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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/10/2009  -  stampato il 09/12/2016


La religione islamica e l’insegnamento nelle scuole.

Il Vice Ministro Adolfo Urso, ad Asolo, al convegno Le nuove politiche per l’immigrazione, ha proposto di introdurre nelle scuole un’ora di religione islamica facoltativa.

Il convegno è stato promosso dalle due fondazioni Farefuturo e Italianieuropei che fanno capo a Gianfranco Fini e Massimo D’Alema.

La proposta, ovviamente, non è passata inosservata. I commenti sono stati tanti e alcuni programmi di approfondimento hanno trattato l’argomento ma, soprattutto, è stato il mondo politico a dividersi sulla proposta bipartisan di Fini, D’Alema e Urso, così come era già avvenuto per altre proposte, quali la concessione della cittadinanza e del voto alle elezioni amministrative agli extracomunitari, avanzate da Gianfranco Fini. Il no più deciso all’insegnamento dell’ora di religione islamica nelle scuole è arrivato dalla Lega Nord.

Il ministro Maroni ha commentato così: «Se la proposta servisse a migliorare l’integrazione saremmo tutti d’accordo ma questo è certamente il modo più sbagliato per farlo…Mentre l’ora di religione cattolica rappresenta un’entità, la Chiesa, che ha una gerarchia e dei valori precisi che si possono trasmettere, quello dell’imam è un mondo diverso: l’imam interpreta il Corano liberamente, non c’è un messaggio chiaro da trasmettere.»

Ancora più secca la replica di Calderoli: «Fosse per me renderei obbligatoria l’ora di religione cattolica.»

Perfino la radicale Emma Bonino ha espresso dissenso rispetto alla proposta di Urso: «Quale corano si intende insegnare? Chi seleziona gli imam? A scuola servirebbe piuttosto un’ora di storia delle religioni.»

Altri esponenti politici, intervenuti sull’argomento, hanno posto soprattutto un problema di identità. Pier Ferdinando Casini, infatti, ha affermato che l’Italia è un Paese che ha una sua identità cristiana che va studiata e rispettata, perché fa parte della nostra storia e della nostra cultura, indipendentemente dalle nostre scelte di fede.

A tal proposito, vediamo qual è la situazione in Italia. Nel nostro Paese la religione più diffusa è proprio il cristianesimo. I cristiani sono circa 53.000.000, di cui circa 51.000.000 sono cattolici.

Le comunità religiose straniere più numerose sono quella islamica, con oltre 1.250.000 fedeli, e quella ortodossa con circa 1.130.000 fedeli.

Consistente è anche la presenza dei protestanti, con un numero che si aggira intorno ai 363.000, di cui circa 60.000 sono valdesi o luterani, 250.000 pentecostali, 25.000 avventisti e 15.000 Fratelli.

Per quanto riguarda le altre religioni, 45.000 sono gli ebrei, 197.000 i buddisti, 109.000 gli induisti e 70.000 i sikh.

A guardare i numeri non c’è dubbio che in Italia la presenza dei cristiani, in particolare dei cattolici, sia assolutamente preponderante rispetto a tutte le altre religioni, così come non c’è dubbio alcuno che le nostre radici e le nostre tradizioni cristiane siano assolutamente dominanti. Ciò, comunque, non costituisce una spiegazione logica e razionale rispetto al fatto che nelle scuole si insegni la religione cattolica e non le altre. Peraltro, bisogna ricordare che l’insegnamento di altre religioni, come quella ebraica, avviene già. Infatti, su richiesta degli interessati, la religione ebraica viene insegnata nelle scuole italiane. La differenza sostanziale sta nel fatto che, però, solo i docenti che insegnano la religione cattolica sono pagati dallo Stato italiano. Ma, a tal proposito, bisogna ricordare che in Italia i rapporti tra Stato italiano e Chiesa cattolica sono disciplinati dai Patti lateranensi del 1929 e dal nuovo concordato siglato nel febbraio del 1984 dall’allora Presidente del Consiglio dei ministri Bettino Craxi.

Qualcuno ha sostenuto che l’insegnamento della religione islamica, nelle scuole, eviterebbe gli indottrinamenti clandestini di tanti mussulmani all’interno delle moschee dove, spesso, sembra che avvenga un vero e proprio reclutamento di terroristi da utilizzare, poi, nelle missioni suicide. Nessuno, però, può garantire che ciò non avverrà più per il solo fatto che la religione islamica sarà insegnata nelle scuole.

Dal mondo cattolico è arrivato un coro di no alla proposta avanzata da Urso, l’unica voce favorevole è stata quella, autorevolissima, di Carlo Maria Martini, già cardinale di Milano, in pensione da qualche anno per raggiunti limiti di età, il quale ha dichiarato. «La libertà religiosa è sancita nella dichiarazione dei diritti dell’uomo, e la libertà religiosa non si esercita solo nel momento in cui viene concesso di inginocchiarti e pregare. Significa anche potersi istruire nella propria religione.»

Se la questione religiosa è solo un problema di istruzione sarebbe bene, allora, come hanno sostenuto in molti, che a scuola si insegnasse la storia delle religioni, di tutte le religioni, seppur consapevoli del fatto che le nostre radici sono prevalentemente cattoliche. Al di fuori della scuola, poi, ognuno può approfondire il proprio sapere e praticare la propria fede liberamente. Un paese veramente libero credo che debba orientarsi in questa direzione.

D’altra parte, anche la nostra Carta costituzionale tutela la libertà di tutte le religioni. L’articolo 8 prevede, infatti, che tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Si tratta di una libertà di carattere generale che non incontra limiti, diversamente da quanto avviene per la libertà di organizzazione, sancita dal comma 2 dello stesso articolo, che non deve contrastare con l’ordinamento giuridico italiano. I rapporti tra le confessioni diverse da quella cattolica e lo Stato italiano sono regolati dalla legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.