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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/08/2011  -  stampato il 06/12/2016


Istituzione del reato di omicidio stradale, il ministro Palma predica bene e razzola male.

Mi lasciano molto perplesso le prime esternazioni del Ministro Palma.

Intanto, non credo sia stata una buona presentazione per la Polizia Penitenziaria, la sua visita a Regina Coeli.

In primis perché ha fatto precettare due terzi del personale il giorno di ferragosto.
In secundis perché quello stesso personale ha dovuto fare "un culo così" nella settimana precedente la visita per presentare il carcere per quello che non è.
Un po’ come fece qualche tempo fa la Casellati che (a quanto riferisce Lamberto Pace sul Foglio) si è fatta stendere un blue carpet, sul quale tra l'altro sembrerebbe essere anche inciampata.
In quel di Regina Coeli, quindi, Nitto Palma ha riferito alla stampa una summa dei suoi programmi in tema di sistema penitenziario.
Innanzitutto, manco a parlare di amnistia, indulto e quelle cazzate lì...
(Tanto se c'è chi se n'è fregato anche degli appelli di Papa Wojtyla in tempo di giubileo, figurati quanto si può sentire obbligato, lui, dagli appelli di Napolitano).
Piuttosto, si potrà valutare la depenalizzazione di qualche reato.
Il piano carceri, poi, secondo il neo Guardasigilli, sta andando a gonfie vele.
Quisquilie, infatti, le osservazioni di qualcuno circa l'irrilevante constatazione che a distanza di due anni non è stata posta nemmeno una prima pietra.
Pinzellacchere, inoltre, le segnalazioni circa il fatto che anche laddove si arrivasse un giorno a vedere finite le nuove strutture, non ci sono gli agenti per aprirle.
In realtà, anche se le programmate assunzioni di personale dovessero reggere l'urto delle cesoie di Tremonti, qualcuno dovrebbe spiegare a Palma che non sono nemmeno sufficienti a compensare il turn over fisiologico e che, fra tre anni, potremmo essere sotto organico anche di diecimila unità: vale a dire che saremo costretti a chiudere le carceri vecchie... altro che aprire quelle nuove.
The last, but not the least, lo stesso Ministro Palma, qualche giorno dopo il party ferragostano di Regina Coeli e contraddicendo tutto quello che aveva affermato prima, si dice in sintonia con il collega Maroni (strano fatto visto che quando era Sottosegretario agli Interni non c'era tanto fealing tra i due...) per la presentazione in tempi brevi di un ddl co-firmato per l'istituzione del nuovo reato di "omicidio stradale".
Alla faccia della depenalizzazione dei reati!
Intendiamoci bene, non che io sia contrario concettualmente all’arresto di personaggi come quello che ha guidato ubriaco contromano sull'autostrada, causando quattro vittime, ma non si può predicare bene e razzolare male come ha fatto Palma.
Intanto andrebbe fatto un ragionamento sulla autonomia discrezionale della magistratura di emettere provvedimenti di custodia cautelare e di quanto sia opportuno che il potere esecutivo si intrometta con quello giudiziario.  Ma questo, francamente, ci interessa di meno.
La questione principale mi sembra, invece, quella sulle priorità.
O meglio, come amava dire il Ministro Flick, Nitto Palma dovrebbe prima stabilire "un ordine di priorità delle priorità".
In parole povere, se la priorità delle priorità (come sta dicendo da tempo anche il Presidente della Repubblica) è il sovraffollamento delle carceri, prima bisogna risolvere questo problema e poi (soltanto poi) vanno affrontati tutti gli altri problemi che riguardano le pene detentive e tutte le loro declinazioni.
E' per questa ragione che il Ministro Palma deve innanzitutto realizzare interventi urgenti, immediati e concreti che deflazionino il sovrappopolamento carcerario.
Non importa se questi si chiamino depenalizzazione, misure alternative alla detenzione, braccialetto elettronico, amnistia, indulto o quant’altro... in questo momento lo Stato ha il dovere di intervenire sull'emergenza penitenziaria.
Non possiamo più tergiversare sulla sofferenza delle persone private della libertà, continuando a toglierli anche la dignità, quella stessa dignità che, inevitabilmente, finiamo per perdere anche noi che in carcere ci lavoriamo.
Non possiamo più, e a maggior ragione non può il Ministro Palma, farci distrarre dagli umori dell'opinione pubblica che, ovviamente, non può che essere condizionata da quello che accade giorno per giorno, alternando richieste di clemenza a pretese di maggior rigore penale di fronte ad accadimenti di forte allarme sociale.
Lo Stato, e un Ministro che lo rappresenta, non può e non deve farsi condizionare da questo.
(P.S.
A proposito di braccialetti elettronici, è stata davvero sorprendente la sollecitudine con la quale l'ufficio stampa del capo del dap è sceso in campo in (presunta) difesa del Ministro Palma quando lo abbiamo tirato in ballo sullo scandalo dei 110 milioni di euro pagati alla Telecom senza usufruire del servizio: Ionta e il suo staff mass-mediatico hanno prontamente bacchettato il Sappe per aver "ingiustamente" coinvolto Palma in "un affare" che non lo riguarda.
Curioso il fatto che, secondo Ionta, il Ministero della Giustizia (e quindi il dap) non avrebbe niente a che fare con il braccialetto elettronico, apparecchio che serve per il controllo della detenzione domiciliare, misura alternativa alla detenzione e, a pieno titolo, rientrante nell'esecuzione penale esterna.
E pensare che quello stesso ufficio stampa si guarda bene dal prendere posizione in difesa dei poliziotti penitenziari quando questi vengono ingiustamente attaccati dai mezzi di comunicazione di massa...
Come dire: "l'ufficio è mio e me lo gestisco io..."
Buon pro’ vi faccia.)

 

Cesare Cantelli