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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/10/2009  -  stampato il 09/12/2016


Striscia la Notizia con il braccialetto elettronico fa emergere la questione delle carceri italiane.

Il Servizio giornalistico andato in onda i primi del mese di ottobre 2009, nella trasmissione televisiva Striscia La Notizia trasmessa da Canale 5, ha avuto il pregio di portare all’attenzione di decine di milioni di italiani la questioni delle carceri italiane. Ora tutti sanno che nelle carceri italiane esiste un problema sovraffollamento che nessun Governo ha saputo affrontare nonostante i consigli di chi in carcere ci lavora da decenni e nonostante studi di università italiane ed estere abbiano dimostrato che incarcerare quante più persone possibile non diminuisce la sicurezza dei cittadini, ma l’aumenta.

I dati del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, elaborati in collaborazione con l’associazione Pianeta Carcere, sulle presenze negli istituti penitenziari italiani parlano chiaro: le duecento e più carceri italiane hanno superato la soglia delle 65 mila presenze di persone detenute, cifra mai raggiunta nella storia del Paese. E hanno raggiunto questo triste record nell’indifferenza della classe politica e degli organi deputati a monitorare la situazione. Le Regioni che hanno superato il limite tollerabile sono scese ad 11 rispetto alle 12 del mese scorso, ma è una situazione paradossale che si può spiegare con l’intensa attività di trasferimenti di detenuti da un carcere all’altro che il Dap sta svolgendo da tempo e che fino ad ora è stato l’unico provvedimento che l’Amministrazione Penitenziaria è stata in grado di attuare per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri.

Nessun provvedimento sostanziale per deflazionare le carceri ha preso il Parlamento italiano, che pure ha visto moltissimi suoi componenti visitare i penitenziari italiani in tempi recenti. Alle loro dichiarazioni di intenti per risolvere le criticità del carcere non hanno fatto seguito fino ad oggi fatti concreti.

Non si è stati in grado di trovare soluzioni politiche e amministrative per evitare il tracollo del sistema penitenziario italiano. Noi continuiamo ad auspicare che, nonostante tutto, si raggiunga a breve un accordo bipartisan.

Questa mancanza di provvedimenti non ha fatto che aggravare ancora di più il lavoro della Polizia Penitenziaria, l’unica rappresentante dello Stato che è in prima linea 24 ore su 24 con un organico che si è assottigliato giorno per giorno. E’ tempo di sollecitare urgenti interventi per impedire l’implosione del sistema carcere del Paese. Il 13 ottobre 2009 abbiamo inviato una missiva al Ministro facendo presente la grave situazione penitenziaria e la preoccupazione per la gravissima situazione di sovraffollamento delle carceri a fronte della quale si contrappone una altrettanto gravissima mancanza di Personale di Polizia, ormai carente di ben oltre 5mila (!) unità rispetto agli organici previsti.

Sono state presentate alcune osservazioni e avanzate alcune proposte che potrebbero trovare spazio nella stesura finale del Piano Carceri. Abbiamo espresso parere positivo in merito all’eventuale utilizzo delle procedure edilizie straordinarie e alla necessità dell’assunzione, sempre con procedure di urgenza, di 5.000 unità di Polizia Penitenziaria.

Parere altrettanto favorevole in merito alla realizzazione di un circuito penitenziario differenziato di Carceri Leggere destinate esclusivamente a soggetti arrestati provenienti dalla libertà. A tal riguardo, abbiamo concordato sull’utilità di una simile innovazione, soprattutto nelle grandi città, per fronteggiare il fenomeno delle sliding doors per effetto del quale un elevato numero di persone entra ed esce dagli istituti penitenziari nel breve periodo di due o tre giorni. Inoltre, è nostra convinzione che è possibile recuperare numerosi posti attraverso la ottimizzazione degli spazi, sempre all’interno della cinta muraria degli istituti penitenziari.

Sappiamo esistere situazioni laddove all’interno dell’intercinta muraria potrebbero essere realizzati, in tempi brevi e senza particolari vincoli urbanistici, altri padiglioni detentivi.

Nella stessa direzione di recupero delle strutture abbiamo proposto di valutare la possibilità di riutilizzare le strutture a custodia attenuata costruite all’indomani del D.Lgs 309/90 (cd. Jervolino-Vassalli) e utilizzate dall’amministrazione penitenziaria agli inizi degli anni novanta per essere dismesse pochi anni dopo.

Vanno rivalutate attentamente, a nostro avviso anche le misure alternative alla detenzione, soprattutto per i reati di scarso allarme sociale.

Infine, sarebbe anche opportuno un ragionamento sulla depenalizzazione di alcuni reati minori, per i quali, forse, sarebbe possibile applicare sanzioni amministrative e/o pecuniarie in luogo della detenzione.