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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/09/2011  -  stampato il 07/12/2016


Fuoriserie Penitenziaria: Jaguar, Maserati, BMW per i Dirigenti del DAP mentre i mezzi NTP...

Quando da questa versione web della rivista ufficiale del Sappe “ci siamo permessi” di sollevare il dubbio che spostarsi nel traffico di Roma con una Jaguar dai consumi elevatissimi, non era proprio una gran cosa… la reazione  è stata del tipo: “così fan tutti”.

Come se questo bastasse a giustificarsi di ogni cosa. Come se un Dirigente dello Stato non fosse tenuto a valutare, ponderare e decidere anche su questi aspetti. Come se “se mi spetta, me la prendo”, “se me la danno, me la tengo” e poi la più odiosa delle motivazioni: “altri fanno di peggio!”.

Chi sono questi altri? Che vuol dire che fanno di peggio?

Da allora è iniziata una certosina ricerca di riscontri, di dati, di notizie per confermare o smentire le “giustificazioni” ricevute.

In tal modo e a tale scopo abbiamo acquisito parecchi dati.

I più evidenti, i più immediati, abbiamo deciso di “condividerli” con una delle testate giornalistiche che di certo non le manda a dire: Il Fatto Quotidiano.

Riportiamo qui sotto l’articolo integrale a firma di Silvia D’Onghia che oggi, 1 settembre 2011, è apparso a pag. 3 su Il Fatto Quotidiano.

Per ora dal DAP nessuna reazione, se non quella entusiasta dei colleghi che ci hanno contattato da tutta Italia per complimentarsi con il SAPPE.

Dalla nomenclatura del DAP invece, nessun sussulto, nessuna vibrazione vitale, nessuno slancio di dignità per replicare.

Tutto tace.

Del resto non sono abituati a leggere il loro nome e cognome sui quotidiani nazionali. Siamo certi che qualcuno avrà pure pensato: “che bello, sono sul giornale!”. Qualcun altro starà adottando la tecnica del “ha da passa’ ‘a nuttata”.

Ma non s’illudano che passerà presto, più in fretta del solito ...  L’estate sta finendo e le ore di luce si accorciano…

FUORISERIE PENITENZIARIA (L'articolo originale)

di  Silvia d’Onghia

L’auto più “sfigata” è una Bmw 530: tremila di cilindrata, sei cilindri in linea, valore commerciale circa 53mila euro. Quella meno potente, si fa per dire, una semplice Audi A6: 2.7 di cilindrata, sei valvole turbo, prezzo 71mila euro. E poi c’è il top, le vetture che quasi ogni uomo sogna nella vita: la Jaguar XJ e la Maserati quattroporte, 100mila euro la prima, 125mila (almeno) la seconda. Non sono i partecipanti a un gara, né le vetture di lusso di un autosalone: sono le autoblu e i mezzi di scorta parcheggiati presso il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), guidato dal magistrato anti-terrorismo, Franco Ionta.

Diciassette auto, alcune delle quali blindate, che valgono oltre un milione di euro, a disposizione di otto alti dirigenti. Qualcuna, come la Maserati che utilizza Ionta, è in comodato d’uso dalla presidenza del Consiglio; molte altre sono direttamente proprietà del Dap. In ogni caso, pagano i cittadini. Sono poi vetture che certo non consumano come le utilitarie: si va dagli 8 litri per 100 chilometri della Bmw ai 22 litri per 100 chilometri della Maserati. E, a differenza di quanto accade per i normali mezzi di cui dispongono le forze di polizia, penitenziaria compresa, i soldi per la benzina in questi casi non mancano mai.

Franco Ionta, che è anche commissario straordinario per il Piano carceri voluto dall’ex ministro Alfano, per la sua storia precedente ha naturalmente diritto alla scorta. Ha a disposizione sette auto: oltre alla Maserati blindata, una Bmw 550, tre Bmw 530 e due Land Rover Discovery cinquemila. Mezzi che naturalmente non escono tutti insieme, ma che rimangono parcheggiati e pronti all’uso. Il vice capo vicario, Emilio Di Somma, può contare su un’Audi A6 (4.2 di cilindrata) e su una Bmw 530. Di Somma nel giugno 2010 ha ricevuto una lettera minatoria con due proiettili e da quel momento gli è stata riconosciuta la scorta. L’altro vice capo si deve “accontentare” di una sola macchina, un’Audi A6. Dal giugno scorso, il magistrato Santi Consolo, che ricopriva quell’incarico, è diventato procuratore generale di Catanzaro. Lui è andato via, l’auto è rimasta a disposizione di chi prenderà il suo posto. Il direttore dell’Ufficio ispettivo, il magistrato Francesco Cascini (fratello del segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe), viaggia su una Volkswagen Phaeton cinquemila, del valore di almeno 75mila euro. Stesso mezzo per il direttore generale del personale, Riccardo Turrini. Fortunata è la dottoressa Luigia Mariotti Culla, direttore generale Esecuzione penale esterna, che può utilizzare la Jaguar XJ. L’altro magistrato, Sebastiano Ardita, direttore generale Detenuti, si muove con una Bmw di scorta, ma dispone di un’altra Bmw e di un’Audi A6. Federico Falzone, infine, direttore dell’Ufficio studi, viaggia su una Mercedes di cilindrata 4.3.

Nessuno di loro, a quanto risulta al Fatto Quotidiano, rinuncia all’auto blu, nonostante la crisi e i sacrifici che vengono imposti alla categoria. Eppure gli esempi positivi non mancherebbero: l’ex direttore generale del personale, Massimo De Pascalis, per un periodo rinunciò a viaggiare comodo per recarsi in ufficio con la sua vettura privata. È vero anche che c’è stato di molto peggio: c’è chi giura di aver visto un ex direttore del Dap farsi appoggiare l’accappatoio sulle spalle da un uomo della scorta al termine di una partita di tennis. A disposizione di questi alti funzionari, ad aprile scorso ci sono state 66 persone, tra uomini di scorta e autisti. Naturalmente tutti appartenenti al corpo di polizia penitenziaria e tutti con un monte ore di straordinari da far impallidire qualsiasi poliziotto comune.

“Nonostante i proclami dei ministri Brunetta e Tremonti, al Dipartimento fanno sfoggio dell’auto blu anche coloro che non ne hanno diritto – commenta il segretario nazionale del sindacato Sappe, Donato Capece – sottraendo carburante e uomini agli istituti. Non vogliamo mettere in discussione il diritto alla scorta, ma denunciare gli sprechi”.

Tutto questo stride ancora di più se si fa il paragone con i mezzi che i poliziotti penitenziari hanno a disposizione per fare il loro lavoro. Sul sito del Sappe, un “coordinatore avvilito” racconta di un Ducato fermo “perché mancano 128 euro per far riparare le ‘frecce’”. O un “assistente capo che si vergogna” denuncia il fatto che “a Bologna è ferma un’auto perché non ci sono 30 euro per uno specchietto”. “Dalle parti mie non c’è nemmeno la carta per scrivere i rapporti, i servizi... Qualcuno ha fatto la colletta per comprare un pacco di carta”, scrive “il cinico”. Cifre che, pure messe insieme, basterebbero a malapena a riempire il serbatoio della Jaguar. Consumazioni escluse, s’intende.

(Il Fatto Quotidiano - 1 settembre 2011)

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