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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 07/09/2011  -  stampato il 10/12/2016


La strategia comunicativa del DAP: ma chi la orchestra?

Giulio Andreotti: “A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”.

Ultimamente mi ha molto colpito la reticenza che il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria ha ostinatamente portato avanti durante la vicenda dell’intitolazione a Giuseppe Montalto della CC. Di Alba, che un poliziotto penitenziario (è forse questo il problema?), Comandante della Casa Circondariale di Alba Gerardo D’Errico, si è permesso di avanzare. (Leggi - Proposta di intestare il carcere di Alba a Giuseppe Montalto. Ma c’e’ chi dice no!

Dopo l’articolo apparso su questa versione web della rivista del SAPPE a “firma” di Nuvola Rossa (è pure questo un problema?), in cui il nostro Capo indiano sollecitava un intervento di Franco Ionta, per molti giorni dal DAP non è trapelato nulla. Nessuna dichiarazione, nessuna presa di posizione.

Eppure c’erano tutti i presupposti per un comunicato bello e servito che avrebbe fatto acquistare parecchi “punti prestigio” al Capo DAP il quale, mi è parso di capire, è molto indaffarato nella ricerca di consenso da parte del suo personale di Polizia Penitenziaria. Non nascondo che mi era pure parso di intravedere un gesto di cortesia, sia pure apparentemente polemico, da parte di Nuvola Rossa: “vuoi vedere che il nostro Capo indiano ha sotterrato l’ascia di guerra e ha preparato un assist a Franco Ionta?”. Tipo quelle interrogazioni parlamentari che sembrano andare a fondo, ma che in realtà sfiorano il problema e danno l’opportunità all’interrogato di uscirne vincitore?!

In quei giorni ho pensato che l’Ufficio Stampa e Relazioni Esterne del DAP avrebbe preparato una bella risposta di quelle piene di frasi d’effetto in cui Franco Ionta avrebbe fatto sua quella richiesta di intitolazione e si sarebbe erto a paladino della giusta causa. Eppure, da quel primo intervento, sono passati giorni di puro ed imbarazzante silenzio. Nemmeno la successiva lettera aperta di Nuvola Rossa (una sorta di appello, di supplica “Ionta intervieni, è un rigore a porta vuota…”) ha sortito effetto. Silenzio, muro di gomma da parte del DAP. (Leggi - Lettera aperta al Presidente Franco Ionta.

Poi il 5 settembre 2011 leggo lo scarno comunicato (su carta semplice senza intestazione, senza firma, senza data) inviato come link (leggi il comunicato) a tutti gli iscritti alla newsletter del DAP: “Con decreto del 19.07.2011, a firma del Capo del Dipartimento, la Casa Circondariale di Alba è stata intitolata all’Agente Scelto di Polizia Penitenziaria Giuseppe Montalto, vittima di un attentato mafioso - 23 dicembre 1995.”. Ovviamente nessuna copia del Decreto che, a noi comuni poliziotti iscritti alla efficientissima newsletter del DAP, è vietato accedere.

In tutti questi giorni, da quando è apparso il primo intervento di Nuvola Rossa nella vicenda, mi sono chiesto se Ionta è male consigliato dal suo Dirigente a capo dell’Ufficio Stampa e Relazioni Esterne, oppure è ben consigliato, ma è altrettanto deciso ad imporre la sua forte personalità di Capo della Polizia Penitenziaria che non accetta consigli o pareri da chicchessia, nemmeno dai suoi stretti collaboratori che lo consigliavano di intervenire. Altrimenti, perché tutto quel silenzio ed ora questo atteggiamento “sotto tono” su una vicenda così sentita da tutto il personale di Polizia Penitenziaria?

Intanto, contemporaneamente,  montava la polemica anche su un altro “fatto”. Stavolta mi piace pensare che tutto sia iniziato con un mio intervento (Leggi - Status symbol: Dirigenti con la Jaguar, Poliziotti con la Duna...) che ha scomodato anche il quotidiano “Il Fatto Quotidiano” (Leggi - Fuoriserie Penitenziaria: Jaguar e Maserati tra le auto blu del DAP). In questo caso però la pressione ricevuta dal DAP non è arrivata da quei quattro poliziotti, polemici e demagogici, della rivista del SAPPE, ma dal Ministro della Giustizia (Leggi il comunicato del Ministro - Giustizia: auto DAP, Palma dispone acquisizione informazioni). Oggi è pubblica un’altra notizia: Franco Ionta, il giorno dopo dell’articolo sulle auto blu del DAP, ha diramato una lettera a tutti gli Uffici che gestiscono a vario titolo gli automezzi destinati ai Dirigenti, che impartisce precise ed urgenti disposizioni in linea con la Legge 111/2011 e D.P.C.M. 3 agosto 2011. I Dirigenti devono abbandonare le loro lussuose poltrone a quattro ruote ed “accontentarsi” di vetture che non urtino la sensibilità dei contribuenti italiani. (Leggi la lettera di Ionta - Disposizione immediata sulle auto blu del DAP).

Fino a ieri, anche in questo caso, Franco Ionta non aveva preso una posizione pubblica. La circolare del 2 settembre c'era, ma il suo Uffico Stampa se ne era visto bene dal diffonderla. Eppure era una occasione per mostrare la trasparenza e l'efficienza dell'Amministrazione penitenziaria che nello stesso giorno della richiesta del Ministro, anticipando l'entrata in vigore di una Legge dello Stato, aveva preso un'ottima decisione (un'efficienza mai vista fino ad ora). Perché  si è preferito fare la figura del bambino con le mani sporche di marmellata invece di “approfittare” di una polemica che getta discredito su tutto il suo Dipartimento? (Leggi - Autoblu penitenziaria: una Jaguar da rottamare) e non si è anticipata la stampa e le critiche sindacali? Ma se nemmeno riescono a "tutelare" l'immagine di se stessi, come possono, Ionta e il suo Staff, tutelare l'immagine della Polizia Penitenziaria?

L'articolo su Il Fatto Quotidiano è di giovedì 1 settembre. La circolare è del 2 settembre. Il comunicato stampa del DAP che annuncia la circolare è del 7 settembre! Cinque giorni che costituiscono un'enormità in fatto di comunicazione pubblica! Per non parlare del fatto che nel comunicato stampa del DAP, diffuso dall'ANSA alle ore 19.06 (e un comunicato del genere le agenzie stampa non lo tengono nascosto, quindi è presumibile che sia pervenuto loro poco prima) si cita una seconda circolare del DAP del 5 settembre, che contrarisamente a quella del 2, non è stata pubblicata nel sito ufficiale della Polizia Penitenziaria (ma poi che c'entra pubblicarla nel sito della Polizia Penitenziaria?).

Ed allora non posso fare a meno di chiedermi: siamo di fronte ad un personaggio a cui piace lavorare senza dover "render conto" a nessuno, né all'opinione pubblica né tantomeno ai suoi sottoposti poliziotti penitenziari, oppure Franco Ionta è circondato da incapaci che purtroppo (ma è una sua scelta) continuano a lavorare nel suo Ufficio di Staff della Stampa e Relazioni Esterne?

Io continuo a pensar male e credo che la realtà sia peggiore delle due ipotesi prese singolarmente.