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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/08/2011  -  stampato il 09/12/2016


La Scorta: gli ultimi pretoriani rimasti vicini ai Dirigenti del DAP

“Tutto nasce da una pagina buia della storia italiana: gli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi”. Non poteva esserci incipit più squallido di quello che ho appena citato che la rivista ufficiale dei Dirigenti penitenziari (Le Due CIttà), ha usato per introdurre l’articolo dal titolo “La scorta”, pubblicato nel numero di giugno 2011, con il quale sono stati celebrati gli ultimi poliziotti penitenziari rimasti vicini ai Dirigenti del DAP.

Questo incipit è stato degna ciliegina sulla torta dello sfacelo a cui non solo dobbiamo assistere ogni giorno, ma anche essere beffati da simili esternazioni su una rivista gestita dai Dirigenti, ad uso dei Dirigenti, pagata dai poliziotti.

Nell’articolo (scritto da un giornalista della società privata che sostanzialmente gestisce la rivista) si sono voluti giustamente celebrare gli ultimi poliziotti rimasti “fedeli” ad una categoria Dirigenziale che non solo ha mostrato tutta la sua incapacità di amministrare la cosa pubblica negli ultimi decenni, ma che continua a sperperare in malo modo soldi pubblici, la cui decenza non è nemmeno in grado di fermarsi davanti alla morte altrui. Che senso ha “giustificare” quel teatrino di macchine, agenti in giacca e cravatta, palette e fondine meglio noto sotto il nome di Uspev, l’Ufficio Sicurezza Personale e Vigilanza, con gli omicidi di D’Antona e Biagi? Anche se sotto nomi diversi, un Servizio del genere a Roma c’è sempre stato. All’inizio si chiamavano Pretoriani, oggi Scorta, Tutela e chi più ne ha più ne metta, ma sempre del medesimo servizio si tratta. L’unica differenza è che al tempo di Roma antica il Servizio era a tutela delle Personalità contro le congiure di altre Personalità. Oggi rischia di essere un Servizio a tutela delle Personalità contro lo sdegno delle persone.

Per carità, non me la prendo con chi presta tali servigi. Per lo più si tratta di persone che nel loro lavoro ci credono, a volte è l’unico modo per essere trasferiti, altre volte sono colleghi che non potrebbero fare nient’altro nemmeno in carcere. Ma oggi più che mai tale sfoggio di macchine, sgommate, spirali di gomma degli auricolari e lenti scure, mi sembrano più uno status symbol che una reale esigenza. E basta vedere come sono per lo più impiegati tali colleghi che, nella migliore delle situazioni, vanno a svegliare la “Personalità” loro assegnata la mattina, fanno da autisti, da portaborse, mettono in moto la macchina un quarto d’ora prima per raffreddarla, vanno a comprare i sigari… e quando la “Personalità” manca perché in ferie o altro, lavorano dalle 8.00 alle 20.00 a Via Arenula (o nelle strade limitrofe).

Capisco anche che è meglio far parte della Scorta ed andare in giro su una macchina da centomila euro con l’aria condizionata che far parte degli Autisti, quelli sfigati che al massimo fanno il “giro posta” su una Punto, quelli che per entrare nella saletta loro riservata nel parcheggio sotterraneo del DAP, devono scansare sacchi dell’immondizia e carrelli pieni di materiale da buttare, mentre La Scorta, gli operativi, hanno riservata un’altra saletta, più idonea e più adeguata al rischio che si corre quotidianamente. E mi rendo pure conto che non è facile stare tutto il giorno buttati su un divano di qualche anticamera e aprire e chiudere lo sportello di una macchina quando la “Personalità” ne ha bisogno. E’ d’obbligo dare una giustificazione alla propria coscienza tirando in ballo il rischio terrorismo, la criminalità organizzata, con i black block che da un momento all’altro potrebbero attentare all’incolumità della “Personalità” posta sotto la propria tutela.

Per favore, non prendiamoci in giro. In Italia non c’è un’emergenza tale come quella degli anni ’70 e ’80 tale per cui il Dirigente della Direzione Generale “tal dei tali” ha bisogno di una tutela, di una scorta o di una macchina blindata per evitare il traffico di Roma. Chiamiamolo per quello che è: un privilegio, uno sfoggio. Questa è l’ennesima “anomalia” italiana, all'estero infatti il fenomeno delle scorte è decisamente più limitato. Ed abbiate almeno (voi che vi occupate della rivista dei Dirigenti el DAP) il pudore di non tirare in ballo gli omicidi di D’Antona e Biagi e Falcone e Borsellino e …

Sicuramente tra questi moderni Pretoriani c’è gente davvero in gamba, preparata nel proprio lavoro, responsabile e giustamente fiera del proprio ruolo e ripeto ancora, a scanso di equivoci (e per tutelare la mia incolumità personale visto che a quelli della Scorta riferiranno che ce l'ho con loro) che ho il massimo rispetto per chi ha scelto e a volte è costretto a scegliere questo ruolo di angelo custode, ma ammettiamocelo: questo è un Servizio sostanzialmente inutile da dedicare alla maggior parte delle "Personalità", dai…

Semmai si potenzi il Servizio Vigilanza del DAP che prima o poi dovrà fronteggiare decine di poliziotti pensionati che inevitabilmente inizieranno a protestare quando collasserà del tutto l’Ufficio Pensioni del DAP, oppure quando dovranno disarmare qualche collega disperato che aspetta un trasferimento da decenni, nonostante qualche problema da Legge 104, ignorata dai Dirigenti di Largo Daga.

Del resto è risaputo che l’Uspev è un posto che fa gola a molti per molti motivi. Basta andarsi a rileggere l’articolo di questa rivista Ma cosa è successo all'Uspev ?, una rivista fatta da poliziotti, per i poliziotti, pagata da poliziotti, che ha gettato un minimo di luce su quelle che sono le lotte sotterranee per mettere mano su quell’Ufficio, vicino ai Signorotti del DAP.

p.s. per una volta, voi che commenterete (se commenterete), non mi venite a tirare fuori la storia che le Scorte e l’Uspev sono il fiore all’occhiello che ci invidiano in tanti e che questo è un Servizio utile per migliorare la visibilità all’esterno. Per favore, almeno tra noi, non prendiamoci in giro.