elettorale,


 

si chiede di sapere:


 

se i Ministri in indirizzo non intendano verificare se quanto esposto corrisponda al vero;


 

nel caso affermativo, quali urgenti iniziative intendano assumere al fine di garantire il pieno rispetto dell'ordinamento penitenziario anche nell'ottica di un regolare e corretto svolgimento della competizione elettorale.


 

(3-02154)


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11993


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 475 del 19/05/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: TURCO MAURIZIO
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 19/05/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

19/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

19/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

19/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

19/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

19/05/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 19/05/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11993


 

presentata da


 

MAURIZIO TURCO
giovedì 19 maggio 2011, seduta n.475


 


MAURIZIO TURCO, FARINA COSCIONI, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia.


 

- Per sapere - premesso che:
il 5 maggio il detenuto in regime di 41-bis Giuseppe Graviano intervenendo in video-conferenza nell'aula bunker di Firenze ha affermato «Mi sono state fatte proposte di collaborare e lo scrissi anche nel 1994 all'allora procuratore di Milano Borrelli»;
Giuseppe Graviano all'epoca dei fatti risultava essere detenuto e, pertanto, eventuali soggetti che potevano entrare in contatto con lui avrebbero dovuto accedere nei luoghi di detenzione e di questo dovrebbe esservi riscontro;
d'altronde l'eventuale segnalazione di Graviano di aver ricevuto proposte di collaborazione lascia perplessi in quanto non si comprenderebbe a quale titolo e su quali basi «proposte» di questo tipo possano essere fatte e soprattutto da chi -:
se risulti, alla luce di quanto riportato in premessa, che durante la detenzione di Giuseppe Graviano si siano verificati contatti tra il detenuto e soggetti diversi dall'autorità giudiziaria competente che avrebbero potuto formulare credibilmente «proposte di collaborazione»;
se con riferimento ai fatti appena ricordati siano state avviate indagini.
(4-11993)


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11982


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 474 del 18/05/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: HOLZMANN GIORGIO
Gruppo: POPOLO DELLA LIBERTA'
Data firma: 18/05/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 18/05/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11982


 

presentata da


 

GIORGIO HOLZMANN
mercoledì 18 maggio 2011, seduta n.474


 


HOLZMANN. -


 

Al Ministro della giustizia.


 

- Per sapere - premesso che:


consta all'interrogante che il comportamento della direttrice della casa circondariale di Trento, dottoressa A. Forgione, sarebbe da tempo al centro dell'attenzione a causa dei comportamenti tenuti nei confronti del personale della struttura;


le organizzazioni sindacali hanno più volte segnalato detti comportamenti al provveditore poiché pare travalichino anche i limiti della normale educazione ma nonostante ciò la situazione di tensione interna pare permanere;

in passato in un precedente incarico presso altra struttura carceraria pare si siano ravvisati gli stessi problemi ed oggi le organizzazioni sindacali chiedono addirittura l'allontanamento della direttrice -:


se le lamentele avanzate in più occasioni dalle organizzazioni sindacali del personale addetto alla struttura di Trento, sono note all'amministrazione;


se alla luce di quanto esposto non si ritenga di disporre un'ispezione per verificare la situazione interna.(4-11982)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11957


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 473 del 17/05/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 17/05/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

17/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

17/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

17/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

17/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

17/05/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

·         MINISTERO DELLA SALUTE


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 17/05/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11957


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
martedì 17 maggio 2011, seduta n.473


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.


 

- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa ANSA, il 9 maggio 2011 nell'ospedale psichiatrico giudiziario (Opg) di Aversa un giovane quasi trentenne è morto per soffocamento;

nel solo 2011 nell'ospedale psichiatrico di Aversa già si sono registrati 4 decessi, tre dei quali per suicidio;

a tal proposito l'associazione «Stop Opg» che raccoglie le organizzazioni che aderiscono alla campagna per l'abolizione degli ospedali psichiatrici giudiziari ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Fatti come questo, per il contesto in cui avvengono e per le gravi ombre che gettano sulle istituzioni non possono essere letti come tragiche fatalità: gli Ospedali psichiatrici giudiziari sono luoghi di morte, di sofferenza e di privazioni, e non è più possibile rinviare interventi risolutivi. Chiediamo semplicemente di applicare la legge e provvedere all'immediata chiusura di tutti i 6 Opg italiani. Da quando con un apposito decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri è stata stabilita la chiusura delle strutture, il numero degli internati è inspiegabilmente lievitato, passando da meno di 1.300 internati del 2007 agli oltre 1.500 di oggi, 350 dei quali sono dimissibili da subito -:

se nella morte per soffocamento avvenuta il 9 maggio 2011 all'interno dell'ospedale psichiatrico giudiziario non siano ravvisabili profili di responsabilità in capo al personale;

se negli ambiti di rispettiva competenza intendano assumere iniziative, se necessario anche normative, straordinarie, indicando altresì tempi certi per la chiusura degli ospedali psichiatrici, giudiziari e, a partire dall'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, e dando solide garanzie sul reinserimento e il sostegno agli internati nel loro percorso di recupero. (4-11957)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11926


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 473 del 17/05/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 16/05/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

·         MINISTERO DELLA SALUTE


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 16/05/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11926


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
martedì 17 maggio 2011, seduta n.473


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.


 

- Per sapere - premesso che:


sul quotidiano Il Mattino del 1o maggio 2011, è apparso un articolo intitolato «Benevento, detenuto tenta il suicidio con una lama da barba, in prognosi riservata»;


secondo una prima ricostruzione l'uomo, G.M., un ventottenne siciliano, recluso presso la casa circondariale di contrada Capodimonte, ha tentato di togliersi la vita tagliandosi il collo con una lametta da barba ed ora è ricoverato in prognosi riservata;


poco più di un anno fa - era l'8 aprile del 2010 - lo stesso carcere di Benevento era stato teatro di un'altra tragedia, quella della morte di un 39enne di Napoli che, coinvolto tre mesi prima in un blitz della direzione distrettuale antimafia contro un clan camorristico, aveva cominciato a collaborare con la giustizia ma non era ancora stato ammesso al programma di protezione. L'uomo era stato trovato impiccato nella cella che occupava dal 2 febbraio: aveva legato un capo di una calzamaglia da sport alla cerniera della porta, poi si era stretto l'altro al collo e si era lasciato andare -:


se nei confronti del detenuto G.M. risulti siano state messe in atto tutte le misure di sorveglianza, protettive ed educative previste e necessarie;


se risulti coperto l'organico previsto per ogni ruolo operativo nel carcere di Benevento;


se il numero degli educatori e degli psicologici assegnato presso la struttura penitenziaria di contrada Capodimonte risulti sufficiente a garantire i diritti delle persone ivi recluse. (4-11926)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11923


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 473 del 17/05/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 16/05/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 16/05/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11923


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
martedì 17 maggio 2011, seduta n.473


 


BERNARDINI,BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia.


 

- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa AGI del 5 maggio 2010, le condizioni di salute di Antonino Santapaola, 56enne, persona sottoposta al duro regime di cui all'articolo 41-bis dell'ordinamento penitenziario nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia, sono notevolmente peggiorate;

a tal proposito il professor Carlo Rossetto, medico legale incaricato dalla quarta sezione del tribunale di Catania di redigere una perizia clinica sul fratello del boss Antonino Santapaola ha detto quanto segue: «Le condizioni psichiatriche di Antonino Santapaola, 56 anni, affetto da schizofrenia paranoide cronica associata a debolezza mentale con in atto depressione ansiosa, sembrano passare in secondo piano rispetto alle condizioni cliniche generali di salute»;

secondo i legali dell'uomo, gli avvocati Giuseppe Lipera e Grazia Coco, «Antonino Santapaola mostra chiari segni di aggravamento della sofferenza fisica e psichica. Peraltro, da un recente esame ecodoppler, eseguito il mese scorso, si è rilevato una "sindrome post trombotica dell'arto inferiore sinistro con insufficienza valvolare della vena femorale superficiale e poplitea", a conferma delle sue scadenti condizioni di salute» -:

se, alla luce del grave quadro clinico e delle precarie condizioni di salute in cui versa il detenuto non intenda sospendere momentaneamente l'applicazione del regime di cui all'articolo 41-bis dell'ordinamento penitenziario disposto a suo tempo nei confronti di Antonino Santapaola.
(4-11923)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11919


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 473 del 17/05/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 16/05/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 16/05/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11919


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
martedì 17 maggio 2011, seduta n.473


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia.


 

- Per sapere - premesso che:

in un appello indirizzato il 6 maggio 2011 al sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, il segretario generale dell'Osapp (Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria), Leo Benedici, ha scritto quanto segue: «L'amministrazione penitenziaria centrale, ovvero il cosiddetto Dap, continua a sottovalutare, con conseguenze gravissime, le reali condizioni del personale femminile di polizia penitenziaria addetto agli istituti e alle sezioni detentive destinati alle detenute di sesso femminile»;

ed invero benché il personale femminile di polizia penitenziaria sia il 6,9 per cento nell'organico complessivo del corpo (3.074 su 44.620 unità) e le detenute siano mediamente il 4,6 per cento della popolazione detenuta nazionale di circa 67.600 soggetti, si continuano a trasferire le agenti agli istituti maschili o, peggio, a destinarle ad uffici ministeriali o presso segreterie politiche;

sempre secondo quanto riportato dalla Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria, nella sezione femminile della casa circondariale di Firenze-Sollicciano, in cui alloggiano 107 detenute, alcune delle quali con gravi problemi psichici e 7 bambini in tenerissima età, sono impiegate solo 1 o 2 agenti per turno, oppure presso il più grande istituto femminile d'Italia di Roma-Rebibbia per quasi 400 detenute ci sono solo 90 agenti delle 160 previste -:

quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine di aumentare l'organico del personale femminile della polizia penitenziaria;

se intenda richiamare il personale femminile della polizia penitenziaria assegnato presso gli istituti di pena maschili o, peggio, presso gli uffici ministeriali o le segreterie politiche. (4-11919)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11914


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 473 del 17/05/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 16/05/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

·         MINISTERO DELLA SALUTE


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 16/05/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11914


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
martedì 17 maggio 2011, seduta n.473


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.


 

- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'agenzia AGI del 2 maggio 2011, nel carcere di Messina è scoppiato l'allarme sanitario dopo che a un detenuto ventiduenne della Costa d'Avorio, ricoverato al policlinico della città dello Stretto, è stata diagnosticata una forma di tubercolosi conclamata;

la denuncia è stata fatta dal segretario generale della Uil-pa Penitenziari, Eugenio Samo, che sulla vicenda ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Se le autorità penitenziarie, sanitarie e politiche avessero avuto accortezza ed attenzione alle nostre pubbliche denunce sulla incompatibilità igienico-sanitaria del carcere di Messina, formulate dopo la nostra visita del 18 febbraio, oggi, forse, non dovremmo essere costretti a parlare di una preoccupante emergenza sanitaria. Ciò che ci preoccupa è che nonostante la patologia sia stata diagnosticata da almeno tre giorni nessun intervento di profilassi è stato eseguito nella struttura detentiva e nei confronti del personale e dei detenuti che sono stati, inconsapevolmente, a contatto con il detenuto malato. Responsabilmente, invece, occorre intervenire con urgenza per scongiurare i rischi di contagio»;

il detenuto affetto da tubercolosi è stato assegnato a Messina nell'ottobre del 2010, proveniente dall'ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, per avvalersi delle cure al centro clinico dell'istituto penitenziario messinese a causa di un tumore epatico;

l'interrogante ha più volte esposto la preoccupante situazione del carcere di Messina Gazzi con atti di sindacato ispettivo alcuni dei quali presentati a seguito di visite (interrogazioni 4/07241 - 4/09074 - 4/09270 - 4/09625 - 4/10121 - 4/08158 - 5/04582) -:

se il personale penitenziario e i detenuti reclusi nel carcere di Messina siano stati tempestivamente sottoposti ad un intervento di profilassi;

quali iniziative urgenti intendano adottare, negli ambiti di rispettiva competenza, al fine di scongiurare il diffondersi di casi di tubercolosi all'interno della struttura penitenziaria messinese.
(4-11914)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11913


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 473 del 17/05/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 16/05/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

·         MINISTERO DELLA SALUTE


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 16/05/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11913


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
martedì 17 maggio 2011, seduta n.473


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.


 

- Per sapere - premesso che:

sul quotidiano La Sicilia del 4 maggio 2011, è apparso un appello dei familiari di Franco Miduri, 26enne augustano, nel quale si chiede che il detenuto venga sottoposto ad un intervento chirurgico urgente;

nell'appello i familiari dell'uomo, detenuto nel carcere di Cavadonna, scrivono: «Non sono bastati gli appelli al Tribunale, non è bastata la diagnosi del consulente Goliardo Suber, che ha confermato il danno allo scafoide carpale. Franco da subito dopo l'arresto ha lamentato forti dolori al polso. Il dottor Suber richiedeva la rimozione della prima ingessatura, troppo stretta. Con il trascorrere delle settimane il dolore e il fastidio non passavano e quindi il dottor Suber, come consulente di parte, richiedeva al Tribunale che venisse effettuata una radiografia particolare e, quindi, un intervento chirurgico urgente al polso. La seconda visita avveniva insieme a due consulenti di parte nominati dal giudice. Questi, a differenza di Suber, concludevano che la «frattura e la condizione del paziente erano compatibili con la permanenza in carcere»;

per il consulente tecnico di parte, «l'uomo ha urgente bisogno di essere sottoposto ad un intervento chirurgico per sistemare la lesione carpale. Da questo punto di vista sarebbe opportuno eseguire una particolare radiografia che, sono certo, evidenzierebbe il sospetto della lesione» -:

quali iniziative urgenti intendano adottare, negli ambiti di rispettiva competenza, affinché al detenuto in questione venga garantito il diritto alla salute.
(4-11913)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11909


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 473 del 17/05/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 16/05/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

16/05/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 16/05/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11909


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
martedì 17 maggio 2011, seduta n.473


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia.


 

- Per sapere - premesso che:


secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica del giorno 8 maggio 2011, un uomo di 62 anni, Luciano B., si è ucciso nel carcere torinese di Le Vallette con un cappio ricavato da un lenzuolo approfittando dell'ora d'aria e si uccide con un cappio ricavato da un lenzuolo;


l'uomo era finito in carcere pochi giorni prima, schiacciato o sconvolto da accuse pesantissime (violenza sessuale aggravata), tutte ancora da dimostrare;


l'indagine contro Luciano B., tenuta coperta dalla procura e dalla polizia, così come lo scattare delle manette, era in una «fase delicata». Il sostituto procuratore titolare del fascicolo, dottor Dionigi Tibone, a inizio settimana aveva impresso un'accelerazione all'inchiesta. Si temeva che l'uomo potesse entrare in contatto con una delle vittime, in tempi ravvicinati. Ed allora è stato firmato un decreto di fermo del pubblico ministero, per evitare di lasciarlo libero di muoversi e incontrare persone da proteggere. Il giudice per le indagini preliminari non ha convalidato l'arresto, fatto da personale della questura, ma ha comunque disposto la custodia in carcere;


alle strapiene celle del carcere Le Vallette, stando agli accertamenti interni e alle prime verifiche della stessa procura, l'uomo ha seguito la trafila prevista per tutti i «nuovi giunti». «Fotosegnalamento», registrazione delle impronte digitali, colloquio d'ingresso. È stato visitato dal medico di turno, come d'obbligo, e da uno specialista, chiamato a valutare e misurare la propensione a gesti estremi. Non è stato classificato a rischio suicidio. Gli è stato assegnato un posto nel padiglione C, quinta sezione -:

se intenda riferire sui fatti esposti in premessa;

se sia noto quali siano stati gli esiti del colloquio del detenuto morto suicida con lo psicologo specialista all'atto del suo ingresso in carcere;


se sia stata aperta una indagine amministrativa interna volta a fare piena luce sulle cause che hanno provocato il suicidio del detenuto Luciano B., e quali ne siano stati gli esiti. (4-11909)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11874


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 473 del 17/05/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 11/05/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

11/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

11/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

11/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

11/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

11/05/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

·         MINISTERO DELLA SALUTE


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 11/05/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11874


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
martedì 17 maggio 2011, seduta n.473


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.


 

- Per sapere - premesso che:

il 1o maggio 2011 la prima firmataria del presente atto e il senatore Marco Perduca sono andati a visitare il carcere di San Vittore a Milano, accompagnati dal Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato e dai dirigenti e militanti radicali Giulia Crivellini, Lorenzo Lipparini, Lucilla Bertolli, Susanna Tanzi, Marco Loiodice e Cristina Stellini;

nel corso della visita ispettiva la delegazione è stata accompagnata dall'ispettore superiore Mario De Michele e, in alcuni momenti, dalla direttrice dell'istituto, dottoressa Gloria Manzelli; le sezioni visitate sono state la terza, la quinta, le sesta, il cosiddetto centro clinico e la sezione femminile; la seconda e la quarta sezione sono chiuse ma perché dichiarata totalmente inagibile e l'altra in ristrutturazione;

il 1o maggio erano presenti nel carcere di San Vittore 1.641 detenuti, 1.537 uomini e 104 donne a fronte di una capienza regolamentare consentita di 712 posti; la dislocazione dei ristretti era la seguente: reparto penale 109, 3o reparto 317, 5o reparto 469, 6° reparto 540, 7o reparto 102; 12 delle 104 donne sono detenute con i loro bambini presso l'ICAM; un bambino era invece detenuto in cella con sua madre perché arrivati nella notte; il 65 per cento dei detenuti sono stranieri e il 70 per cento sono in attesa di giudizio; i tossicodipendenti dichiarati sono 230; i casi psichiatrici sono circa 400; la carenza di organico della polizia penitenziaria è notevole: a fronte di una «forza» stabilita dal Ministero di 990 unità, gli agenti effettivamente presenti sono 34 donne e 308 uomini; il riepilogo dei distacchi e delle assenze della polizia penitenziaria, mostra, infatti, questo quadro: distaccati N.T.P. (nucleo traduzioni e piantonamenti) - P.R.A.P. (provveditorato generale) - procura - tribunale di sorveglianza - U.E.P.E. (ufficio esecuzione penale esterna) - distacchi sindacali - Fiamme Azzurre: 15 donne e 229 uomini; distaccati in missione: G.O.M. (gruppo operativo mobile) - Altri istituti (Bollate, Opera): 7 donne e 60 uomini; distaccati reparto medicina penitenziaria dell'ospedale San Paolo e presso ICAM: 9 donne e 26 uomini; malattie, aspettative, ospedale civile e militare: 9 donne e 74 uomini; congedi ordinari e straordinari - parentali: 7 donne e 56 uomini; riposi settimanali e recuperi ore: 14 donne e 104 uomini; mandati politici ed amministrativi: 32 uomini; sospesi dal servizio: 2 uomini;

il dato del sovraffollamento è veramente allarmante: la delegazione ha visitato celle di 7 metri quadri ove erano ristretti tre detenuti e celle di 13 metri quadri dove ce ne erano 9 o 10; d'altra parte, l'amministrazione non fornisce i mobili per riporre gli effetti personali né gli sgabelli per tutti i detenuti perché altrimenti diverrebbe pressoché impossibile muoversi all'interno della cella; cella ove quasi tutti i detenuti passano almeno 20 ore al giorno nella più completa inattività; i detenuti che lavorano, infatti, sono in tutto 280 (meno del 20 per cento) per un periodo limitato ed esclusivamente alle dipendenze dell'amministrazione per mansioni interne all'istituto poco qualificanti (pulizie, porta-vitto, e altro); per questa situazione, la delegazione è dell'avviso che i detenuti siano vittime di trattamenti disumani e degradanti;

a paragone di altri istituti di analoghe dimensioni e sovraffollamento, l'igiene nelle celle è accettabile sia per la buona volontà dei detenuti sia perché l'amministrazione, nonostante i tagli, fornisce detersivi, stracci, scope e spazzoloni necessari alla pulizia;

per quel che è stato possibile notare durante la visita ispettiva i rapporti fra detenuti e agenti sono ispirati alla reciproca comprensione, considerata l'emergenza in corso per gli uni e per gli altri;

non solo le celle, ma anche le caserme ove alloggia la polizia penitenziaria sono poco dignitose: si tratta sostanzialmente di stanze-celle con sbarre alle finestre, senza bagno e doccia, ove alloggiano 2 agenti e altri due si appoggiano usandole come spogliatoi;

solo nel reparto «la nave» che ospita circa 60 detenuti tossicodipendenti quasi tutti in cura metadonica è stato possibile riscontrare attività trattamentali volte al recupero sociale dei reclusi: celle aperte, attività varie dalla mattina fino alle 16 30 del pomeriggio; contatto costante con personale qualificato in particolare psicologi;

le transessuali si trovano in celle del reparto protetto e lamentano il mancato accesso alle cure ormonali cui si sottoponevano prima di essere arrestate;

il cosiddetto «centro clinico» è abbastanza carente e sarebbe meglio definirlo «una grande infermeria», visto che le visite specialistiche, gli interventi chirurgici anche semplici e i ricoveri vengono effettuati all'esterno con le conseguenti problematiche di traduzioni e piantonamenti che pesano sull'organico già carente degli agenti; si registrano, per esempio, 5/6 casi di dialisi al giorno che si effettuano all'esterno perché il centro clinico non è attrezzato; solo ad un'osservazione superficiale, la delegazione ha riscontrato alcuni casi che vanno segnalati: un detenuto del V reparto, M.R da quattro mesi ha una sacca esterna che definisce «la borsa in pancia», afferma di non aver ricevuto risposta alla sua richiesta di cure mediche e nuova operazione chirurgica; al VI reparto, nella cella 432 un detenuto ha una scheggia di vetro nella mano, ma nessun medico lo ha visitato in 15 giorni; S.M (matricola 136891) è stato operato ai denti, ma in carcere nessuno ha più provveduto a mettergli una dentiera e soffre moltissimo quando mangia;

quanto alle condizioni di vita degli stranieri, in molti lamentano di non avere un'adeguata assistenza legale, molti sono infatti coloro che sono assistiti da un avvocato d'ufficio e che ricevono poche informazioni sulla loro condizione processuale; per i musulmani non esiste nell'istituto una stanza per il loro culto e nelle celle, dato il sovraffollamento, è quasi impossibile pregare; alcuni lamentano il fatto che le domande per accedere ai corsi di italiano sono ferme da due mesi; difficoltà si registrano da parte di coloro che, non avendo familiari in Italia, chiedono di poter telefonare sui telefoni cellulari o perché i congiunti non dispongono di un apparecchio fisso o perché è difficile raggiungerli a casa;

nel carcere di San Vittore sono pressoché inesistenti palestre o luoghi attrezzati ove poter svolgere un minimo di attività fisica almeno durante le ore d'aria; gli unici posti accessibili sono i cosiddetti «passeggi» peraltro squallidi e superaffollati, dove il pallone viene concesso solo due volte alla settimana;

secondo i dati forniti dall'amministrazione, dovrebbero essere una cinquantina i detenuti che si trovano ristretti solo per il reato di clandestinità e che, in base al pronunciamento della Corte europea di giustizia, dovrebbero essere scarcerati;

nel VI reparto tutte le celle sono da 6 letti in uno spazio di 12 metri quadri; dalle bocche di lupo non passa la luce e molte celle hanno la disposizione dei letti tale per cui è impossibile aprire la finestra -:

quali urgenti iniziative si intendano assumere al fine di far rientrare la casa circondariale di San Vittore a Milano nella dimensione regolamentare dei posti previsti;

quali provvedimenti di competenza ritengano opportuno adottare, negli ambiti di rispettiva competenza, al fine di garantire il rispetto del terzo comma dell'articolo 27 della Costituzione;

se la ASL abbia rilasciato i periodici documenti di idoneità dell'istituto, a che data risalga l'ultimo, cosa abbia scritto, nel rilasciare la certificazione, in merito al sovraffollamento delle celle detentive, allo stato della struttura edilizia, degli impianti elettrico idraulico e di riscaldamento, degli infissi, all'idoneità del centro clinico;

se non si intenda sollecitare una maggiore collaborazione tra amministrazione e ASL affinché possa essere garantito il diritto alla salute dei detenuti;

se non si intenda urgentemente rivedere il numero degli agenti di polizia penitenziaria attualmente assegnato presso il predetto istituto posto che lo stesso risulta attualmente gravemente sottodimensionato e, a causa di ciò, foriero di gravi disfunzioni sia per la vita dei reclusi, sia per le condizioni di lavoro degli agenti e di tutto il personale;

come intenda porre freno ai tanti distacchi del personale della polizia penitenziaria;

se ed in che modo si intendano potenziare le attività trattamentali dei detenuti, in particolare quelle lavorative, di formazione, sportive e scolastiche;

in che tempi sia stato previsto il completamento dei lavori della sezione in ristrutturazione e se i fondi stanziati siano sufficienti;

se si prevedano progetti di ristrutturazione delle caserme degli agenti di polizia penitenziaria;

se siano stati presi in considerazione progetti di chiusura dello storico istituto milanese e, nel caso, se ritenga il Ministro della giustizia di renderli noti.(4-11874)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11873


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 473 del 17/05/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 11/05/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

11/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

11/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

11/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

11/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

11/05/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

·         MINISTERO DELLA SALUTE


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 11/05/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11873


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
martedì 17 maggio 2011, seduta n.473


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.


 

- Per sapere - premesso che:

il 24 aprile 2011, giorno di Pasqua, la prima firmataria del presente atto è andata a visitare il carcere Regina Coeli a Roma accompagnata dal presidente del senato del Partito radicale Marco Pannella, da Matteo Angioli del comitato nazionale di Radicali italiani e da Enrico Salvatori, militante di Radicali italiani;

nel corso della visita ispettiva la delegazione è stata accompagnata dalla dal vice-direttrice, Anna Angeletti e dalla coordinatrice del nucleo traduzioni e piantonamenti, Alessia Forte;

alle ore 8.00 del 24 aprile i detenuti presenti erano 1.138 a fronte di una capienza regolamentare di 724 unità; 73 detenuti erano ricoverati nel Centro diagnostico terapeutico (12 al primo piano, malattie infettive; 30 al secondo piano, medicina generale; 31 al terzo piano chirurgia); nella 1a sezione erano presenti 122 detenuti; nella 2a, 223; nella 3a 207; nella 4a 108; nella 6a 156; nella 7a (prima accoglienza) 125; nell'8a (reparto protetti) 122; 2 detenuti sono in articolo 21; 3 detenuti sono ricoverati in ospedali esterni; la 5a sezione è chiusa per lavori di ristrutturazione;

i detenuti stranieri sono poco più del 50 per cento della popolazione penitenziaria; 110 sono i tossicodipendenti ufficialmente assistiti dal Sert;

la carenza di personale è a dir poco preoccupante: nella casa circondariale operano 250 agenti di polizia penitenziaria in meno rispetto alle 606 unità previste dalla pianta organica, tutti «costretti» allo straordinario, nonostante il loro sia considerato un lavoro usurante; il nucleo traduzioni e piantonamenti deve svolgere un'immensa mole di lavoro per il trasferimenti dei detenuti nelle altre carceri del territorio nazionale, i ricoveri in ospedale, le visite specialistiche, le udienze processuali; il giorno della visita ispettiva erano previsti in turnazione 80 agenti, di cui solo 25 per garantire il turno notturno; un altro elemento da considerare, che ha pesato e peserà enormemente nello stress lavorativo del corpo nei prossimi giorni, è dovuto al fatto che ben 36 agenti siano in congedo in quanto candidati alle prossime elezioni amministrative del 15 e 16 maggio; inoltre, non è da sottovalutare che la polizia penitenziaria perde ogni mese almeno 50 unità tra pensionamenti, congedi, decessi, rinunzie, malattie, e - come riferisce il comandante - a causa della mancanza di concorsi e bandi della polizia penitenziaria, ormai non giungono più reclute di 18-20 anni, ma giovani di almeno 25 anni, diversi dei quali hanno già famiglia e figlio a carico e, quindi, con uno slancio nel lavoro spesso smorzato;

il centro diagnostico e terapeutico dell'istituto è nella realtà dei fatti una «grande infermeria»; fino a non molto tempo fa, disponeva di due sale operatorie ben funzionanti per interventi chirurgici di non elevata complessità, ma questo servizio - molto utile ad evitare traduzioni e piantonamenti - non esiste più dopo il passaggio della sanità penitenziaria alla ASL; la sala radiologica è funzionante ma solo in orari di ambulatorio, quindi non di notte e durante i festivi; per i detenuti del carcere di Regina Coeli che hanno bisogno di essere ricoverati, si utilizzano sia l'ospedale Belcolle che il Sandro Pertini, ma i posti sono insufficienti: l'ospedale Belcolle, pur essendo dotato di buoni servizi, ha solo 8 posti letto disponibili per tutta la regione Lazio, mentre il Pertini, che fino a non molto tempo fa disponeva di 22 posti letto, ora ne ha solo 15;

il reparto detentivo dei «nuovi giunti» è affollatissimo e, considerata la delicatezza del primo impatto con il carcere, pesa notevolmente il taglio del monte ore degli psicologi (vedi interrogazione n. 4-11038); dato il sovraffollamento, spesso, l'«accoglienza» dei nuovi arrivati viene dirottata in alcune celle del centro clinico; proprio presso il CDT, in una cella, la delegazione ha incontrato 5 nigeriani, visibilmente provati, reclusi da due settimane, ai quali ancora non era stata data la possibilità di tagliarsi la barba né erano stati consegnati effetti di prima necessità come gli asciugamani;

per la 5a sezione, chiusa per ristrutturazione, si ipotizza un'apertura tra un anno, sempre che il flusso dei fondi previsti non si interrompa;

nonostante le tante e costose ristrutturazioni, il carcere di Regina Coeli, mostra tutta la fatiscenza di un edificio del settecento: la III sezione - che ospitò Pertini e Saragat durante il fascismo e che non è stata mai ristrutturata - è la peggiore di tutto l'istituto; la delegazione ha potuto riscontrare che in quasi tutto il carcere nelle celle nate per ospitare un detenuto sono presenti tre detenuti e nelle celle da due posti ci sono cinque o sei detenuti, tutti sistemati in letti a castello;

ciò che colpisce di più è sicuramente l'inattività cui sono costretti i reclusi di Regina Coeli: solo il 10 per cento di loro ha la possibilità di lavorare, mentre le ore d'aria sono distribuite con il contagocce e nella permanenza in cortili angusti, dove raramente i detenuti hanno a disposizione un pallone;

nota positiva sono gli educatori: anche se numericamente dovrebbero essere di più rispetto alle esigenze, sembrano tutti molto motivati, in particolare gli ultimi due nuovi arrivati; il ruolo di supplenza che spesso gli agenti svolgono al posto di figure professionali carenti (come quella degli psicologi che si sono visti ulteriormente tagliare il monte ore), significativa è stata durante la visita la testimonianza resa da un agente del CDT; i lunghi turni a cui è sottoposto lo portano a conoscere i detenuti del suo reparto meglio di quanto non sia consentito ai pochi psicologi del carcere che devono seguire ciascuno circa 400 detenuti: piccole attenzioni fatte per lo più di ascolto di sofferenze e di parole di umanità che recano sollievo a persone che vivono una drammatica realtà e che a volte, non avendo davanti che la prospettiva della galera vissuta nelle condizioni sopra ricordate, tentano di prolungare la permanenza in infermeria per posticipare il più possibile il ritorno in cella -:

quali urgenti iniziative si intendano assumere al fine di far rientrare la Casa Circondariale di Regina Coeli nella dimensione regolamentare dei posti previsti;

quali provvedimenti di competenza ritengano opportuno adottare, negli ambiti di rispettiva competenza, al fine di garantire il rispetto del terzo comma dell'articolo 27 della Costituzione;

se non si intenda urgentemente rivedere il numero degli agenti di polizia;

se non si intenda urgentemente rivedere il numero degli agenti di polizia penitenziaria attualmente assegnato presso il predetto istituto di pena posto che lo stesso risulta attualmente gravemente sottodimensionato e, a causa di ciò, foriero di gravi disfunzioni sia per la vita dei reclusi, sia per le condizioni di lavoro degli agenti;

se si intenda intervenire immediatamente per ridimensionare la drastica diminuzione della presenza di psicologi, permettendo agli psicologi già in funzione per poche ore mensili di passare alle ASL come previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1o aprile 2008, in quanto operatori sanitari;

se ed in che modo si intendano potenziare le attività trattamentali, in particolare quelle lavorative, di formazione, sportive e scolastiche;

in che tempi si prevedano la ristrutturazione della V sezione di Regina Coeli e la sua riapertura;

se siano stati presi in considerazione progetti di chiusura dello storico istituto romano. (4-11873)


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/04747


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 473 del 17/05/2011


 

Ex numero atto


 

Precedente numero assegnato: 4/11638


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 17/05/2011


 


Elenco dei co-firmatari dell'atto

Nominativo co-firmatario

Gruppo

Data firma


PARTITO DEMOCRATICO

17/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

17/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

17/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

17/05/2011


PARTITO DEMOCRATICO

17/05/2011


 

Commissione assegnataria


 


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

·         MINISTERO DELLA SALUTE


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 17/05/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Fasi iter:


 

MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 17/05/2011


 

Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-04747


 

presentata da


 

RITA BERNARDINI
martedì 17 maggio 2011, seduta n.473


 


BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -


 

Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.


 

- Per sapere - premesso che:


l'11 aprile scorso la prima firmataria del presente atto ha visitato il carcere di Opera-Milano accompagnata dai signori Claudio Kaufmann e Francesco Poirè;

al momento della visita erano presenti 1.242 detenuti maschi di cui 90 in regime di 41-bis e 400 in alta sicurezza; nell'istituto sono presenti ben 198 ergastolani 44 dei quali al 41-bis; i detenuti occupano 461 posti al 1o reparto, 578 al 2o reparto, 83 al centro clinico, 22 in infermeria, 26 al reparto nuovi giunti; 3 detenute sono al femminile; i semiliberi sono 62 uomini e 7 donne;

secondo i dati riportati nel sito giustizia.it la capienza regolamentare dell'istituto ammonta a 973 posti ma, secondo il direttore - dottor Giacinto Siciliano che ha accompagnato la delegazione nella visita - la capienza ufficiale è di 1.550 posti in quanto le celle costruite originariamente per un solo detenuto ne ospitano in realtà due; gli ergastolani, contrariamente a quanto previsto dall'ordinamento penitenziario, sono tutti in celle doppie;

l'organico degli agenti di polizia penitenziaria è carente di almeno 200 unità; gli agenti effettivamente in servizio sono 558 e sopportano un grave disagio non solo per la penuria di forze ma anche perché si sono visti tagliare del 30 per cento gli straordinari, oltre al fatto che sono in attesa del pagamento degli arretrati riguardanti le indennità di missione; tutto ciò si ripercuote inevitabilmente sulle attività trattamentali dei detenuti e colpisce il corpo dei baschi blu in termini di stress lavorativo;

nel carcere di Opera lavorano 120 detenuti per conto di ditte esterne e 300 per l'amministrazione; la gelateria industriale dotata dei più moderni macchinari occupa anche detenuti ergastolani; se fosse tolto il tetto per accedere alla legge 22 giugno 2000, n. 193 (legge Smuraglia) si aprirebbero nuove opportunità di lavoro per impiegare un maggior numero di detenuti;

il carcere di Opera è dotato di un centro diagnostico terapeutico e, per questo motivo, vi affluiscono detenuti provenienti da ogni parte d'Italia; ciò determina continue movimentazioni per le traduzioni che devono essere effettuate sia per le udienze dei detenuti in altre città distanti anche centinaia di chilometri, sia per i necessari e numerosissimi spostamenti per ricoveri e accertamenti clinici; a tale proposito la delegazione è stata informata che sono esauriti i fondi per i biglietti aerei e il carburante, che l'istituto è pieno di debiti riguardanti i pagamenti di acqua, luce, gas, fogne e che con molta difficoltà si arriverà al mese di maggio; il direttore afferma che «ci vorrebbe un investimento serio sul "risparmio", eliminando, per esempio, fotocopie e spese per i fax e incrementando l'uso della posta elettronica oggi quasi del tutto inutilizzata»;

secondo il direttore di Opera, dottor Giacinto Siciliano, occorrerebbe consentire una gestione più manageriale del carcere per razionalizzare le risorse conferendo maggiori responsabilità di direzione; avere voce in capitolo su molti piani - che oggi sono rigidi - consentirebbe maggiori risparmi senza dover sacrificare capitoli essenziali di bilancio come la manutenzione (che per assenza di fondi non viene fatta da anni) o, per fare un esempio, l'acquisto di televisori per le celle dei detenuti visto che oggi ad Opera ne mancano almeno 100 e il telecomando è un optional;

quanto alla gestione sanità questa è affidata dall'ASL all'ospedale San Paolo di Milano; le carenze si registrano soprattutto nel settore infermieristico e vanno attribuite più che a un deficit numerico ad una questione di insufficienza professionale; carente è il settore della fisioterapia e riabilitazione anche se molti problemi dovrebbero essere risolti con l'imminente apertura del centro per minorati fisici di Busto Arsizio; per quanto riguarda invece il settore psicologico, il taglio delle ore imposto dal Ministero dovrebbe essere colmato dalla ASL che dalle prossime settimane farà entrare in funzione un servizio per il disagio psichico: 350 ore mensili fino a settembre, poi 550 ore da ottobre;

l'istituto dispone di due apparecchiature biomediche nuovissime che però non sono utilizzate dalla ASL;

con la legge n. 199 del 2010, cioè la cosiddetta «svuotacarceri», da Opera non sono usciti più di 30 detenuti e c'è chi non è stato ammesso solo perché non aveva un'abitazione fuori per accoglierlo;

nel corso della visita la delegazione ha potuto approfondire la condizione di alcuni detenuti il cui stato di salute desta nei familiari un elevato grado di allarme, ansia e sofferenza. In particolare, si segnalano i seguenti casi:

R.I. malato di AIDS in fase conclamata; ha avuto diverse broncopolmoniti, soffre di apnee notturne ed è ad alto rischio di infezioni opportunistiche; ha gravi problemi di deambulazione e si presenta in carrozzella avendo subito da pochissimi giorni un'operazione chirurgica di ernia; secondo la relazione del dottor Fulvio Grippa dell'azienda ospedaliera San Paolo, «sussistono gli estremi per riesaminare lo stato di compatibilità con la carcerazione alla luce del progressivo peggioramento dello stato di salute del signor R.I. osservato nel tempo»;

C.M. soffre di una particolare forma di anemia mediterranea riscontrata dall'età di 11 anni per la quale è costretto a trasfusioni periodiche del sangue; l'interrogante che lo aveva già incontrato in precedenza lo trova particolarmente emaciato e deperito; egli chiede fondamentalmente di poter scontare la pena vicino Napoli dove vivono i familiari che potrebbero più agevolmente andarlo a trovare;

A.A. è allettato, appena lo alzano dalla posizione sdraiata comincia a tremare tutto: si tratta di un evidente tremito incontrollato; proviene da Rebibbia dove è stato dichiarato «incompatibile»; il magistrato aveva predisposto gli «arresti ospedalieri» ma è stato assegnato al centro clinico di Opera; il detenuto, che ha moglie e figli, chiede di essere mandato ai domiciliari o almeno a Rebibbia dove i familiari potrebbero assisterlo costantemente; si lamenta che per qualsiasi cosa debba chiedere aiuto ad un altro detenuto ricoverato nella stessa cella;

B.M. allettato perché quando lo hanno arrestato si è buttato dalla finestra; è a letto, mostra un piede completamente storto, non si muove, il piede sembra penzolare; si lamenta perché non gli fanno terapia; il direttore conviene sulla carenza del servizio fisioterapico e sottolinea che il livello di assistenza lo decide la ASL e non il carcere; il detenuto vorrebbe andare agli arresti presso il centro clinico di riabilitazione di Montecatone a Imola;

C.F.: il detenuto è di fatto «incompatibile» con il regime carcerario: invalido al 100 per cento, pesa oltre 150 chili, ha enormi gambe malate, piene di ulcere; soffre di diabete, ha problemi cardiopatici; fibrillazioni; dice: «ho perso la casa, ho perso la patria potestà; mia moglie è sordomuta, io non vedo mio figlio da 5 mesi e mezzo»; vorrebbe andare ai domiciliari ma non ha casa; il medico ha dichiarato che dovrebbe uscire subito, ma il giudice di sorveglianza ha rigettato l'istanza perché «non ha una casa»;

G.A.: l'interrogante trova il giovane detenuto (che aveva incontrato in una precedente visita) molto dimagrito ed emaciato; mangia due pere e cinque kiwi al giorno, non può fare altro, deve stare a dieta perché ha problemi intestinali, non trattiene nulla; affetto da linfoma di Hodgkin soffre di dolori lancinanti che fino a questo momento sono stati trattati con morfina a dosi massicce tanto da esserne divenuto dipendente; periodicamente viene tradotto a Reggio Calabria per le udienze del suo processo; la sua richiesta è quella di poter essere trasferito nel carcere di Reggio Calabria dove, almeno, potrebbe incontrare con più assiduità i suoi familiari;

G.P.: il detenuto arriva al colloquio in carrozzina, è in regime di 14-bis per un provvedimento disciplinare; vicino al fine pena (febbraio 2012), appare eccitato, a tratti confuso e, sicuramente, psicologicamente provato; vorrebbe scontare la pena nel carcere di Lecco o di Como per stare vicino alla moglie che - ci riferisce - guadagna poco, ha debiti e rischia di perdere la casa;

G.R.: soffre di una lesione al midollo spinale, dovrebbe essere ricoverato all'ospedale Besta di Milano; è in sciopero della fame dal 7 marzo e chiede un piantone fisso;

L.K.: albanese, affetto da gravi patologie certificate dall'azienda ospedaliera San Paolo: «il paziente è impossibilitato a mantenere la stazione eretta e a deambulare; la minzione avviene mediante manovra di ponzamento e la defecazione mediante svuotamento manuale dell'ampolla rettale. Lamenta inoltre dolore da deafferentazione degli arti inferiori, difficilmente controllato dalle terapie mediche. Tali conseguenze per la loro natura risultano irreversibili e non suscettibili a rimedio chirurgico né medico risolutivo «(...) ... sia indicato per tale paziente un trasferimento del detenuto presso un centro per minorati fisici o in istituto penitenziario privo di barriere architettoniche»;

anche altri detenuti hanno rappresentato alla delegazione in visita la richiesta di trasferimento in istituti più vicini ai loro familiari:

F.F. ha chiesto il trasferimento al CDT di Messina;

T.D'A. (fine pena ad ottobre 2011) ha chiesto il trasferimento a Napoli (anche a Poggioreale) dove ha le sorelle vicine -:

se siano a conoscenza dei fatti descritti in premessa;

se il Ministro della giustizia non ritenga di dover intervenire per diminuire la popolazione penitenziaria ristretta presso il carcere di Milano-Opera;

se il Ministro della giustizia non ritenga di dover intervenire per colmare la carenza di organico della polizia penitenziaria, per fare in modo che siano corrisposti gli arretrati riguardanti le indennità di missione degli agenti e per ripristinare gli straordinari tagliati;

se non si intenda dare applicazione concreta ai princìpi contenuti nella legge 22 giugno 2000 n. 193 (cosiddetta legge «Smuraglia») per incrementare il lavoro in carcere anche incentivando la trasformazione degli istituti penitenziari, in soggetti economici capaci di stare sul mercato, e, come tali, anche capaci di ritrovare sul mercato stesso le risorse necessarie per operare, riducendo gli oneri a carico dello Stato e, quindi, della collettività;

come si intenda far fronte ai debiti che il carcere di Opera è stato costretto a contrarre per attività assolutamente necessarie al suo funzionamento;

se non si intenda consentire una gestione più manageriale e meno burocratica e rigida degli istituti penitenziari;

cosa intenda fare per rispettare, a partire dal carcere di Opera, il principio contenuto nell'ordinamento penitenziario della territorialità della pena;

quando verrà aperto il reparto per invalidi motori di Busto Arsizio e se non ritenga di dover promuovere, nell'ambito del piano carceri, il superamento delle barriere architettoniche in tutti gli istituti penitenziari italiani;

quanto ai casi descritti in premessa, se non ritengano di verificare le condizioni di detenzione e quanto queste siano compatibili con lo stato di salute dei reclusi, per trovare le soluzioni migliori che garantiscano il diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione italiana (anche promuovendo per quanto di competenza un efficiente servizio infermieristico e di fisioterapia) e il diritto effettivo ai colloqui in molti casi reso impossibile dalla distanza del carcere dai luoghi di residenza. (5-04747)