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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/08/2011  -  stampato il 09/12/2016


Tu che ti lamenti ogni giorno: mi hai rotto le palle!

Questa è una lettera per te che stai leggendo. Si, proprio te che ti lamenti ogni giorno contro i sindacati “ma perché non scrivete su questo e quest’altro argomento?”. E’ per te che mi fermi ogni mattina e mi fai i complimenti: “Fai bene a scrivere certe cose. E’ uno schifo, questa amministrazione è uno schifo!”. Ti rivolgo queste parole per chiederti di non scocciarmi più.

Per te prima provavo affetto. Ti consideravo una vittima. Ero costretto ad interessarmi a te e alle angherie che subivi. Mi costringeva quel senso di giustizia che mi hanno insegnato i miei genitori, con il loro esempio quotidiano. Confesso che riuscivi anche a fare leva sul mio senso di colpa per essere uno dei pochi oggettivamente più fortunati di te che sei costretto a lavorare sotto il giogo del tuo direttore o del tuo diretto superiore, senza poterti ribellare altrimenti “rischi” qualcosa. E tu tieni famiglia, non puoi permetterti di fare come ti pare.

Ecco, è da qualche anno che sta maturando in me un disagio che in questi giorni di calura estiva è fermentato ed è arrivato a maturazione. E’ per questo che oggi ho intenzione di rivolgerti questo mio sfogo: “mi avete rotto le palle, te e le tue lamentele da cane bastonato. Vai a lamentarti da un’altra parte!”.

Ora sono convinto che il problema maggiore in questa amministrazione (che è innegabile, ha qualche problemuccio di gestione) sei proprio tu che ti lamenti e basta. Il problema di una certa “inefficienza” dell’istituto sindacale è anche dovuto a te che ingolfi di richieste di aiuto il tuo rappresentante sindacale, ma non un aiuto per vederti riconosciuti i tuoi diritti. Nooooo, tu lo tartassi per chiedere favori, intercessioni, ambasciate.

A me, che hai capito lavoro anche per il sindacato, non fai altro che chiedermi di dire ai “capoccioni” del SAPPE di fare questo e fare quello, di dire così e di dire colà, ma quando ti invito a parlarne te di persona con quelli del sindacato, ti fai subito da parte. Fino ad ora ci passavo sopra e pensavo che effettivamente non avevi gli strumenti per poterti difendere o tutelare dai soprusi e le ingiustizie di cui ti lamenti. In realtà a te non interessa lottare né per i tuoi diritti né tantomeno per quelli degli altri. A te che ti disperi ogni giorno, interessa ottenere qualcosa in più del tuo collega.

Tu appartieni a due macro-categorie di piagnoni. La prima è di quelli che fino ad ora hanno subito di tutto perché così hanno potuto raccogliere le briciole del loro diretto e indiretto superiore. Fino ad ora hai potuto annusare il profumo che emana il potere del tuo dirigente e spesso, dalla tua postazione, ti sei goduto lo spettacolo sadico dello smembramento di chi non apparteneva alla cerchia degli amici degli amici e per questo veniva preso di mira dai “potenti”. Ora che, chissà per quale giustizia divina, sei stato estromesso dalla stanza dei bottoni, vieni a lamentarti. A te ti sopporto ancora un po’, se non altro perché mi fai accedere ad informazioni che non avrei potuto conoscere (anche se era facile intuirle). Anzi c’ho ripensato: a te, ho deciso di metterti a disposizione tutto quello che ho (se t’accontenti). Vieni e parliamone…

La seconda macro-categoria è quella dei piagnoni che non hanno mai alzato un dito per indicare chi li vessava, quelli che non hanno mai alzato la testa contro un’ingiustizia, quelli che delegano sempre gli altri per lottare contro i soprusi. Non mi riferisco a quelli che fanno buon viso a cattivo gioco dopo averci provato. Quelli li conosco e riconosco dalle mutilazioni che portano. C’è a chi manca una mano, a chi va in giro con la testa mozzata, chi non riesce più a camminare e poi c’è pure qualcun’altro che ha dovuto effettivamente chiedere un favore per non mettere in mezzo la propria famiglia. A questi ultimi li rispetto e continuerò a cercare di ascoltarli (solo quello posso fare).

Ma a chi continua a lamentarsi senza farsi avanti allora no. Non meritate niente, anzi meritate il disprezzo di tutto il Corpo perché è per voi che stiamo in queste condizioni.

I direttori hanno un potere immenso (e pure qualche comandante) , non devono rendere conto a nessuno, spesso nemmeno alla Legge. Ma siamo prima di tutto noi poliziotti ad investirli di tale potere. Prima potevo essere d’accordo con voi “è inutile, non conviene esporsi, finisci male e basta”. Io a suo tempo mi sono ribellato per irruenza giovanile, per carattere, per testardaggine e non ho fatto una bella fine, avevate ragione voi. Ma ora qualche strumento in più ce l’abbiamo.

Faccio un esempio: da qualche mese, su questo sito, ognuno ha la possibilità di inviare (anche in forma anonima) un intervento, una riflessione, che contribuisca a denunciare quello che non va in questa amministrazione. Sapete quante lettere sono arrivate? Zero! Nessuno, ha mai scritto qualcosa che possa fare luce su una questione che pure è di interesse generale, che è sulla bocca di tutti. Nessuno.

Eppure ormai è parecchio che gente come me e Nuvola Rossa e qualcun altro scriviamo (al limite della querela) per evidenziare certe scorrettezze dei nostri amministratori. Questo avrebbe dovuto far capire che per la prima volta, tutti noi avevamo a disposizione un porto franco (sia pure palesemente diretto dal SAPPE) dove poter provare ad alzare la testa. Zero lettere ricevute. Zero dichiarazioni di impegno. Zero collaborazioni.

Ma tanti scocciatori in più, come te che ogni giorno mi chiedi favori ed intercessioni e che non fai altro che lamentarti.

Mi fai paura. Ho paura non tanto per me che m’è sempre andata bene e che continuerò a tenere alta la testa fino a quando non me la mozzeranno del tutto, ma per chi si aggira per le sezioni e gli uffici con le mutilazioni ricevute che di certo non potrà contare sul tuo aiuto, ma anzi si dovrà guardare le spalle proprio da gente come te. Mi fai paura anche per la sorte di chi verrà dopo di noi che erediterà questo stato di abbandono.

Una via d’uscita sono convinto che ci sia. Se vuoi da domani ne parliamo insieme, ma ti prego non lamentarti più quando mi incontri: mi ha rotto le palle!!!