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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/09/2011  -  stampato il 03/12/2016


Pseudonimi e nomi collettivi: ecco chi c' dietro Enzima e tutti gli altri...

Appena due anni dopo la costituzione del Sappe (1992), abbiamo voluto dotarci di uno strumento di comunicazione accessibile a tutti ed abbiamo registrato ed iniziato a pubblicare “Polizia Penitenziaria”, la rivista che è l’organo ufficiale del SAPPE, arrivata oggi quasi al ventesimo anno di pubblicazione.

Nel 2009, poi, abbiamo deciso di dotarci anche di una versione web della Rivista, quella che state leggendo in questo momento.

La versione web della Rivista ha permesso una maggiore facilità di pubblicazione degli interventi, slegandoli dai vincoli della carta stampata consentendoci di riportare e commentare, con una maggiore tempestività, le notizie e i fatti che riguardano la nostra amministrazione penitenziaria.

E sottolineo “nostra”, di noi poliziotti penitenziari.

Nel corso degli anni, prima nella versione cartacea e poi in quella web, sono apparsi (e continueranno ad apparire) numerosi interventi redazionali non firmati o siglati con pseudonimi (tra i quali quello di Enzima).

I nickname come Enzima sono pseudonimi e non stratagemmi per sottrarsi alle responsabilità che derivano dalle proprie affermazioni.

Non a caso, la responsabilità di tutto quello che viene pubblicato in una rivista registrata presso uno dei Tribunali della Repubblica Italiana è riconducibile per legge al Direttore Responsabile.

Gli pseudonimi come  Enzima sono anche nomi collettivi, nomi multipli, “etichette” che utilizziamo per commentare ed informare.

Essi, più che identificare una persona, si fanno carico di rappresentare un pensiero, un modo di ragionare ed interpretare la realtà. Il nome multiplo è un nome utilizzabile da chiunque. L’ideatore non ne pretende l’utilizzo esclusivo, ma rende pubblica l’idea ispiratrice con cui lo ha scelto.

La rende pubblica (e questo è lo scopo di questo intervento) per dare modo a tutti coloro che ne condividano i principi ispiratori, di utilizzarlo come meglio credono.

In propria coscienza, sarà compito della persona fisica che in quel momento lo utilizza, accertare e valutare se le proprie parole corrispondano o tradiscano, gli ideali ispiratori che hanno portato a battesimo quel nome multiplo e, a volte, è compito di questa Redazione associare uno scritto ad uno pseudonimo per rendere il messaggio più efficace possibile nonché coerente con gli interventi precedenti.

In altre parole, un nostro pseudonimo, o nome multiplo, è una sigla adottabile da chiunque perché nessun redattore della nostra Rivista ne pretende l’utilizzo esclusivo. I nostri pseudonimi vanno oltre il semplice anonimato perché intendono trarre maggior forza dal collegamento ad una persona immaginaria, della quale vogliono assumere la funzione mitica.

Gli scettici, i nostri detrattori e coloro che si sono offesi o risentiti per i nostri articoli e per le nostre denunce, e che più volte hanno stigmatizzato “l’occultamento” delle firme, dovrebbero riflettere di più sul fatto che l’origine degli pseudonimi (e dei nomi multipli) risale alla notte dei tempi e ci rimanda ad antichissime pratiche religiose ed esoteriche.

Pensino infatti costoro che uno dei più antichi nomi collettivi è quello di Buddha e che, ad esempio, nella rivolta contadina del sedicesimo secolo ognuno che scendeva in guerra contro l’oppressione assumeva il nome di Armen Konrad.

Con questa “strategia” di fondo abbiamo deciso di dotarci ed utilizzare tutti gli altri pseudonimi che appaiono in firma agli interventi di questa versione web della nostra Rivista. La nostra Amministrazione è suddivisa in tante sedi e in tanti diversi impieghi che è impossibile per una singola persona conoscere (e quindi riportare) tutte le sfaccettature di un argomento o di un aspetto.

Si prenda ad esempio l’argomento degli sprechi di denaro o dell’impiego degli NTP: sarebbe quantomeno presuntuoso per il singolo farsi portavoce di tutto quello che avviene sul territorio nazionale.

Per questa ragione, per noi è più opportuno scrivere e firmare con uno pseudonimo del tipo “Enzima” piuttosto che con nome e cognome del singolo che in quel momento conosce quella determinata situazione. In questo modo lo pseudonimo esercita una funzione, interpreta un ruolo, diviene portavoce di un comune sentire invece che rendersi identificabile in un nome e cognome reale. Non vi è affermazione più vera ed esplicativa di quella: “Gli uomini passano, le idee restano”.

Lo pseudonimo Enzima utilizzato in questa Rivista, per esempio, si prefigge di rendere più facile un’azione di critica (ed ogni critica è portatrice anche di possibilità di miglioramento) nella nostra Amministrazione, attraverso l’osservazione e l’interpretazione di fatti che avvengono e che riguardano il settore penitenziario, in particolar modo, quelli che riguardano la “torre d’avorio” del DAP. Enzima si fa portatore di un comune sentire che spesso si è già tramutato in comune livore (se non disgusto) che è già presente tra i nostri colleghi.

Anche per questi motivi, farebbe bene il nostro Capo del Dipartimento e Capo della Polizia Penitenziaria a prestare maggiore (e migliore) ascolto agli interventi di Enzima così come a quelli firmati con gli altri nostri pseudonimi.

In tutti i nostri interventi ci siamo sforzati di accompagnare alla critica, anche il suggerimento di una via d’uscita al disagio che abbiamo osservato. Sicuramente non siamo riusciti a farlo in ogni intervento, ma dai commenti e dalle lettere ricevute dai nostri colleghi, abbiamo percepito quanto disagio ci sia in tutte le sedi dell’Amministrazione penitenziaria e di come, al contempo, tra la stragrande maggioranza dei poliziotti penitenziari, ci sia ancora la voglia di credere nel proprio lavoro e nei propri vertici istituzionali.

Ovviamente,  se si interpretano gli interventi critici su determinate situazioni solo come attacchi personali o, peggio ancora, come manifestazioni d’invidia e risentimento individuale, siamo ben lontani da una possibile comune comprensione. E questo ce ne dispiace, perché fa male al Corpo più delle critiche, anche quelle percepite come aspre ed ingiuste.

Per quello che ci riguarda, continueremo perciò a scrivere interventi firmati da Enzima, perché di fronte ad una Dirigenza del DAP che in tutti questi anni ha sistematicamente ignorato tutti gli appelli di aiuto da parte del 90% (e oltre) del suo personale e cioè i poliziotti penitenziari,  disatteso Leggi dello Stato e Regolamenti di cui è stata essa stessa promulgatrice,  osteggiato in ogni modo la crescita del Corpo e  umiliato la figura professionale presso l’opinione pubblica attraverso un’inesistente opera di divulgazione e tutela dell’immagine del Corpo non possiamo non continuare ad esporci ed a attuare il nostro diritto/dovere di critica per il bene del Corpo e sperando sempre che il Capo del Dipartimento possa cogliere quanto di “positivo” c’è nei nostri interventi, anche per il bene dell’Amministrazione che altrimenti continuerà ad essere percepita come avulsa e nemica della Polizia Penitenziaria.

In buona sostanza, gli interventi di Enzima, come quelli di tutti gli altri nostri collaboratori, stanno solo accelerando questo processo di critica e messa in discussione dei valori che sottendono l’agire dei nostri Dirigenti.

Un processo già in atto da parte di tutto il personale, o almeno da parte di quello che ancora non ha gettato la spugna e crede ancora in questo lavoro.

Firmato:

Enzima, Cesare Cantelli, Giulio Raimondo Mazzarino, Nuvola Rossa, Miguel Cervantes, L’Agente Furioso, Orecchino al naso, Quasimodo, Pasquino, Leo Pardì, Iron Side, Il Marchese, Uomo Qualunque, Old Major, Il Conte di Montecristo, Lady Oscar, Lucy, Il Falco di Radicofani, Lalì, Walter Ego, Marrox, General X, Erremme

... e tutti gli altri che arriveranno ancora.

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Al Capo Dap Franco Ionta. con immutata perplessità e delusione, Suo Enzima