www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/06/2011  -  stampato il 08/12/2016


Per fortuna che il Guppo di Lavoro c'!

Qualcosa effettivamente può essere migliorata e se ne sono accorti pure al DAP.
E’ ancora fresco di stampa il nuovo assetto organizzativo del Servizio traduzioni e piantonamenti che non poteva non suscitare le critiche di quegli incontentabili di poliziotti penitenziari ed ecco che arriva la comunicazione dal DAP che si è aperto un tavolo di consultazione con i Sindacati della Polizia Penitenziaria per discutere del miglioramento della gestione dell’esecuzione penale. La prima riunione c’è stata il 6 aprile, altre ne seguiranno.
Ecco allora la comunicazione ufficiale del Capo del DAP a tutti i Sindacati, che sono stati costituiti ben cinque gruppi di lavoro che entro 2 mesi dovranno esitare (nel senso di riportare l’esito delle riunioni, mi auguro) i lavori per le seguenti materie:

  1. Riorganizzazione del Corpo di Polizia Penitenziaria e definizione di un modello di sicurezza dinamico ed efficace;

  2. Formulazione di programmi trattamentali per categorie omogenee di soggetti in esecuzione penale intra/extramurale;

  3. Riforma della disciplina delle misure alternative alla detenzione;

  4. Studio di una proposta di riforma della contabilità carceraria;

  5. Preparazione relazione al parlamento (nel testo originale “Parlamento” in minuscolo) ex lege (forse volevasi intendere “Legge”) 199/10 su dotazioni organiche del personale civile e di Polizia Penitenziaria.


Molto bene, se sono all’opera ben cinque gruppi di lavoro non possiamo che rallegrarcene perché questo è un chiaro sintomo che le cose si vuole proprio migliorarle …

Eppure, appena ho letto dei cinque gruppi ho pensato subito di riproporre questo testo che è già uscito nella versione cartacea di “Polizia Penitenziaria Società, Giustizia & Sicurezza” che  però mi pare opportuno rilanciare anche sul web.

Problemi? Niente paura c’è pronto un Gruppo di Lavoro per risolverli

Gestire un’Amministrazione complessa come quella penitenziaria non è cosa da poco. Il Ministro della Giustizia non a caso si avvale di uno o più Sottosegretari che danno una mano al Capo del DAP per risolvere le innumerevoli problematiche sollevate dal mondo penitenziario e quest’ultimo può contare non più su uno solo, ma ben su due Vice Capi del Dipartimento. Per coordinare le innumerevoli sedi sparse nel territorio, il DAP delega parecchie questioni ai Provveditori che svolgono quell’indispensabile ruolo di raccordo tra centro e periferia. Come non considerare poi il duro lavoro dei Direttori Generali e i Direttori d’Istituto che sono poi quelli che effettivamente si sobbarcano il peso dell’attuazione delle direttive del DAP? Tutta questa perfetta macchina organizzativa è capace di far fronte ai tanti disagi e imprevisti che sorgono nella quotidianità della vita d’Istituto.

Ma nei casi in cui il problema è davvero ostico, quando ci si trova di fronte ad un caso mai affrontato prima, quando in sostanza il gioco si fa duro... ecco che si materializza l’arma totale del DAP, la panacea per eccellenza: Signore e Signori (rullo di tamburi) ...il Gruppo di Lavoro!

Il gruppo di lavoro sostanzialmente significa riunire esperti in determinati settori per arrivare ad una soluzione che evidentemente né il Ministro, né i Capi e Vice Capi, Direttori Generali, Provveditori e Direttori possono (o vogliono) risolvere. Non passa settimana che non ne venga istituito uno che viene prontamente ufficializzato da un ordine di servizio del Capo del DAP che a sua volta viene comunicato da una lettera di trasmissione del Capo della Segreteria Generale. Qui sorge la prima discriminante dei gruppi di lavoro: quelli che vengono comunicati solo all’interno del DAP e quelli che vengono trasmessi anche alla periferia, un po’ come avviene per le Circolari insomma.

Per far parte di un gruppo di lavoro bisogna essere esperti in “tuttologia”, materia in verità nella quale non è difficile trovare persone con tale requisito ed ecco perché alla fine, nei gruppi di lavoro, fanno parte quelle persone che “... hanno mostrato doti di affidabilità e competenza in svariati settori”. In pratica le solite persone che invece di lavorare per quello per cui vengono pagate, sono utilizzate per cercare soluzioni a problemi inesistenti o che potrebbero essere risolti se solo si utilizzasse un po’ di sano buon senso.
 
Ma vediamo più da vicino il prototipo del gruppo di lavoro.

Ubiquità dei componenti il Gruppo di Lavoro
La prima caratteristica di un gruppo di lavoro che si rispetti è quella della ubiquità dei propri componenti. Se si spulcia la composizione dei gruppi di lavoro, balza subito agli occhi un dato: ci sono persone che fanno parte di una dozzina di gruppi di lavoro, altri anche di più. Se poi si considera che i gruppi di lavoro vengono istituiti, ma non vengono mai smantellati, appare evidente che per un componente è fisicamente impossibile conciliare il proprio lavoro con un tale aggravio di responsabilità attribuitegli dai gruppi di lavoro di cui è parte, per non parlare del fatto che è facile che il singolo non si ricordi nemmeno di quali e quanti gruppi di lavoro è componente. Qui c’è anche da sollevare una questione morale dei componenti dei gruppi: raggiunto il quinto gruppo di lavoro, sarebbe opportuno rifiutare la nomina ad ulteriori gruppi di lavoro, a meno che non li si voglia collezionare per tappezzare il proprio ufficio (per alcuni c’è da presumere che questo tipo di collezionismo sia l’unica attività lavorativa).

L'inconcludenza
Ecco allora arrivati alla seconda caratteristica del gruppo di lavoro: l’inconcludenza. Se fate parte dell’Amministrazione penitenziaria, sicuramente siete venuti a conoscenza di almeno una decina di gruppi di lavoro. Bene, avete mai letto dei risultati raggiunti o della soluzione trovata da uno di questi gruppi di lavoro? Mai vero? Ma non sentitevi in colpa o esclusi da certe comunicazioni: nemmeno i singoli componenti del gruppo di lavoro ne sono venuti mai a conoscenza. Se non temessi di venire preso sul serio da qualche mente illuminata del DAP la mia proposta sarebbe: istituiamo un gruppo di lavoro per monitorare i gruppi di lavoro istituiti fin d’ora e valutare i risultati che hanno conseguito!

La rappresentatività
Il terzo fondamentale requisito del gruppo di lavoro è la rappresentatività dei vari livelli amministrativi nei propri componenti. Dato per certo che almeno un Direttore per ogni gruppo di lavoro ci deve essere, si passa dalla presenza di Agenti di Polizia Penitenziaria (e qui ci si potrebbe fermare perché la soluzione in genere questi la conoscono già) per arrivare addirittura alla presenza di uno dei Vice Capi del DAP, passando per quasi tutti i livelli intermedi della scala gerarchico/amministrativa. Il risultato è una serie di scatole cinesi o matrioske che riproducono in piccolo le stesse incapacità organizzative che non avevano permesso la soluzione del problema a monte.

Test: fai parte di un Gruppo di Lavoro?
Questi dunque i requisiti fondamentali di un gruppo di lavoro degno di tale nome. Per capire se tu, gentile lettore che sei arrivato fin qui, puoi far parte di un Gruppo di Lavoro considera che:
se fai parte del 90% dei gruppi di lavoro, allora il problema sei tu;
se fai parte del 50% dei gruppi di lavoro, molto probabilmente sei uno dei Direttori a cui non sanno proprio cosa far fare;
se fai parte del 25% dei gruppi di lavoro, sei uno davvero ben inserito al DAP, ora sta a te decidere se rallegrartene o meno;
se fai parte del 10% dei gruppi di lavoro, meriteresti molta più considerazione e visibilità nella nostra Amministrazione: ancora qualche leccata di culo e vedrai che si accorgeranno di te;
se fai parte del 5% dei gruppi di lavoro, è facile che nemmeno tu lo sappia e servi solo per fare numero;
se non fai parte nemmeno di un gruppo di lavoro, allora non sei nessuno e devi andare a lavorare secondino che non sei altro!