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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/09/2011  -  stampato il 11/12/2016


Al Capo Dap Franco Ionta. con immutata perplessitą e delusione, Suo Enzima

Lo ammetto, un po’ ci speravo che il Capo Dipartimento Amministrazione Penitenziaria Franco Ionta scrivesse un’altra lettera di protesta per un intervento a firma di Enzima apparso su questo sito, indirizzata al Dott Donato Capece. Dico un’altra lettera perché ce n’era stata una prima (che non divulghiamo perché corrispondenza privata tra Franco Ionta e Donato Capece n.d.r.). Speravo che arrivasse un’altra occasione, questa volta magari pubblica, solo per appagare una parte del mio ego e per il gusto della polemica che mi perseguita. Riuscire addirittura a scomodare il Capo del Dipartimento: è l’unica soddisfazione che mi sarei potuto permettere sul lavoro.

Ma ora che è passato più di un mese e che leggo e rileggo questa del 3 agosto 2011 ore 17.10, provo un profondo senso d’amarezza e di sconforto.

Pensavo che la prima fosse stata scritta d’impeto, senza ragionarci troppo, quasi fosse un errore di gioventù in quanto, come è lecito aspettarsi da un Capo della quarta Forza di Polizia dello Stato, molto probabilmente non devono essere molte le critiche o le opinioni nei confronti dei propri comportamenti o affermazioni. E non potrebbe essere altrimenti quando si è circondati di timorosi e/o opportunistici “Yes Man e Woman”, gente abituata e allenata solo ad adulazioni e sorrisi, gente con la lingua muscolosa.

Ma questa lettera di protesta a seguito dell’intervento sulle scorte (Leggi: La Scorta: gli ultimi pretoriani rimasti vicini ai Dirigenti del DAP) è diversa dalla prima. Più grave.

Prima di tutto, anche rileggendo insieme ad altri il mio intervento incriminato, non sono riuscito a capire quale fosse il passaggio in cui me la prendo con il mio Capo Dipartimento, addirittura offendendolo (dice lui) e addirittura arrecando "offesa istituzionale"!

Eppure i miei interventi, siccome mi conosco e mi conoscono, non vengono mai pubblicati prima di una (blanda) autocensura ed una (più attenta) verifica dei testi da parte dei curatori del sito web; un po’ per non offendere nessuno e un po’ per non rischiare costose querele di parte. E anche questo intervento (Leggi: La Scorta: gli ultimi pretoriani rimasti vicini ai Dirigenti del DAP) non ha fatto eccezione. Ora che sono passate ore e giorni però, ancora non capisco dove Franco Ionta si sia sentito tirato in ballo nella sua figura personale e veste istituzionale.

Nemmeno ancora ho ben capito a chi si riferisca quando si lancia in una strenua difesa dell’operato dei suoi collaboratori: si riferisce al personale delle scorte? Si riferisce ai Dirigenti? Dei primi forse dimentica che sono anche miei colleghi da prima che lui stesso li conoscesse e rimarranno tali anche dopo che lui lascerà il suo incarico da Capo della Polizia Penitenziaria e forse dimentica anche che in Italia è garantito il diritto di manifestare la propria opinione e la mia la ribadisco: mi sdegna vedere colleghi, ancorché in possesso di elevate capacità professionali, prestarsi a servizi che nulla hanno a che vedere con i servizi di scorta e tutela. Che senso ha formare e investire in professionalità se poi molti validi agenti/sovrintendenti/ispettori devono prestarsi ad una pantomima che non è altro il tentativo di rivivere gli antichi splendori, quando ai “pezzi grossi” spettava l’attendente?

Dopo un mese, continuo a ritenere quantomeno di cattivo gusto (anzi confermo che è squallido) tirare in ballo gli omicidi D’Antona e Biagi per introdurre, in un articolo pubblicato nella rivista ufficiale dell’Amministrazione penitenziaria (la rivista dei Dirigenti DAP), l’operato del Servizio Scorte e Tutela che esisteva sicuramente anche prima dei due omicidi. Mi fa anche schifo che una macchina di Stato, non una macchina qualsiasi, ma una inutile vettura da 3/4/5000 di cilindrata che serve per girare nel traffico romano (limite di 50 km/h), venga accesa e tenuta accesa per quarti d’ora (e più) per raffreddarla con l’aria condizionata, dopo che la stessa macchina è stata tenuta “al fresco” in garage tutto il giorno (ma questo “vizzietto” per fortuna è in via d’estinzione…). Forse lei e i suoi collaboratori Dirigenti avete giustamente altro a cui pensare e nemmeno vi sembra strano che la vettura in cui salite presenta una differenza in negativo di temperatura in confronto a quella esterna. Forse che nelle macchine dell’Amministrazione penitenziaria, le leggi della fisica cessano di essere così rigorose?

Ma questa è ancora inutile polemica a cui proprio non so resistere. Ora vorrei dirLe due parole “in privato” Signor Capo della Polizia Penitenziaria.

Quello che mi rattrista e rammarica è che Lei giustifichi il suo intervento di protesta tirando in ballo la tutela del Corpo di Polizia Penitenziaria. Ma come? Quando veniamo appellati come “secondini”, “guardie carcerarie” e “aguzzini” dalle maggior testate giornalistiche dei media nazionali, il Suo Ufficio stampa (che è Suo e non della Polizia Penitenziaria, ormai è chiaro a tutti) guarda dall’altra parte e ora, ora che in un piccolo sito (anche se seguitissimo nel nostro settore) un oscuro ed insignificante autore rivolge critiche a dei comportamenti che reputa (diritto d’opinione) quantomeno inadatti, Lei alle ore 17.10 del 3 agosto 2011, poche ore dopo che è apparso quell’intervento, scrive di proprio pugno una lettera di protesta e dà mandato alla complessa macchina organizzativa dell’Ufficio stampa del DAP di attivarsi e rendere pubblica la notizia, addirittura sul sito ufficiale del Corpo? Quello stesso sito ufficiale del Corpo che fa fatica a pubblicare una qualsiasi notizia utile per noi poliziotti, ma che è colmo di notizie che La riguardano? La tempestività della reazione del Suo staff di “comunicatori” in questa vicenda, Signor Capo DAP, stona non poco in confronto al lassismo con cui sono state divulgate altre reazioni, più recenti. E’ passato un mese, certo. Forse è cambiata la strategia comunicativa, ma non mi sembra sia cambiata in meglio… (Leggi: La strategia comunicativa del DAP: ma chi la orchestra?).

Ma allora perché quando il Corpo era sotto attacco, quello vero, quello triturante delle accuse e degli indici puntati contro di noi, quando Stefano Cucchi era deceduto e tutti (TUTTI) i quotidiani, tutte le tv, parecchie radio e parecchi Parlamentari, avevano già emesso la sentenza contro la Polizia Penitenziaria, Lei, Signor Franco Ionta Capo della Polizia Penitenziaria, ha aspettato giorni e giorni prima di fare una flebile difesa d’ufficio? Stefano Cucchi è deceduto la mattina del 22 ottobre 2009. Dopo qualche giorno la notizia era di dominio pubblico e molti nostri colleghi rischiavano gli sputi in faccia e sull’uniforme, mentre il Suo Ufficio stampa “sonnecchiava”. Poi, finalmente, il 12 novembre è apparso il Suo primo comunicato. Il Corpo di Polizia Penitenziaria sono sicuro La ringrazia ancora oggi per tanta tempestività… Sono passati parecchi mesi da allora, è vero, e il Suo Ufficio Stampa ha messo da parte altri due anni di esperienza sul campo; quindi dobbiamo presumere che in occasione del prossimo “secondini” che leggeremo su un quotidiano nazionale, avvertiremo i suoni acuti dei fax di protesta del Suo Ufficio Stampa? Oppure dovremo dare per scontato che l’home page del sito ufficiale del Corpo avrà già una sua foto con il link alla pagina di sdegno e riprovazione nei confronti del giornalista di turno che ci ha offesi tutti? Sarebbe bello che ciò avvenisse. Ripagherebbe molti dei sacrifici che i Suoi uomini della Polizia Penitenziaria (non quelli dell’Ufficio Stampa) sono orgogliosi di fare per quel senso dello Stato che sono sicuro ci accomuna tutti.

Secondo me, fino ad ora, non ci siamo Signor Capo della Polizia Penitenziaria e non ci siamo per tanti altri motivi. Oggi continuo a rileggermi quella Sua lettera di protesta per un’opinione e per delle considerazioni che Lei considera offensive del Suo ruolo istituzionale ed interviene prontamente. Settimane fa, su questo sito web, c’era l’accorato e supplichevole appello per ricevere un Suo autorevole intervento per l’intitolazione del carcere di Alba alla memoria di Giuseppe Montalto e non abbiamo avuto notizia per settimane. Poi abbiamo criticato la scelta di intitolare la Scuola alla memoria di Giovanni Falcone proponendo invece la memoria dei nostri colleghi caduti per mano mafiosa e anche lì, Lei e il suo Ufficio Stampa eravate a leggere chissà quale altro sito web. Nei giorni precedenti ancora, abbiamo denunciato per l’ennesima volta una violazione di Legge di due dei Dirigenti dell’Amministrazione penitenziaria che hanno omesso di convocare il Consiglio direttivo dell’ISSP per svariati anni e non una parola, non una telefonata, non una indagine è partita da Largo Daga. (Leggi: L’ombra dell’illegalità si staglia sulla Bandiera dell’ISSP?)

Ora che ci siamo macchiati di “offesa istituzionale” e scriviamo sul Suo ombrellone preferito di Maccarese e che critichiamo l’utilizzo inidoneo delle capacità dei nostri colleghi delle scorte, Lei e il Suo Ufficio Stampa scendete in campo con due lettere di protesta?!?

Io, come poliziotto penitenziario, ho smesso da tempo di offendermi e di prendermela, perché conosco molte delle persone e delle dinamiche che albergano tra i corridoi del terzo piano di Largo Daga 2, ma Lei, “Capo” (come è solito farsi chiamare al terzo piano) molti dei miei colleghi può ancora recuperarli e convincerli della bontà delle Sue intenzioni e di quelle del Suo (e sottolineo ancora Suo) Ufficio Stampa, ma d’ora in poi presumo che serviranno più fatti e meno lettere di protesta indirizzate a Donato Capece. Dimostri davvero da che parte sta: se sta dalla parte della Polizia Penitenziaria o dalla parte dei Suoi collaboratori!

Se fossi in Lei mi guarderei meglio intorno, inizierei a tirare qualche somma, cercherei di valutare la situazione anche dall’esterno del suo Ufficio. Dalla Sue stanze ad angolo del terzo piano non si ha una gran bella visuale della Polizia Penitenziaria e soprattutto, di mezzo, c’è una lente che distorce molto la realtà. Inizierei pure a rileggere le critiche che Le rivolgiamo ed a tirarne fuori il meglio.

Le critiche fanno crescere, le adulazioni no.

Con immutata perplessità e delusione, Suo Enzima.

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