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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 10/08/2011  -  stampato il 11/12/2016


Anonymous: non ce l'aspettavamo!

Non ce l’aspettavamo.
Non ci aspettavamo la vostra visita.

Non eravamo preparati al vostro attacco (come avete avuto modo di vedere e far vedere) e sicuramente non lo saremo mai del tutto.

Riteniamo inutile “blindare” i nostri siti, anzi (e lo diciamo anche ad altri gruppi di hacker probabilmente interessati) tutti i nostri documenti sono alla luce del sole, accessibili a tutti.

Non pensavamo nemmeno di essere “appetibili” per delle azioni del genere, che secondo il nostro punto di vista, lasciano il tempo che trovano.

Volevate mandare un messaggio a tutti i detenuti?

Non c’era bisogno di tutto questo tran-tran ... Vi avremmo ospitato volentieri, magari nel sito www.poliziapenitenziaria.it dove siamo soliti riportare anche gli articoli critici nei confronti della nostra categoria di lavoratori, per questo lasceremo comunque il vostro messaggio sul nostro sito, convinti come siamo che un confronto ed una discussione sulle carceri debba interessare e coinvolgere tutti.

Tra l’altro, i primi ad essere interessati alle drammatiche condizioni in cui versano le carceri italiane siamo proprio noi poliziotti,  e soprattutto noi del Sappe che dei poliziotti penitenziari siamo il sindacato più rappresentativo.

Le carceri le conosciamo bene e  siamo felici quando sempre più persone se ne interessano, ma da azioni come la vostra, credeteci, non se ne tira fuori nulla, se non giornate perse per noi del Sappe, che oltretutto siamo l’unico sindacato davvero critico e di denuncia nei confronti di questa grave situazione.

A seguito della vostra azione, sia voi che noi, abbiamo ricevuto parecchio interesse da parte dei media: pensate che serva a qualcosa?

Che sia stato un interesse proficuo?

Noi riteniamo che sia un interesse sterile, un interesse di tipo folkloristico che non aggiungerà nulla ad una maggiore comprensione delle condizioni delle carceri.

Pensate che alle persone detenute interessi ottenere questo tipo di solidarietà?

Ne ricevono già tanta, gratuita ed inutile, anche da parte di altri sindacati e politici che stanno sfruttando la situazione e che stanno già preparando il teatrino di ferragosto, quando si recheranno in visita nelle carceri ad esprimere la loro solidarietà per le “drammatiche condizioni in cui versano tutti i poveri detenuti”.

Anche questo continuo e retorico riferimento alle drammatiche condizioni di tutti i detenuti, nel quale anche voi siete caduti, non porta a nulla.

Nessuno deve mai dimenticare che tra quei “poveri detenuti” c’è anche qualcuno che la maggior parte degli stessi reclusi giustizierebbe sommariamente se solo potesse.

Tra quegli stessi detenuti c’è gente che, anche chi inneggia alle vostre azioni dimostrative vorrebbe veder marcire fino all’ultimo giorno della loro vita.

Certamente non è questo che uno Stato democratico deve auspicarsi e favorire.

Prima di tutto vengono i diritti, soprattutto quelli fondamentali.
Per questo in carcere ci lavora la Polizia Penitenziaria.

Il ruolo di noi poliziotti penitenziari è anche quello di garantire la sicurezza e la dignità dei detenuti.

Credeteci ... non è un lavoro facile.

Nel vostro comunicato ci è sembrato di capire che per voi le nostre “lagnanze” sullo stress lavorativo sono cosa da poco conto.

Eppure, queste lagnanze fanno parte comunque dei diritti a cui voi dichiarate di ispirarvi e costano continue aggressioni da parte dei “poveri detenuti” ai danni dei nostri colleghi e a volte, purtroppo, portano anche a disagi ben più gravi di una doccia mal funzionante in carcere.

Rifletteteci meglio prima della vostra prossima azione dimostrativa, altrimenti rischiate di far parte di quel teatrino di folklore e sfruttamento che è, in fin dei conti, la causa maggiore delle difficili condizioni in cui si ritrovano migliaia di detenuti (e loro famiglie) e migliaia di poliziotti penitenziari (e loro famiglie).

Ma, soprattutto, non dimenticate mai che noi del Sappe non siamo “l’Istituzione Carcere” ma, solamente, coloro che rappresentano (con fierezza) quelli dei quali Pasolini scrisse:

«Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, contadine o urbane che siano. Conosco assai bene il loro modo di esser stati bambini e ragazzi, le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui, a causa della miseria, che non dà autorità. La madre incallita come un facchino, o tenera, per qualche malattia, come un uccellino; i tanti fratelli … Hanno vent´anni, la vostra età, cari e care.»

Se vorrete replicare, sapete dove trovarci.
Stavolta magari senza bisogno di mandarci all’aria tutto quanto.
 
La redazione di www.sappe.it e www.poliziapenitenziaria.it