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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/07/2011  -  stampato il 05/12/2016


Interrogazioni parlamentari sul carcere 11 - 16 luglio 2011.

 

ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/02314
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 581 del 14/07/2011
Firmatari
Primo firmatario: SOLIANI ALBERTINA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 14/07/2011
Commissione assegnataria
Commissione: II COMMISSIONE (GIUSTIZIA)
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 14/07/2011
Stato iter:
IN CORSO
Fasi iter:
ASSEGNATO IN COMMISSIONE
Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-02314
presentata da
ALBERTINA SOLIANI
giovedì 14 luglio 2011, seduta n.581
SOLIANI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
in data 3 luglio 2011 la stampa locale di Parma ha riportato la notizia del suicidio di Giuseppe P., da 16 anni agente di Polizia penitenziaria presso l'istituto penitenziario cittadino di via Burla;
il suicidio di un agente di Polizia penitenziaria, ancorché determinato da una pluralità di circostanze anche di natura familiare, ha richiamato l'attenzione della stampa e dei sindacati di categoria sull'enorme pressione lavorativa e sullo stress correlato alle responsabilità connesse al ruolo di agente penitenziario;
le carceri dell'Emilia-Romagna sono al secondo posto in Italia per tasso di sovraffollamento: i detenuti sono, infatti, 4.373, a fronte di una capienza regolamentare di 2.394, con un indice di sovraffollamento pari al 182,5 per cento, superiore al dato medio nazionale pari al 150,95 per cento;
oltre al forte sovraffollamento e alla cronica carenza del personale effettivamente in servizio, in particolare, i sindacati lamentano la mancata attivazione dei centri d'ascolto e supporto psicologico promessi nel 2008 dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e mai attivati come pure la mancata assunzione dei 50 psicologi vincitori di concorso mai assunti per carenza di risorse,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del forte sovraffollamento delle carceri dell'Emilia-Romagna e quali urgenti azioni intenda porre in essere per farvi fronte, con particolare riguardo al carcere di Parma;
in particolare, quali azioni intenda adottare al fine di sostenere concretamente, anche dal punto di vista psicologico, gli agenti di Polizia penitenziaria impegnati nella gravosa attività di sorveglianza nelle strutture carcerarie del nostro Paese.
(3-02314)
ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/02312
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 581 del 14/07/2011
Firmatari
Primo firmatario: PASSONI ACHILLE
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 14/07/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
14/07/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 14/07/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-02312
presentata da
ACHILLE PASSONI
giovedì 14 luglio 2011, seduta n.581
PASSONI, DELLA MONICA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
in Italia il sistema carcerario versa ormai da anni in una situazione di collasso a causa delle carenze strutturali e della consistenza degli organici della Polizia penitenziaria al di sotto della soglia necessaria e sufficiente al buon funzionamento degli istituti carcerari;
in Toscana la popolazione carceraria conta, al marzo 2011, 4.483 detenuti a fronte di una capienza prevista di 3.188 posti;
sempre in Toscana, nell'anno 2010 si sono contati 5 casi di suicidio, 155 tentativi di suicidio e 787 atti di autolesionismo;
alla metà del 2009, per la casa circondariale di Arezzo veniva elaborato un piano volto all'inderogabile messa in sicurezza della struttura stessa i cui lavori, che ammontavano a complessivi 2.500.000 euro, avevano inizio nel luglio 2010 e afferivano ad interventi relativi alla manutenzione del muro perimetrale e delle postazioni di sorveglianza;
a seguito dell'inizio dei lavori, nell'agosto 2010 uno specifico accordo con il Provveditorato regionale per la Toscana stabiliva una parziale chiusura dell'Istituto fissando il tetto massimo del numero degli ospiti nuovi in 10 unità, da annoverarsi tra le persone arrestate in ambito provinciale e trattenute fino alla convalida del fermo e al trasferimento in altra struttura penitenziaria, garantendo così al personale di custodia la permanenza in sede con funzioni di vigilanza nell'ambito dell'istituto ed a supporto del Nucleo traduzioni e piantonamenti, sopperendo in quest'ultimo caso a esigenze provenienti dall'intero territorio regionale;
il citato accordo prevedeva che il personale del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria venisse integrato al Nucleo traduzioni e piantonamenti di Arezzo su base volontaria e impiegato in un'area del territorio regionale vicina alla provincia di Arezzo onde non gravare sugli spostamenti in termini di costi e funzionalità del servizio;
i termini del suddetto accordo sono stati sostanzialmente rispettati per i primi quattro mesi dalla stipula mentre ben presto, disattendendo quanto stabilito, il personale si veniva a trovare impegnato in servizi in territori fuori regione e assai distanti dalla sede;
considerato che:
il Capo Dipartimento, dottor Ionta, prospettando la necessità di procedere ad ulteriori interventi, in questo caso nei locali adibiti alla detenzione, con decreto datato 4 aprile 2011 disponeva di fatto la sospensione, fino al termine dei lavori, di tutte le attività sia penitenziarie che amministrative svolte presso l'istituto carcerario di Arezzo, dove dal 12 giugno non risulta presente alcun detenuto;
ad aggi il Provveditore non ha ancora ufficializzato le date d'inizio e di conclusione dei lavori di ristrutturazione degli spazi interni, il tutto in assenza di una progettazione dotata di copertura finanziaria e pronta per essere messa in gara;
la scelta operata dal Capo Dipartimento comporta notevoli costi aggiuntivi in termini di disservizio oltre che economici; basti pensare ai riflessi negativi che il provvedimento avrà sulle altre strutture carcerarie toscane che, come premesso, vivono situazioni di carenze igienico-sanitarie e sovraffollamento che vanno ben oltre le più elementari regole di rispetto dei diritti e della dignità delle persone, e ai costi aggiuntivi che il sistema giustizia nel suo complesso dovrà sopportare a seguito della chiusura della casa circondariale di Arezzo;
i consiglieri regionali Vincenzo Ceccarelli e Enzo Brogi hanno presentato una mozione al Consiglio regionale della Toscana che impegna la Giunta regionale a sollecitare il Ministro in indirizzo a fornire risposte sui lavori di ristrutturazione e sulla chiusura del carcere aretino,
si chiede di sapere:
quali siano le reali motivazioni che hanno condotto alla chiusura, anche se dichiarata temporanea, della casa circondariale di Arezzo pur in presenza della possibilità di effettuare i lavori interni alla struttura utilizzando, durante i lavori, le celle destinate alla sezione femminile, al momento inutilizzata ed in condizione di soddisfare tutte le norme in materia di sicurezza e abitabilità dei locali;
se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario mantenere operativa la casa circondariale di Arezzo, così da garantire al contempo migliori condizioni di vita per i detenuti ed i propri congiunti e un uso oculato delle risorse pubbliche da destinarsi alle Forze dell'ordine impegnate nell'attività di contrasto ai fenomeni criminosi.
(3-02312)
ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/05639
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 581 del 14/07/2011
Firmatari
Primo firmatario: DE ECCHER CRISTANO
Gruppo: IL POPOLO DELLA LIBERTA'
Data firma: 14/07/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 14/07/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-05639
presentata da
CRISTANO DE ECCHER
giovedì 14 luglio 2011, seduta n.581
DE ECCHER - Al Ministro della giustizia - Premesso che l'istituto penitenziario di Trento, fiore all'occhiello dell'amministrazione penitenziaria, è all'avanguardia dal punto di vista dell'evoluzione tecnologica per la cosiddetta "sorveglianza dinamica" della Polizia penitenziaria;
premesso, inoltre, che:
la direzione di detto istituto, che procederebbe alla gestione del carcere e del personale ivi collocato in maniera autoritaria e "privatistica", da tempo suscita lamentele e malumori;
all'interrogante, in particolare, risulta che: 1) in detto istituto, data la carenza di un'equa e trasparente organizzazione del lavoro, i turni di piantonamento di detenuti presso le corsie in ospedale sarebbero di 8 ore rispetto alle usuali 6; 2) nonostante la conclamata carenza di poliziotti penitenziari sarebbero state aperte nuove sezioni detentive; 3) il complesso degli alloggi esterni sarebbe privo sia di un'assicurazione sugli stabili che di contratti per le manutenzioni;
all'interrogante, inoltre, risulta che:
alcuni operatori del predetto penitenziario avrebbero denunciato atteggiamenti irrispettosi da parte della direzione;
a causa del diniego della predetta direzione di inviare un detenuto a visita specialistica per presunta scabbia, poi accertata, gli agenti avrebbero rischiato il contagio e la diffusione della malattia anche all'esterno dell'istituto;
considerato che:
le organizzazioni sindacali di categoria avrebbero più volte segnalato tali atteggiamenti all'amministrazione;
l'attuale direzione, già nella precedente gestione del carcere di Rovereto, avrebbe provocato uguali e simili problematiche;
recentissime notizie di stampa riferiscono di un'avvenuta ispezione ministeriale presso il carcere,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra e se corrisponda al vero che presso il carcere di Trento si è svolta un'ispezione ministeriale e, in caso affermativo, con quali esiti.
(4-05639)
ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/05633
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 581 del 14/07/2011
Firmatari
Primo firmatario: FLERES SALVO
Gruppo: IL POPOLO DELLA LIBERTA'
Data firma: 14/07/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA SALUTE
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA SALUTE delegato in data 14/07/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-05633
presentata da
SALVO FLERES
giovedì 14 luglio 2011, seduta n.581
FLERES - Ai Ministri della salute e della giustizia - Premesso che:
a distanza di tre anni dall'entrata in vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° aprile 2008 la Sicilia continua a non operare le modifiche normative che consentirebbero il passaggio della medicina penitenziaria al Servizio sanitario nazionale (SSN);
in tale stato di cose aumentano vieppiù le segnalazioni da parte dei detenuti, dei loro familiari e dei loro legali su aspetti e problematiche di carattere sanitario;
le strutture penitenziarie spesso non dispongono dei fondi necessari per garantire l'assistenza sanitaria, soprattutto quella specialistica, per assicurare la presenza di infermieri e l'acquisto dei farmaci;
in tale stato di cose aumentano in maniera esponenziale i casi di decessi in ospedale per problemi sanitari;
premesso, inoltre, che da ultimo, nel carcere Pagliarelli di Palermo, sono stati registrati due decessi in quattro giorni: il primo detenuto è morto per infarto e il secondo per le conseguenze di uno sciopero della fame;
considerato che la Regione Siciliana si ostina a non voler intraprendere le necessarie misure per evitare problemi sanitari nelle carceri,
l'interrogante chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, siano a conoscenza di quanto sopra e se e in quali modi intendano intervenire, di concerto con le istituzioni locali, al fine di far cessare tale stato di cose e avviare definitivamente l'attuazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° aprile 2008.
(4-05633)
ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/05606
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 581 del 14/07/2011
Firmatari
Primo firmatario: FLERES SALVO
Gruppo: IL POPOLO DELLA LIBERTA'
Data firma: 14/07/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 14/07/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-05606
presentata da
SALVO FLERES
giovedì 14 luglio 2011, seduta n.581
FLERES - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
da tempo gli uffici di esecuzione penale esterna (UEPE) lamentano la carenza di personale a fronte di un aumento delle competenze;
ad oggi non risultano interventi risolutivi posti in essere per risolvere tale stato di cose;
recentemente negli uffici di Padova e Rovigo, nei quali sono presenti 9 unità lavorative a fronte di 14 previste dalla pianta organica, è stato proclamato lo stato di agitazione;
in particolare, di dette 9 unità di personale 5 sarebbero assistenti e 4 amministrativi, di cui solo uno in servizio;
tale stato di cose rende effettivamente impossibile l'espletamento dei compiti ordinari degli uffici e gli adempimenti di cui alla legge n. 199 del 2010 e ogni altra attività di assistenza ai soggetti in esecuzione penale esterna,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra;
se e in quali modi intenda intervenire al fine di consentire agli UEPE, con riferimento specifico a quello di Padova e Rovigo, di poter svolgere al meglio i compiti previsti dalla legge.
(4-05606)
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN ASSEMBLEA 3/01748
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 499 del 12/07/2011
Firmatari
Primo firmatario: TIDEI PIETRO
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 12/07/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
12/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/07/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 12/07/2011
Stato iter:
CONCLUSO il 13/07/2011

Partecipanti allo svolgimento/discussione
ILLUSTRAZIONE
13/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
 
RISPOSTA GOVERNO
13/07/2011
MINISTRO SENZA PORTAFOGLIO RAPPORTI CON IL PARLAMENTO
 
REPLICA
13/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO

Fasi iter:
DISCUSSIONE IL 13/07/2011
SVOLTO IL 13/07/2011
CONCLUSO IL 13/07/2011
Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-01748
presentata da
PIETRO TIDEI
martedì 12 luglio 2011, seduta n.499

TIDEI, FERRANTI, CAPANO, MARAN, AMICI, ANDREA ORLANDO, CAVALLARO, CIRIELLO, CONCIA, CUPERLO, MELIS, PICIERNO, ROSSOMANDO, SAMPERI, TENAGLIA, TOUADI, QUARTIANI e GIACHETTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:
sono già 29 i suicidi in carcere dall'inizio del 2011: l'ultimo in ordine di tempo (ma si potrebbe essere già superati dalla cronaca) è quello di un giovane detenuto (28 anni) che il 27 giugno 2011 - dopo un colloquio con i familiari - si è impiccato nel bagno della sua cella nel sovraffollatissimo carcere di Bari. Un carcere vecchissimo, del 1926, che, con una capienza di 250 detenuti, ne ospita 530, più del doppio. Un sovraffollamento mortale (alla tragica conta 2011 bisogna aggiungere, finora, tre agenti penitenziari) che dopo il 2010 - l'anno più «nero» per le carceri italiane, con un record storico di 191 suicidi e 1.134 tentati suicidi - pretende il suo costante tributo di vite umane. Secondo i dati di «Ristretti orizzonti», dal 2000 ad oggi nelle carceri italiane sono morti 1.800 detenuti, di cui 650 per suicidio, cui vanno aggiunti 87 agenti di polizia penitenziaria. Pare indubbio che, nel silenzio assordante delle istituzioni, nelle carceri italiane stia avvenendo una «strage silenziosa» nemmeno scalfita dalla circolare del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria dell'agosto 2010 sull'emergenza suicidi e che prevedeva speciali corsi di formazione per il personale di custodia finalizzati all'istituzione di unità di ascolto e alla prevenzione di suicidi ed atti di autolesionismo;

le disumane condizioni di vita nelle carceri italiane vengono quasi sistematicamente passate sotto silenzio dai media e dall'opinione pubblica; come sotto silenzio continuano a passare le giornaliere sofferenze di tante persone, di frequente diverse in tutto, razza, nazionalità, religione, rinchiuse 18-20 ore al giorno in spazi angusti, in celle fatiscenti, spesso sotto psicofarmaci per poter reggere ad una simile condizione di sofferenza;

la realtà carceraria è una realtà di disperazione e crudeltà, una pentola in ebollizione dove il disagio del personale di custodia e trattamento, demotivato, sottopagato e gravemente al di sotto dell'organico previsto, si aggiunge a quello dei reclusi ammassati nelle celle e a cui si disconoscono le necessità più elementari;

considerato che a tale drammatica situazione il Governo continua a non dare risposte e si sono perse le tracce del piano carceri, reso difficilmente attuabile dalle manovre finanziarie promosse dal Ministro dell'economia e delle finanze, appare preoccupante la mancanza di una lungimirante e sistematica politica penale che nel segno delle depenalizzazioni di molti reati ormai privi di disvalore sociale, di interventi su leggi che producono un aumento del numero dei detenuti in misura sempre più rilevante e del rafforzamento degli strumenti sanzionatori alternativi alle pena detentiva, possa, nel medio periodo, invertire la tendenza ad un sovraffollamento carcerario che, con il trend attuale, potrebbe a fine 2011 raggiungere le 70.000 presenze;

non meno preoccupante e drammatica è la situazione di abbandono e di incertezza normativa in cui versano i 6 ospedali psichiatrici giudiziari italiani. Una situazione «scomoda» quella dei vecchi manicomi criminali, di chi non ha voce o ne ha meno degli altri. Il numero degli internati in ospedali psichiatrici giudiziari cresce costantemente: dai 1.200 del novembre 2007 si è passati nel maggio del 2010 a 1.460; gli ultimi dati, del maggio 2011, riferiscono di ben 1.550 reclusi. Dopo il passaggio sancito col decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 2008 della sanità penitenziaria al servizio sanitario nazionale e, quindi, alle regioni, la mancata attivazione di queste ultime e la carenza di risorse hanno provocato una situazione di estremo degrado e in alcuni casi di vera e propria malagiustizia. Se infatti il promesso programma di dismissione non è mai partito, dalla nota relazione della Commissione d'inchiesta parlamentare sull'efficacia e l'efficienza del servizio sanitario nazionale, presieduta dal senatore Marino, è emerso un quadro di ordinaria disumanità: abbandono igienico-sanitario delle strutture, abusi e vessazioni sugli internati, nonché un uso improprio delle cosiddette proroghe dell'internamento. Basti pensare - si richiamano i dati prodotti proprio dalla citata Commissione - che all'11 aprile 2011, su 376 internati dichiarati «dimissibili», solo 65 sono stati effettivamente dimessi, mentre per altri 115 è stata prevista una proroga dell'internamento; di questi ultimi, i socialmente pericolosi sono solo 5, mentre tutti gli altri non sono usciti dall'ospedale psichiatrico giudiziario perché non hanno ricevuto un progetto terapeutico, non hanno una comunità che li accolga o un'azienda sanitaria locale che li assista. E si va spesso avanti così, con la magistratura di sorveglianza che va di proroga in proroga per mancanza di un programma di reinserimento territoriale. Si parla di soggetti che se in passato hanno manifestato un qualche disagio mentale o disturbi della personalità (e magari sono guariti da tempo), ora sono spesso internati per reati minori, come oltraggio, resistenza a pubblico ufficiale ed altro e che, da sani, si ritrovano in ospedali psichiatrici giudiziari a tempo indeterminato, solo perché nessuno si può prendere cura di loro. Storie, insomma, di denegata giustizia ed «ergastoli bianchi» -:
se e quali improrogabili iniziative il Governo intenda assumere con urgenza per garantire un immediato e concreto miglioramento della drammatica situazione degli istituti penitenziari e se non ritenga necessario avviare un'approfondita indagine conoscitiva nazionale sulle carceri e sulla situazione degli ospedali psichiatrici giudiziari, con particolare riferimento alla problematica della reiterazione delle «proroghe» degli internamenti.
(3-01748)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12705
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 502 del 15/07/2011
Firmatari
Primo firmatario: DIMA GIOVANNI
Gruppo: POPOLO DELLA LIBERTA'
Data firma: 15/07/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 15/07/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12705
presentata da
GIOVANNI DIMA
venerdì 15 luglio 2011, seduta n.502

DIMA. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

la stampa regionale riporta la notizia di un'aggressione avvenuta ai danni di cinque agenti di polizia penitenziaria in servizio presso la casa di reclusione di Rossano (Cosenza) da parte di un detenuto;

sull'episodio si sono registrate le posizioni delle organizzazioni sindacali di categoria che, nel condannare l'episodio, hanno anche evidenziato come la situazione vissuta dagli operatori di polizia penitenziaria sia particolarmente grave;

attraverso precedenti atti di sindacato ispettivo, si è avuto modo di porre con forza all'attenzione del Ministero della giustizia e del dipartimento di polizia penitenziaria l'esistenza di alcune problematiche vissute dagli agenti di polizia penitenziaria in servizio presso la casa di reclusione di Rossano che hanno determinato la proclamazione dello stato di agitazione e l'avvio di alcune forme di protesta eclatanti come il mancato consumo dei pasti durante l'orario di servizio;

la situazione lavorativa è diventata ormai insostenibile a causa delle ormai croniche carenze di personale, che non permettono di varare un serio piano di turnazione del lavoro e di ferie, oltre alla presenza di ulteriori ritardi di natura organizzativa e strutturale;

alla luce dell'ultimo episodio, diventa più che mai necessario organizzare un incontro tra le sigle sindacali ed i vertici dell'amministrazione penitenziaria al fine di individuare un possibile percorso di soluzione delle questioni precedentemente evidenziate, alla luce di quel necessario confronto che non dovrebbe mai venire meno proprio in un settore così delicato come quello della gestione degli istituti di pena che stanno attraversando un evidente momento di tensione legato al sovraffollamento che fa da contraltare alla carenza di organici;

nonostante questa situazione, la polizia penitenziaria di Rossano sta svolgendo con serietà ed abnegazione il proprio dovere istituzionale e professionale ed a tutti gli agenti va espressa solidarietà e vicinanza alla luce soprattutto dell'episodio verificatosi -:

quali urgenti iniziative il Ministro intenda porre in essere per venire incontro alle richieste degli agenti di polizia penitenziaria e se ritenga sia giunto il momento di organizzare, attraverso i vertici dell'amministrazione penitenziaria, un momento di confronto sui problemi specifici della casa di reclusione di Rossano. (4-12705)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12631
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 498 del 11/07/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 08/07/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 08/07/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12631
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 11 luglio 2011, seduta n.498

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa ANSA del 4 luglio 2011, un agente di polizia penitenziaria, Giuseppe P., 35enne, assistente capo in servizio presso il carcere di Parma, si è tolto la vita dopo aver fatto rientro nel suo paese di origine, in provincia di Crotone;

il segretario generale del Sappe, Donata Capece, ha commentato: «Al di là dei problemi personali del collega, che da poco aveva perso la madre ciò che purtroppo constatiamo per l'ennesima volta è la sottovalutazione dello stress psico-fisico del lavoro quotidiano degli agenti nelle sovraffollate carceri italiane. Controllare 69mila detenuti è diventato anche pericoloso, visto che ciascun poliziotto penitenziario si trova a dover sorvegliare anche più di cento detenuti per volta. E che dire poi della istituzione del punti di ascolto psicologico che il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria aveva preannunciato nel 2008, quando a capo del Dap c'era Ettore Ferrara, predecessore di Franco Ionta. Non se ne è fatto nulla per mancanza di risorse. I 50 psicologi che hanno vinto il concorso devono infatti essere ancora assunti, ma i tagli previsti dalle ultime manovre non lo consentono. Sollecitiamo l'Amministrazione a destinare al lavoro in carcere educatori e psicologi ora impiegati in altri compiti»;

sempre più spesso ultimamente il mondo carcerario si misura con simili tragici eventi; i fenomeni di suicidio riguardano tanto i detenuti quanto i poliziotti penitenziari ed in entrambi i casi sono statisticamente superiori a quanto avviene fuori dal carcere;

a giudizio della prima firmataria del presente atto, chi quotidianamente lavora all'interno di carceri sovraffollate, invivibili ed ingestibili, dovrebbe essere supportato al meglio nella propria attività, essere messo nelle condizioni di fare fronte al disagio ed allo stress derivanti dai proprio lavoro, evitando che coloro che tutti i giorni sono in prima linea a contatto con i detenuti siano i soli a farsi carico di una situazione sempre più difficile, il che significa organizzare il lavoro degli agenti di polizia penitenziaria in modo da ridurre lo stress, superare la condizione di perenne sotto organico che obbliga questi ultimi a turni massacranti, fornire loro supporti anche di tipo psicologico -:

se siano state avviate eventuali indagini amministrative al fine di verificare le cause che hanno indotto l'assistente capo in servizio presso il carcere di Parma a togliersi la vita;

se le autorità fossero a conoscenza del disagio psicologico dell'agente e se fossero state avviate tutte le procedure di precauzione per prevenire l'atto suicidale;

se nel carcere al quale era assegnato l'uomo sia mai stato istituito un punto dì ascolto con la presenza di psicologi;

se non intenda istituire con urgenza un tavolo di confronto sul disagio del personale appartenente alla polizia penitenziaria, così come da tempo richiesto dalle varie organizzazioni sindacali;

cosa intenda fare per aumentare significativamente l'organico degli agenti di polizia penitenziaria. (4-12631)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/01755
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 501 del 14/07/2011
Firmatari
Primo firmatario: FORMISANO ANNA TERESA
Gruppo: UNIONE DI CENTRO PER IL TERZO POLO
Data firma: 14/07/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
UNIONE DI CENTRO PER IL TERZO POLO
14/07/2011
UNIONE DI CENTRO PER IL TERZO POLO
14/07/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 14/07/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta orale 3-01755
presentata da
ANNA TERESA FORMISANO
giovedì 14 luglio 2011, seduta n.501

ANNA TERESA FORMISANO, RAO e DIONISI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato da organi di stampa, l'Osapp, l'Organizzazione sindacale autonoma della polizia penitenziaria, in una nota inviata al provveditore regionale, ha minacciato di attuare nuove forme di protesta per denunciare una serie di problematiche esistenti a Frosinone, con particolare riferimento alla cronica carenza d'organico, ma anche all'assenza di ordine e sicurezza;

la situazione si aggraverà con la prossima apertura della nuova ala del carcere che, a breve, sarà in grado di ospitare un migliaio di detenuti: un surplus che, unito alla carenza di personale della polizia penitenziaria, genererà un vero e proprio allarme sociale;

nell'istituto ciociaro il servizio in h 24 viene da tempo ufficialmente distribuito nei quattro quadranti, ma di fatto si realizza con lo svolgimento dei rientri nel doppio turno al quale, quasi mai, viene associato il giorno seguente smontante, trasformando le ore svolte in più come lavoro straordinario: si registrano prolungamenti di orari che vanno dalle iniziali sei ore di servizio alle nove, addirittura alle dodici;

il lavoro viene svolto in sezioni che sono totalmente indipendenti l'una dall'altra, celle disposte su di un solo lato del corridoio che di fatto prolungano notevolmente il percorso della sezione, in cui lavorano agenti abbandonati a sé stessi anche con casi di aggressione fisica;

a fronte di una richiesta di maggiori supporti è invece arrivato l'ordine dell'accorpamento di due sezioni nei turni di 18-24 e 0-6, con l'apertura di una doppia porta (perennemente chiusa dal lontano 1992) che unisce i due lati dell'edificio detentivo, costringendo l'operatore a svolgere un servizio da «maratoneta» -:

se non intenda, dopo opportuni sopralluoghi, adottare urgenti ed efficaci misure finalizzate alla risoluzione dell'emergenza sopra descritta. (3-01755)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12707
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 502 del 15/07/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 15/07/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
15/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
15/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
15/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
15/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
15/07/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 15/07/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12707
presentata da
RITA BERNARDINI
venerdì 15 luglio 2011, seduta n.502

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

il 9 luglio 2011 la prima firmataria del presente atto ha visitato la casa di reclusione di Spoleto accompagnata da Irene Testa (segretaria dell'Associazione Radicale Il Detenuto Ignoto) e Liliana Chiaramello (Radicali Italiani); la visita è stata guidata dal direttore Ernesto Padovani e dal comandante;

quel giorno erano presenti in istituto 679 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 453 posti; in particolare, secondo un report del 29 giugno, quando i detenuti presenti erano 684, la situazione nei diversi circuiti penitenziari era la seguente: reclusione ordinaria, in 110 posti disponibili vi erano 258 detenuti; alta sicurezza 1, in 25 posti disponibili erano presenti 16 detenuti; alta sicurezza 3, in 125 posti disponibili erano presenti 233 detenuti; in 41-bis su 101 posti disponibili erano presenti 78 detenuti; nel circuito «protetti - promiscua» su 51 posti disponibili erano presenti 94 detenuti; non vi erano detenuti in infermeria, che ha una capienza di 21 posti, né nella sezione «transito» che ha 10 posti disponibili; dei 10 posti destinati ai semiliberi, vi erano 5 detenuti; nell'istituto non sono previsti, per mancanza di spazio e personale, le sezioni «prima accoglienza», «protetti omo/transessuali», «protetti/riprovazione sociale», «protetti/Forze dell'Ordine»; il sovraffollamento è così alto nelle sezioni AS3 e reclusione ordinaria che le stanze destinate alla socialità sono state sottratte alla ricreazione dei detenuti e occupate da 6/8 posti letto;

il Corpo degli agenti di polizia penitenziaria è fortemente carente; se ci si riferisce, come giusto, al personale effettivamente in servizio, mancano ben 115 unità e questo deficit di presenze si ripercuote inevitabilmente sulle attività trattamentali che nel carcere di Spoleto, nonostante la buona volontà del direttore, sono molto limitate, arrivando a percentuali di accesso al lavoro sotto il 10 per cento nella sezione affollatissima dei detenuti comuni; il direttore ha fatto richiesta di qualche agente in più per garantire l'imminente piano ferie, ma ancora non ha ricevuto risposte;

pur disponendo il carcere di Spoleto di locali destinati alle lavorazioni adeguatamente attrezzati, questi sono praticamente inutilizzati a causa della mancanza dei fondi destinati al lavoro dei detenuti; ad avviso della prima firmataria del presente atto, che ha visitato la falegnameria, la sartoria e la tipografia, rappresenta un vero spreco lasciare inutilizzati tutti quei macchinari che potrebbero impiegare un numero consistente di detenuti indirizzandoli ad un effettivo percorso riabilitativo; inoltre, chiunque abbia la fortuna di accedere ad una qualsiasi forma di lavoro nell'istituto penitenziario, deve essere visitato da un medico che deve essere appositamente retribuito, sottraendo il compenso dovuto dai già esigui fondi destinati alle mercedi per i detenuti;

educatori e psicologi penitenziari sono figure professionali del tutto carenti nel carcere di Spoleto; infatti, sono solamente 4 gli educatori e 2 gli psicologi penitenziari ex articolo 80; questi ultimi possono dedicare solo qualche minuto al mese ai detenuti che hanno bisogno del loro supporto;

nel carcere di Spoleto ci sono 88 ergastolani le metà dei quali in 41-bis; l'istituto non è nelle condizioni di garantire agli ergastolani l'isolamento notturno e il lavoro;

per comprendere la mancanza di risorse, basti dire che per i lavori di manutenzione dell'istituto non ci sono risorse a disposizione e che è ormai inesistente il fondo destinato ai prodotti igienici, alla fornitura dei quali tenta di supplire la Caritas con sporadiche e comunque insufficienti donazioni;

quanto ai cosiddetti «eventi critici», quest'anno si è verificato un suicidio in alta sicurezza, mentre gli atti di autolesionismo riguardano soprattutto i detenuti comuni, in particolar modo gli stranieri;

quanto ai colloqui con i familiari, pur essendo stato abolito l'odioso e vietato muretto divisorio e pur concedendo la direzione la possibilità ai familiari di cumulare le ore mensili, il disagio dei visitatori è notevole per le file di ore che devono sopportare; anche per il personale di polizia penitenziaria lo stress è notevole visto che devono organizzare 700 colloqui differenziati per le diverse tipologie di detenuti;

fra i casi incontrati nel corso della visita durata più di cinque ore si segnalano:

G.R. ergastolano ostativo che ha rappresentato le sue continue idee suicidarie essendo materialmente impossibile per lui offrire una qualsiasi forma della «collaborazione» richiesta;

A.D. è un giovane che si è visto costretto ad interrompere il corso di laurea in «consulenza del lavoro e delle relazioni aziendali» intrapreso con profitto negli anni di detenzione a Modena. Il caso, era stato già segnalato nell'interrogazione n. 4-11466 che ancora non ha ricevuto risposta;

nel reparto di media sicurezza vi sono tantissimi detenuti che vivono lontanissimi dalla loro famiglia; per loro, lavorare in carcere è un miraggio; nella sezione 1A su 55 detenuti lavorano solo in due; in molti, pur essendo detenuti a Spoleto da molto tempo, affermano di non aver mai visto un educatore; tutti i detenuti sostengono che per un anno non ha funzionato il riscaldamento;

N.D. albanese, ha la famiglia residente a Trento; separato, ha una bambina di 6 anni che non vede da tre; 4 mesi fa ha presentato la domanda per essere trasferito nel carcere di Trento, ma non ha ricevuto alcuna risposta;

E.K. da lungo tempo attende di essere operata alla caviglia, afferma di essere in lista di attesa all'ospedale Pedrera di Rimini, ma dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ancora non lo trasferiscono al a centro clinico;

S.D.M.A. da tempo ha presentato domanda di trasferimento a Padova o Treviso o Venezia perché moglie e figli vivono a Venezia-Mestre, ma non ha ancora ricevuto risposta; inoltre, soffre di emorroidi e perde molto sangue, è in lista di attesa per essere operato ma non viene chiamato e soffre tantissimo;

V.V. deve scontare ancora una lunga pena e vorrebbe intraprendere un percorso veramente riabilitativo impossibile a Spoleto; per questo, a marzo, ha chiesto di essere trasferito a Bollate, ma non ha ricevuto ancora risposta;

T.H. macedone di 45 anni ha il fine pena nel 2020 ed è completamente sdentato; nel 2009 il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria lo ha spostato a Spoleto proprio per fargli avere la dentiera, ma ancora non l'ha ricevuta e non riesce a mangiare;

Z.A. deve scontare meno di due anni e da due anni è a Spoleto; ha fatto richiesta di trasferimento a Milano dove risiede la sua famiglia, non ricevendo risposta;

C.B. albanese che deve scontare una lunga pena; stava a Rebibbia Nuovo complesso e, dopo la condanna definitiva, aveva chiesto di potersi spostare di poche decine di metri, a Rebibbia Penale, per intraprendere un vero percorso riabilitativo, ma lo hanno mandato a Spoleto;

C.L. albanese che deve ancora scontare 9 anni e 4 mesi. Dal penale del carcere La Dozza di Bologna lo hanno spostato a Spoleto; a Bologna faceva colloqui ogni settimana col fratello che adesso è malato di tumore sotto chemioterapia e non può venire a trovarlo;

G.S. ha fatto richiesta di trasferimento per gli istituti di Bologna, Ferrara, Pesaro o Fossombrone perché la sua famiglia è a Cesena e sua moglie è detenuta nel carcere di Forlì. Il suo fine pena è molto lontano, nel 2029; il detenuto ha detto alla delegazione «una pena così lunga non si può scontare in queste condizioni», in condizioni di sovraffollamento, senza la possibilità di poter lavorare e senza poter svolgere una qualsiasi attività e, per di più, senza contatti con i familiari;

C.A. tunisino, deve ancora scontare 2 anni e sei mesi e da un anno è a Spoleto. Lamenta il fatto di non essere mai stato chiamato dal magistrato di sorveglianza nonostante almeno 10 richieste;

O.S. due mesi fa ha avanzato richiesta di trasferimento nel carcere di Trento dove vive la famiglia che non può venirlo a trovare fino a Spoleto;

V.P. anche lui ha fatto richiesta di trasferimento in un carcere dove ci sia la possibilità di lavorare; ha indicato Roma Rebibbia, Cassino, il vecchio istituto di Civitavecchia perché sua moglie vive a Napoli e potrebbe più facilmente venirlo a trovare;

P.K. albanese condannato a 7 anni, ha scontato 3 anni e 8 mesi e ha chiesto di poter andare al CEIS di Spoleto; ha sposato un'italiana dalla quale ha avuto un figlio che ora ha tre anni e vive a Milano-Legnano;

R.M. marocchino di 72 anni quasi cieco e diabetico che prende insulina quattro volte al giorno;

D.P. deve scontare una pena molto lunga; la sua famiglia a Torino e ha due bambine di 8 e 3 anni; ha bisogno di lavorare per mantenere le sue figlie e ha chiesto al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria di essere trasferito a Bollate per intraprendere un vero percorso riabilitativo; l'UEPE di Torino ha fatto su di lui una relazione positiva;

D.C. da sette anni è dentro e da quando è in prigione non vede il padre ultraottantenne che vive a Firenze; ha fatto domanda di trasferimento in Toscana dove ha ancora molti procedimenti in piedi;

l'ordinamento penitenziario prevede espressamente all'articolo 28 che «Particolare cura è dedicata a mantenere, migliorare o ristabilire le relazioni dei detenuti e degli internati con le famiglie» -:

quali urgenti iniziative si intendano assumere per garantire normali condizioni di vita ai detenuti ed agli operatori del carcere di Spoleto; in particolare, entro quali tempi si preveda che l'istituto possa rientrare nella dimensione regolamentare dei posti previsti, soprattutto per quanto riguarda le sezioni AS3 e reclusione ordinaria;

se non si intendano adottare le opportune iniziative di competenza al fine di aumentare l'organico degli agenti penitenziari, degli educatori, degli psicologi e degli assistenti sociali in servizio presso il predetto istituto di pena, in modo da rendere lo stesso adeguato al numero delle persone recluse;

cosa si intenda fare per garantire ai detenuti l'attività trattamentale, sia essa di studio e/o di formazione e lavoro, atta a preparare il futuro reinserimento sociale previsto dall'articolo 27 della Costituzione, anche attraverso l'utilizzo di maggiori fondi da destinare alla falegnameria, sartoria e tipografia;

se ed in che modo si intendano potenziare, all'interno della struttura penitenziaria in questione, le attività di orientamento e formazione al lavoro e di ricerca di posti di lavoro da offrire ai detenuti, in particolar modo per quelli che hanno quasi finito di scontare la pena;

cosa intendano fare, negli ambiti di rispettiva competenza, per garantire il diritto alla salute dei detenuti e, in particolare, se risulti entro quali tempi verrà ripristinata un'adeguata assistenza psicologica e psichiatrica;

cosa si intenda fare, per quanto di competenza, per aumentare l'insufficiente e totalmente inadeguato numero di educatori attualmente in servizio presso la struttura carceraria spoletina;

se non si ritenga di dover urgentemente intervenire per garantire il normale funzionamento dell'istituto quanto alla manutenzione ordinaria e al reperimento dei prodotti igienici;

cosa intenda fare per eliminare il notevole disagio e lo stress al quale i familiari dei detenuti devono periodicamente sottostare per poter avere un colloquio con i propri cari ristretti nel carcere di Spoleto;

se e quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine di rendere le condizioni di detenzione delle persone condannate all'ergastolo recluse all'interno dei circuiti alta sicurezza e penale conforme alle norme e ai princìpi dell'ordinamento giuridico italiano e dell'ordinamento penitenziario;

se il Governo non intenda intervenire facendosi promotore di una normativa volta alla abolizione del cosiddetto «ergastolo ostativo»;

se non si intenda adottare le opportune iniziative al fine di garantire al detenuto A.D. la ripresa del proprio corso di laurea in «consulenza del lavoro e delle relazioni aziendali», così come già sollecitato nella precedente interrogazione n. 4-11466;

quali provvedimenti intenda adottare al fine di garantire il rispetto della cosiddetta «territorialità» della pena sì da riavvicinare i detenuti reclusi nel carcere di Spoleto, soprattutto quelli ristretti nel reparto di media sicurezza, ai propri familiari; ciò in particolare per quanto riguarda i detenuti N.D.; S.D.M.A.; V.V.; Z.A.; C.B.; C.L.; G.S.; O.S.; V.P.; P.K.; D.P. e D.C.;

se sia noto quando il detenuto T.H. potrà avere la dentiera di cui necessita per mangiare;

per quale motivo il detenuto E.K. non sia stato ancora trasferito al centro clinico;

quali urgenti iniziative di competenza intendano adottare per garantire il diritto alla salute di R.M.;

se il Governo non intenda assumere iniziative volte a destinare maggiori fondi e risorse al potenziamento delle misure alternative al carcere, anche attraverso la creazione di percorsi protetti di reinserimento sociale e lavori socialmente utili per tutti i condannati a pene inferiori ai tre anni di reclusione. (4-12707)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12648
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 498 del 11/07/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 11/07/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
11/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
11/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
11/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
11/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
11/07/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 11/07/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12648
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 11 luglio 2011, seduta n.498

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

il 4 luglio 2011 il quotidiano La Gazzetta del Sud, in un articolo firmato da Giuseppe Mercurio, ha riportato la notizia che, per la rilevanza in merito al funzionamento della sanità in carcere, la prima firmataria del presente atto, ritiene di dover riportare integralmente: «In carcere senza farmaci, è grave. Aveva subito il trapianto di un rene e non le è stata somministrata la terapia. Il diritto alla salute e quello alle cure mediche deve essere garantito a tutti, sia alle persone libere sia a quelle detenute. Purtroppo però non sempre è così. Troppi i casi di malasanità nelle carceri italiane con detenuti che hanno rischiato e continuano a rischiare la vita nel migliore dei casi e, quelli più sfortunati, che sono morti. Sarebbe proprio un presunto caso di malasanità quello di cui è rimasta vittima Rosa Sacco, 29 anni, residente in viale Isonzo, coinvolta nel novembre 2010 nell'operazione Rinascita, effettuata dalla squadra Mobile della Questura catanzarese e che avrebbe, secondo le accuse, sgominato due associazioni a delinquere dedite al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, principalmente nella zona sud del capoluogo e, qualche settimana fa, nell'operazione Chiosco, effettuata congiuntamente da Polizia e Carabinieri, che ha portato all'arresto per spaccio di droga di 25 persone, al divieto di domicilio in Calabria per altre 10, con 7 indagati a piede libero e 3 ragazzini arrestati su disposizione del Tribunale dei minori. Rosa Sacco, dopo l'operazione Rinascita, è stata trasferita nel carcere di Potenza in quanto colpita dalla misura della custodia cautelare del carcere. Qui la donna avrebbe comunicato ai sanitari che 11 anni fa le era stato impiantato un rene. Un caso fortunato visto che non è facile trovare un organo compatibile. Per questo motivo il suo legale, l'avvocato Antonio Ludovico, ha presentato istanze di scarcerazione sia al giudice per le indagini preliminari sia al tribunale del Riesame per incompatibilità col regime carcerario. Tutte respinte. La giovane donna, quindi, avrebbe dovuto assumere un farmaco, il "Cellcept", due volte al giorno per impedire da parte del suo organismo il rigetto dell'organo trapiantato. Questa terapia che la donna avrebbe dovuto assumere non le sarebbe stata somministrata dai sanitari della casa circondariale. C'è dell'altro. A seguito delle doglianze di Rosa Sacco, i sanitari si sarebbero limitati a somministrare dei tranquillanti. La donna, col passare del tempo, avrebbe notato che le sue condizioni di salute stavano peggiorando progressivamente sino a quando, poco tempo fa, sarebbe caduta a terra priva di sensi. Immediato il trasporto urgente e il ricovero nell'ospedale di Matera dove si trova tuttora ricoverata in gravi condizioni. Proprio per questo motivo non è stato potuto espletare l'interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari di Potenza, La Rocca, dopo l'emissione dell'ordinanza di custodia cautelare dell'operazione Chiosco, perché, su un certificato medico rilasciato dal primario di nefrologia dell'ospedale di Matera, Rosa Sacco non è in grado di sostenere l'interrogatorio. La donna avrebbe voluto parlare, spiegare la sua posizione ma non è nelle condizioni di farlo. Proprio nei giorni scorsi l'avvocato Antonio Ludovico si è recato nell'ospedale di Matera per verificare di persona le condizioni di salute della sua cliente. "Sono rimasto mortificato e avvilito - ha detto - nel vedere una persona che è quasi un cadavere, riversa in un letto, piena di cerotti nella zona dell'esofago e della gola, e che a stento poteva parlare. La cosa ancora più grave è che la signora Sacco è tornata in dialisi. Ciò significa che la donna rischia di perdere il rene che le era stato impiantato undici anni fa. Questa situazione modificherà irreversibilmente lo stato di vita della signora Sacco e, per questo motivo, presenteremo alla Procura della Repubblica di Potenza un esposto dettagliato, denunciando i sanitari della casa circondariale dì Potenza che non avrebbero permesso le cure mediche del caso e di tutti i sanitari che hanno avuto in cura la donna in questi mesi, che sono stati sordi a tutti gli appelli che ha fatto la mia assistita che, sistematicamente, tutti i giorni denunciava il fatto che stava malissimo e che non doveva interrompere la terapia. Ora, sul suo comodino all'ospedale di Matera c'è proprio una confezione di 'Cellcept', il farmaco che le sarebbe stato negato. Ovviamente, nomineremo un consulente, chiederemo una perizia al giudice e non arretreremo davanti a nulla. Anche perché non è possibile, dopo la fatica fatta per trovare in passato un rene compatibile, che tutto questo lavoro per far stare bene una persona sia stato vanificato, secondo noi, da una mancata somministrazione dei farmaci adatti. Per non parlare del dolore dei familiari che si sono trovati la Sacco in dialisi. Sarà innocente o colpevole ma ciò non autorizza nessuno a negare le cure mediche del caso. Non è assolutamente accettabile"»;

inoltre, sempre per rimanere nel tema della sanità nelle carceri lucane, la prima firmataria del presente atto, è venuta a conoscenza di un altro episodio riguardante, questa volta, il carcere di Matera, vicenda che ha avuto per protagonista il detenuto extracomunitario, Camara Naw;

il 27 giugno 2011, Camara Naw che, particolare non irrilevante, tra pochissimi giorni avrà concluso il suo fine pena, si ustiona gravemente nel carcere di Matera. Dopo il ricovero in ospedale, il detenuto viene nuovamente tradotto in carcere il 2 luglio. Le prescrizioni dei sanitari ospedalieri prevedono una medicazione da farsi in carcere il 4 luglio e una seconda medicazione da effettuarsi in ospedale il 6 luglio;

in base a quanto appreso dall'interrogante, sembrerebbe che in un primo momento i sanitari del carcere di Matera abbiano disposto che il detenuto venisse medicato direttamente nella cella, in un ambiente tutt'altro che sterile e che solo a seguito del rifiuto opposto dall'infermiere incaricato, Camara Naw sia stato medicato nell'infermeria del carcere, ambiente anche questo tutt'altro che idoneo in caso di ustioni così gravi -:

se quanto descritto in premessa corrisponda al vero;

se risultino i motivi per i quali alla signora Rosa Sacco siano stati negati i farmaci antirigetto;

se si intenda svolgere un'indagine amministrativa interna per chiarire come si siano svolti i fatti che hanno portato la signora Rosa Sacco a mettere così seriamente in pericolo la sua salute e la vita stessa;

quanto alla vicenda di Camara Naw, se siano note le ragioni per le quali è stata disposta la medicazione in luoghi non sterili del carcere;

quale sia lo stato di salute attuale del detenuto e se sia stata effettuata la medicazione in ospedale prevista per il 16 luglio;

quale sia lo stato della sanità nelle due carceri lucane, se siano forniti ai detenuti malati i farmaci necessari e praticate le cure di cui hanno bisogno nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza. (4-12648)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12632
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 498 del 11/07/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 08/07/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 08/07/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12632
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 11 luglio 2011, seduta n.498

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dal quotidiano La Città di Salerno del 4 luglio 2011, Carmine Parmigiano, 32enne, detenuto nel carcere di Rebibbia, sarebbe morto suicida in cella dopo quindici giorni di isolamento, in quanto, secondo una prima ricostruzione, non avrebbe retto al periodo di punizione seguito ad una violenta rissa scoppiata nel cortile della struttura detentiva romana;

la procura ha disposto l'esame autoptico sull'uomo, mentre le prime notizie diffuse nel corso delle ultime ore parlano di uno «strangolamento auto provocato»: il giovane si sarebbe dunque impiccato;

l'ultimo arresto nei confronti del detenuto morto suicida era arrivato nell'agosto 2010, con l'accusa di stupri, pestaggi e sequestri di persona con rapina al danni di prostitute e transessuali, in un giro di spedizioni romane concluse con gli arresti dello stesso Parmigiano, di Luigi De Prisco, 29 anni, e di una terza persona, il paganese Sabato Savastano, 21enne, già in carcere precedentemente alla misura -:

se intenda avviare una indagine amministrativa interna al fine di appurare se nei confronti del detenuto morto suicida nel carcere di Rebibbia siano state messe in atto tutte le misure di sorveglianza previste e necessarie e quindi se non vi siano state responsabilità di omessa vigilanza e cura da parte dell'amministrazione dell'istituto;

se non si intendano adottare o implementare, per quanto di competenza, le opportune misure di supporto psicologico ai detenuti al fine di ridurre sensibilmente gli episodi di suicidio che ogni anno si registrano all'interno delle strutture penitenziarie;

se non ritenga che l'alto tasso di suicidi in carcere dipenda dalle condizioni di sovraffollamento degli istituti di pena e dalle aspettative frustrate di migliori condizioni di vita al loro interno;

quali iniziative, più in generale, il Governo intenda assumere per contenere e ridurre l'alto tasso dei decessi per suicidio in carcere. (4-12632)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12630
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 498 del 11/07/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 08/07/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 08/07/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12630
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 11 luglio 2011, seduta n.498

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

con lettera circolare GDAP-0068960-2011 ed oggetto «Direttive per l'applicazione della legge 193/2000 (Smuraglia) - Agevolazioni contributive», il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha rilevato, all'esito dell'esame del monitoraggio relativo all'anno 2009, l'avvenuto superamento dei limiti di budget previsti dal decreto n. 87 del 25 febbraio 2002 («Regolamento recante sgravi fiscali alle imprese che assumono lavoratori detenuti»), attuativo della legge n. 193 del 2000 (Smuraglia). In conseguenza di ciò, alla luce quindi dello stato delle cose rilevato al 31 dicembre 2009 ed ai dati relativi al primo semestre 2010, e tenuto inoltre conto del trend in costante crescita delle posizioni lavorative dei detenuti e quindi degli sgravi richiesti dalle imprese e cooperative, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha ritenuto quindi indispensabile procedere ad una esistente riduzione del budget che dovrà essere considerato a disposizione di ogni provveditorato regionale per le attività lavorative dei detenuti (sia per quelli ristretti in carcere, sia per quelli ammessi ad una qualche misura alternativa alla detenzione);

a seguito della citata circolare, l'associazione Antigone ha lanciato un appello intitolato: «Lavoro uguale sicurezza, lavoro uguale carceri meno affollate. Contro i tagli alle cooperative sociali, ai consorzi, alle imprese», il cui testo è il seguente: «Sono finiti i soldi. Così l'amministrazione penitenziaria sta giustificando le proprie disposizioni con le quali ha creato il panico nelle carceri italiane. Non vi sarebbero più soldi per pagare i contributi a favore di quelle cooperative e imprese che hanno assunto detenuti dentro il carcere o detenuti fuori dal carcere. Si tratta di un tipico taglio non ragionato. Se ciò dovesse essere confermato, così come pare, migliaia di detenuti in misura alternativa rientreranno in carcere in quanto licenziati dai loro datori di lavoro andando a peggiorare una situazione di affollamento penitenziario già insopportabile. Non arrivano segnali dal Ministero della giustizia diretti a risolvere il problema. Cooperative sociali, consorzi, associazioni, imprese non sarebbero nelle condizioni di proseguire nei loro lavori. Noi chiediamo al Dap di usare tutti soldi della Cassa delle ammende, compresi i milioni già promessi per progetti non ancora avviati oppure le decine di milioni messe da parte per l'edilizia penitenziaria, allo scopo di dare copertura finanziaria alla legge Smuraglia quanto meno sino alla fine dell'anno. Non fare questo ora sarebbe un errore tragico» -:

se il Governo non intenda assumere iniziative per destinare i fondi della Cassa delle ammende, e/o parte dei soldi accantonati per l'edilizia penitenziaria, al fine di dare copertura finanziaria alla legge n. 193 del 2000 (cosiddetta «Smuraglia»). (4-12630)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12629
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 498 del 11/07/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 08/07/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 08/07/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12629
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 11 luglio 2011, seduta n.498

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

dal 1o luglio 2011 il Coordinamento sindacale unitario della polizia penitenziaria assegnata presso la casa di reclusione di Rossano ha decretato l'astensione dal consumare il pranzo e la cena, astenendosi dall'esercitare un diritto riconosciuto a tutti i lavoratori comandati in attività di servizio;

all'iniziativa ha aderito la totalità del personale in attività di servizio;

la decisone presa dalle organizzazioni sindacali è dovuta al disinteresse dimostrato dal Ministro della giustizia e dai vertici dell'amministrazione penitenziaria relativamente alla condizione lavorativa, al riconoscimento dei diritti e alle tante problematiche sollevate da tempo dagli agenti penitenziari della casa di reclusione di Rossano;

in particolare, le organizzazioni sindacali chiedono agli organi competenti di procedere nell'immediato: a) alla rivisitazione della pianta organica; b) all'integrazione dell'organico di polizia e del personale amministrativo/contabile; c) all'istituzione di una commissione per la definizione dei carichi di lavoro; d) al ripristino dell'orario ordinario di servizio; e) alla stabilizzazione definitiva del personale distaccato ad altre sedi; f) alla integrazione dell'organico destinato alla gestione dei terroristi; g) alla fissazione della capienza massima della popolazione carceraria ospitabile; h) alla dotazione di mezzi di trasporto personale e detenuti; i) alla liquidazione degli arretrati straordinario e missioni; l) alla rimodulazione della fascia di collocazione dell'istituto -:

quali iniziative abbia predisposto il Ministero della giustizia per andare incontro alle necessità della polizia penitenziaria assegnata presso la casa di reclusione di Rosario specificatamente segnalate in premessa. (4-12629)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12628
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 498 del 11/07/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 08/07/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 08/07/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12628
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 11 luglio 2011, seduta n.498

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

secondo quanto riportato dall'agenzia ANSA del 4 luglio 2011; un uomo, dall'altezza di due metri e dieci centimetri, è stato recentemente rinchiuso nel carcere sardo di Buoncammino;

a causa dell'altezza fuori dal normale, il detenuto non ha un letto adeguato, né vestiario e scarpe adatte alla sua stazza, sicché la sua condizione di vita sta divenendo sempre più insostenibile in un ambiente reso ancora più difficile dal sovraffollamento e dal caldo;

l'handicap dell'altezza rende di fatto la permanenza dell'uomo incompatibile con una struttura come quella di Buoncammino; oltre all'impossibilità di disporre di un letto adeguato alle sue dimensioni, che lo costringe a dormire rannicchiato o addirittura a terra, per il detenuto in questione vi sono problemi legati sia all'uso degli spazi della cella sia a quelli comuni, al vestiario, alle scarpe, e per l'alimentazione che dovrebbe essere adeguata alle necessità;

l'uomo ha più volte chiesto di essere trasferito in un istituto penitenziario del Piemonte, regione dove risiedono alcuni parenti -:

se il Governo non intenda, per il caso di specie, intervenire affinché venga garantito al detenuto in questione il diritto ad un trattamento che tenga conto della situazione di una persona alta oltre due metri, per la quale in tutta evidenza l'incompatibilità con la struttura carceraria di Buoncammino, del tutto inadeguata al soddisfacimento del bisogni primari di questa persona, diviene assoluta ed indiscutibile;

se non si intenda disporre l'immediato avvicinamento del detenuto ai suoi parenti e, quindi, il suo trasferimento in un istituto penitenziario del Piemonte, purché strutturalmente adeguato ad accoglierlo. (4-12628)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12626
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 498 del 11/07/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 08/07/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011
PARTITO DEMOCRATICO
08/07/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 08/07/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12626
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 11 luglio 2011, seduta n.498

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

Cosimo Intrepido, 31enne, originario di Trepuzzi (Lecce), rinchiuso nel carcere di Castrogno per scontare un residuo di pena per rapina, si è tolto la vita il 29 giugno 2011 impiccandosi alle sbarre della sua cella;

l'uomo era in attesa di entrare in una comunità di recupero per tossicodipendenti ed in passato aveva già tentato di togliersi la vita;

sul triste episodio il segretario del Sappe, Giuseppe Pallini, ha dichiarato: «L'istituto teramano potrebbe ospitare 240 detenuti invece ne ospita 410: di questi, oltre la metà soffre di problemi psichici con difficile gestione, scaricati a Teramo per il solo fatto che c'è il servizio di guardia medica su 24 ore e una psichiatra per alcune ore la settimana. I mancati interventi strutturali sull'esecuzione della pena e sul sistema penitenziario nazionale hanno nuovamente portato gli istituti di pena dei Paese in piena emergenza, lasciando soli a loro stessi gli appartenenti al corpo di polizia penitenziaria»;

i familiari del detenuto morto suicida hanno presentato un esposto alla procura della Repubblica per chiedere di chiarire le cause della morte -:

se il Governo non intenda urgentemente attuare iniziative di competenza per capire, anche attraverso l'avvio di un'indagine interna, se vi siano responsabilità sul piano amministrativo e disciplinare nella morte del detenuto avvenuta nel carcere di Castrogno;

in particolare, se non intenda verificare se ed in che misura il detenuto morto suicida disponesse di un adeguato supporto psicologico;

se non intenda, per quanto di competenza, aumentare l'organico degli psichiatri assegnati presso il carcere di Castrogno, anche alla luce dell'elevato numero di detenuti affetti di disturbi psichici ivi presenti;

se non si ritenga oramai indifferibile fornire elementi sulla reale consistenza del fenomeno delle morti in carcere e nei centri di identificazione ed espulsione in modo che possano essere concretamente distinti i suicidi dalle morti per cause naturali e da quelle, invece, avvenute per cause sospette;

se si ritenga necessaria e indifferibile, proprio per garantire i diritti fondamentali delle persone, la creazione di un «osservatorio» per il monitoraggio delle morti che avvengono in situazioni di privazione o limitazione della libertà personale, anche al di fuori del sistema penitenziario, osservatorio in cui siano presenti anche le associazioni per i diritti dei detenuti e degli immigrati;

se non si intenda assumere immediatamente iniziative volte a stanziare fondi per migliorare la vita degli agenti penitenziari e di detenuti in modo che il carcere non sia solo un luogo di espiazione e di dannazione, ma diventi soprattutto un luogo, attraverso attività culturali, lavorative e sociali, in cui detenuti possano avviare un percorso concreto per essere reinseriti a pieno titolo nella società;

se non sia indispensabile e urgente assumere iniziative, anche normative, per favorire il ricorso a forme di pene alternative per garantire un'immediata riduzione dell'affollamento delle carceri italiane;

se anche alla luce dei fatti riportati in premessa, si ritenga che all'interno delle carceri e dei centri di identificazione ed espulsione siano garantiti i diritti fondamentali della persona. (4-12626)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/05121
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 502 del 15/07/2011
Firmatari
Primo firmatario: VELO SILVIA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 15/07/2011
Commissione assegnataria
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 15/07/2011
Stato iter:
IN CORSO
Fasi iter:
MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 15/07/2011
Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-05121
presentata da
SILVIA VELO
venerdì 15 luglio 2011, seduta n.502

VELO. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

dal 1o gennaio al 30 giugno del 2011 si sono verificati 34 suicidi in cella. Nello stesso arco temporale in 135 istituti sono stati tentati 532 suicidi, dei quali oltre duecento sventati in extremis dal personale di polizia penitenziaria;

è del 13 luglio 2011 l'ultimo tentativo di suicidio avvenuto nel carcere di Porto Azzurro e grazie all'intervento immediato ed efficace del personale della polizia penitenziaria di turno è stato scongiurato il peggio;

questo è il terzo caso negli ultimi tre mesi di tentato suicidio verificatisi nel carcere di Porto Azzurro, i due precedenti episodi risalgono al mese di maggio;

il sistema delle carceri in Italia versa in una situazione drammatica, il sovraffollamento ha raggiunto cifre elevate, ad oggi risulta che ci sia un surplus di 23.050 detenuti in più rispetto alla massima capienza, che determina un indice medio nazionale di affollamento pari al 52,5 per cento a fronte di tale sovrappopolamento si registra una grave carenza di personale di custodia e di trattamento;

in Toscana risultano 1.200 detenuti in più della tollerabilità regionale e carenze di organico del personale di polizia penitenziaria e di operatori amministrativi di circa 1.100 unità;

ad oggi, nonostante la dichiarazione dello stato di emergenza carceri e l'approvazione del piano carceri del 2010, il Governo, ad avviso dell'interrogante, non ha attuato interventi effettivi e concreti per risanare il sistema carcerario italiano -:

quali iniziative il Governo intenda assumere per garantire un miglioramento della drammatica situazione all'interno degli istituti penitenziari del nostro Paese ed, in particolare, all'interno del carcere di Porto Azzurro;

se siano previsti per il carcere di Porto Azzurro degli interventi strutturali nell'ambito del piano carceri e se sia previsto un aumento di organico del personale di polizia penitenziaria. (5-05121)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/05111
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 501 del 14/07/2011
Firmatari
Primo firmatario: FIORIO MASSIMO
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 14/07/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
14/07/2011

Commissione assegnataria
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 14/07/2011
Stato iter:
IN CORSO
Fasi iter:
MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 14/07/2011
Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-05111
presentata da
MASSIMO FIORIO
giovedì 14 luglio 2011, seduta n.501

FIORIO e LOVELLI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

l'interrogante ha più volte nel corso degli anni condotto visite ispettive nel carcere di Asti che mai come ora presenta gravi carenze strutturali tali da pregiudicare la sicurezza e la salubrità dei luoghi;

il carcere di Asti sta affrontando il sovraffollamento dei detenuti con una popolazione che ora supera i 400 detenuti con una capienza massima di 300 a fronte di un organico che attualmente è di soltanto 126 poliziotti nonostante i 267 previsti;

risultano trattenuti presso il carcere di Asti più di 100 detenuti in regime di alta sicurezza per associazione mafiosa e terroristica;

risultano compromesse, per mancanza di personale e di fondi, le attività di rieducazione che negli anni scorsi erano state intraprese con estrema difficoltà dalla direzione del carcere;

il personale civile, quali educatori, psicologi, volontari e amministrativi, sono anch'essi in quantità esigua rispetto alle reali esigenze derivanti dal numero dei detenuti;

il sovraffollamento e la promiscuità, oltre ad uno svilimento della dignità della persona, possono portare anche ad un rischio per l'ordine pubblico e la sicurezza della città;

più volte sono state effettuate sollecitazioni da parte dell'istituto medesimo e della prefettura di Asti affinché fosse alleviato il carico di lavoro e di rischio che risulta insostenibile per i lavoratori che operano in situazione di estremo disagio;

più volte sono giunte rassicurazioni da parte della direzione centrale e del Ministero della giustizia in merito all'alleggerimento del carico del lavoro e alla sicurezza del personale che ora risulta fortemente a rischio -:

come intenda garantire lo svolgimento in sicurezza del lavoro del personale secondo i requisiti previsti dal contratto nazionale;

se intenda dar corso alle previste assunzioni di personale di polizia ed amministrativo;

quali iniziative intenda assumere per garantire le risorse per i lavori di manutenzione dell'istituto che necessita di interventi di rilievo per garantire opportune condizioni di lavoro per il personale e di detenzione per la popolazione carceraria. (5-05111)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/05107
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 501 del 14/07/2011
Firmatari
Primo firmatario: ROSSOMANDO ANNA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 14/07/2011
Commissione assegnataria
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 14/07/2011
Stato iter:
IN CORSO
Fasi iter:
MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 14/07/2011
Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-05107
presentata da
ANNA ROSSOMANDO
giovedì 14 luglio 2011, seduta n.501

ROSSOMANDO. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:


la casa circondariale di Biella, inizialmente progettata per 178 detenuti, conta oggi circa 350 detenuti, che, con l'apertura del nuovo padiglione (la cui capienza regolamentare è fissata in 200 detenuti), saliranno fino al numero di 650/700, rendendo la struttura una delle più grandi in Piemonte;


il personale impiegato della struttura è sottodimensionato rispetto alla pianta organica prevista, in particolare per quanto riguarda gli ispettori e i sovrintendenti: a fronte dei 19 ispettori previsti ve ne sono 6 in servizio, dei 19 sovrintendenti ve ne sono 10 in servizio;


in totale la pianta organica prevede 195 unità di personale, mentre gli addetti in capo alla casa circondariale di Biella sono 177, a cui si devono sottrarre ulteriori 24 agenti in distacco;


vi è quindi una situazione molto difficile per quanto riguarda il personale di polizia penitenziaria che ha un carico di lavoro elevato per le caratteristiche proprie di una casa circondariale, soggetta a trasferimenti in entrata ed in uscita di detenuti;


la struttura di Biella ha una sezione di A.S. 1 (ex detenuti 41/bis) a cui si aggiunge una sezione per tossicodipendenti di primo livello e una sezione per detenuti sex offender;


la casa circondariale di Biella ha, quindi, caratteristiche pari a una struttura di secondo livello, anziché di terzo livello (categoria nella quale si trova ora);


il passaggio da terzo a secondo livello comporta maggiori responsabilità e impegno per il personale, ma anche la necessità di risorse più adeguate a fronte di questi oneri;


la richiesta per il passeggio è stata inoltrata agli uffici competenti ed è stata condivisa anche dal provveditore regionale -:


a che punto sia la pratica per il riconoscimento del secondo livello alla casa circondariale di Biella e quali siano i tempi necessari per il completamento dell'iter. (5-05107)
 
 

Damiano Bellucci