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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 08/06/2011  -  stampato il 03/12/2016


Interrogazioni parlamentari sul carcere dal 30 maggio al 4 giugno 2011.

 

ATTO CAMERA


 

INTERPELLANZA 2/01101


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 480 del 31/05/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: BERRETTA GIUSEPPE
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 31/05/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 31/05/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interpellanza 2-01101


 

presentata da


 

GIUSEPPE BERRETTA
martedì 31 maggio 2011, seduta n.480


 


Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:

il 5 maggio 2011 si è tenuto un sit-in dinanzi alla prefettura di Catania, organizzato dai lavoratori degli istituti penitenziari, per denunciare l'inadeguatezza delle carceri catanesi e le carenze d'organico del personale in servizio;

a seguito della manifestazione è stato presentato il «rapporto sulle carceri di Catania e provincia», da cui emergono le numerose carenze degli istituti penitenziari;

fra le numerose criticità denunciate dal rapporto si evidenzia come presso la casa circondariale di Catania siano in servizio 321 agenti uomini e 19 donne di polizia penitenziaria, di cui 96 distaccati al nucleo traduzioni e piantonamenti e in altri servizi; pertanto sono effettivamente in servizio presso l'istituto 244 unità, a fronte di un organico previsto di 402 uomini e 33 donne;

non meno grave la situazione del sovraffollamento della struttura che dovrebbe ospitare al massimo 221 detenuti, mentre ne ospita 580;

da 6 anni il personale non fruisce di caserma, perché interessata da lavori di ristrutturazione;

le risorse finanziare a disposizione sono insufficienti: mancano i fondi per i contratti di pulizia e manutenzione ordinaria, al personale non sono state pagate le missioni effettuate l'anno precedente e lo straordinario non viene pagato interamente, nonostante il personale sia chiamato a svolgerlo nel servizio ordinariamente espletato, le garitte, dotate di vetri antiproiettile, dove la temperatura arriva a circa 50 gradi nei mesi più caldi, sono prive di caloriferi e impianti di condizionamento;

la casa circondariale di Bicocca ha un organico previsto di 220 unità, mentre il personale in servizio effettivo è di 163 unità;

la capienza dell'istituto è di 150 detenuti, ma ad oggi sono presenti circa 180 detenuti che occupano metà dell'edificio, perché l'altra metà è inagibile a causa di lavori di ristrutturazione;

secondo il rapporto, le condizioni igienico-sanitarie sarebbero precarie a causa del sovraffollamento, la cucina detenuti sarebbe in stato di degrado;

al personale non sono state pagate le missioni effettuate l'anno precedente e lo straordinario non viene pagato interamente;

le risorse finanziarie risultano insufficienti: mancano fondi per i contratti di pulizia e manutenzione ordinaria, l'impianto di riscaldamento è guasto;

non meno gravi sono le carenze di organico denunciate per il nucleo traduzioni e piantonamenti di Catania Bicocca che a fronte di una previsione in pianta organica di 161 unità ne conta soltanto 132, costringendo il personale ad operare con un numero di unità inferiore alla previsione normativa, per le scorte e i piantonamenti;

i mezzi di servizio non sono perfettamente idonei, spesso sono privi di climatizzatori e fatiscenti;

al personale non sono stati pagati i servizi di missione effettuati dall'aprile al dicembre 2010, ed alcuni mesi del 2011;

la casa circondariale di Giarre, originariamente creata per ospitare solo detenuti a custodia attenuata, ospita, invece oltre 100 detenuti, di cui soltanto 22 a custodia attenuata;

l'organico di polizia penitenziaria previsto per l'istituto di Giarre è di 45 unità, invece, sono presenti solo 20 agenti titolari, più 14 distaccati da altri istituti, per un totale di 35 agenti, che risultano insufficienti a garantire la sicurezza dell'Istituto;

la carenza di organico costringe il personale a snervanti turnazioni, mentre nel servizio notturno sono impegnati al massimo tre agenti, ma spesso sono soltanto due;

la casa circondariale di Caltagirone, benché di recente costruzione, è priva di sistemi di automazione, e dotata di un sistema fognario insufficiente per una struttura sovraffollata: 302 detenuti contro i 170 di capienza massima;

la carenza di organico è di 40 unità: sono in servizio 118 agenti, rispetto ai 158 previsti;

gli agenti sono, spesso, costretti in tre differenti posti di servizio;

nei turni notturni e serali vengono sistematicamente soppressi alcuni posti di servizio, ritenuti fondamentali per la sicurezza dell'istituto -:

se sia a conoscenza delle gravi carenze strutturali e di organico denunciate dal «rapporto sulle carceri di Catania e provincia»;

in quali tempi sarà possibile far fronte alle gravi carenze di organico delle case circondariali di Catania, Catania Bicocca, Caltagirone, Giarre e del nucleo, traduzioni e piantonamenti di Catania Bicocca;

quali misure siano state varate al fine di ridurre il sovraffollamento delle carceri di Catania e provincia;

se non ritenga di rideterminare le risorse finanziarie destinate alle case circondariali di Catania e provincia, al fine di far fronte alle numerose carenze relative all'ordinaria amministrazione;

se non ritenga di destinare alle carceri di Catania e provincia delle risorse straordinarie per porre rimedio alle carenze strutturali denunciate.

(2-01101) «Berretta».


 

 


 

ATTO CAMERA


 

INTERPELLANZA 2/01099


 

Dati di presentazione dell'atto


 

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 479 del 30/05/2011


 

Firmatari


 

Primo firmatario: RIGONI ANDREA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 30/05/2011


 

Destinatari


 

Ministero destinatario:


 

·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA


 

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 30/05/2011


 

Stato iter:


 

IN CORSO


 

Atto Camera

Interpellanza 2-01099


 

presentata da


 

ANDREA RIGONI
lunedì 30 maggio 2011, seduta n.479


 


Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:

la legge 193 del 2000, la cosiddetta «legge Smuraglia», recante «Norme per favorire l'attività lavorativa dei detenuti» prevede che vengano concessi sia benefici fiscali (spettanti alle imprese che, a decorrere dal 28 luglio 2000, assumano lavoratori dipendenti che a tale data risultano detenuti o internati presso istituti penitenziari ovvero sono ammessi al lavoro all'esterno), sia agevolazioni di natura contributiva che, oltre alle cooperative sociali, vengono estese anche alle aziende pubbliche e private che, organizzando attività all'interno degli istituti penitenziari di servizio o di produzione, impieghino persone detenute o internate;

il Ministro interpellato, nella sua ultima relazione al Parlamento sullo stato di attuazione delle disposizioni di legge relative al lavoro dei detenuti ai sensi dell'articolo 20, ultimo comma, della legge 26 luglio 1975, n. 354, anno 2010, mentre da un lato evidenziava le attività svolte nel 2010, al fine di incrementare e razionalizzare le strutture lavorative all'interno degli istituti penitenziari, e sottolineava la necessità di tenere più stretti i rapporti con il territorio, ponendo particolare attenzione al mercato del lavoro esterno e alle realtà imprenditoriali locali, al fine di valutare la possibilità di offrire in gestione a terzi le lavorazioni che avevano particolare difficoltà a mantenere o sviluppare le proprie produzioni, dall'altro annunciava, di fatto, e soprattutto metteva in atto, drastici tagli sia al budget per la remunerazione dei detenuti lavoranti sia al finanziamento, a sette anni dall'emanazione dei suoi decreti attuativi, della succitata legge n. 193 del 2000;

sempre a fronte delle dichiarazioni in merito agli interventi che il Governo intendeva effettuare per fronteggiare la gravissima crisi del sistema carcerario dovuta al sovraffollamento, lo stesso Ministro riportava il dato riferito ad una seria diminuzione del numero dei detenuti lavoranti a fronte di un aumento complessivo della popolazione detenuta, e ciò a causa dell'impossibilità da parte dell'amministrazione penitenziaria di mantenere la proporzione a causa di un'insufficienza del fondi a disposizione: infatti, da un fondo assegnato di 71.400.000,00 euro nel 2006 rispetto a una presenza media di detenuti di 51.748 unità, si passa al fondo per il 2010 con una dotazione di 54.215.128,00 euro (di cui «solo» 49.965.319,67 euro per l'anno di riferimento) rispetto a una presenza media di detenuti di 67.961 unità, per arrivare allo stanziamento per il 2011 di soli 49.664.207,00 euro;

nel dicembre 2010 i detenuti lavoranti erano 14.171, pari al 20,85 per cento del totale (67.961), rispetto ai 14.271 dell'anno precedente, pari al 22,03 del totale (64.791);

la forzata diminuzione delle attività lavorative, inoltre, non riuscendo più a garantire l'acquisizione di specifiche professionalità spendibili sul mercato del lavoro, che rappresentano la principale fonte di sostentamento per la maggior parte della popolazione detenuta, sta causando problemi che nel futuro non potranno che aumentare, disattendendo, inoltre, nei fatti, i principi costituzionali che sovrintendono alla funzione rieducativa della pena;

la diminuzione dei fondi in questione, inoltre, sta condizionando in modo particolare le attività lavorative necessarie per la gestione quotidiana degli istituti penitenziari, e cioè i servizi di pulizia, cucina, manutenzione ordinaria del fabbricato e altro, incidendo negativamente sulla qualità complessiva della vita all'interno dei penitenziari;

del tutto esaurito è anche lo stanziamento a disposizione per la copertura dei benefici fiscali previsti dalla «legge Smuraglia» per i detenuti assunti per il lavoro esterno da imprese e cooperative;

il Ministro interpellato, sempre nella sua relazione, riconosce come «particolarmente significative le esperienze in atto presso gli istituti di Padova, Milano Bollate, Torino, Monza e Massa dove è forte la presenza di imprenditori che hanno assunto un significativo numero di detenuti per attività lavorative organizzate all'interno degli istituti», ma, contemporaneamente, taglia massicciamente i fondi a queste destinate riducendo il budget a poco più di due milioni di euro, spalmati secondo i criteri, ad avviso dell'interpellante, poco intelligibili sui vari provveditorati regionali -:

se il Ministro non ritenga, anche alla luce dell'analisi eseguita dal suo Ministero e illustrata nella relazione citata in premessa, di dovere adottare le iniziative necessarie al fine di porre rimedio all'assoluta inadeguatezza delle risorse stanziate per il lavoro interno ed esterno dei detenuti, non solo per migliorare le condizioni di permanenza all'interno delle mura carcerarie ma anche per creare le condizioni per la riabilitazione e per il reinserimento nella società dei detenuti stessi.

(2-01099)«Rigoni».