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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/09/2011  -  stampato il 03/12/2016


Chi vuole difendere Ionta con la sua lettera di protesta alla nostra Rivista? Rispedita al mittente!

E alla fine, dopo l’ennesimo articolo di Enzima, il capo del dap Franco Ionta ha perso la calma. (Leggi la lettera di protesta di Franco Ionta a Donato Capece)

Purtroppo, però, non ha perso soltanto quella ... ha perso anche l’occasione per dimostrarsi all’altezza dell’incarico che ricopre.

Non che non ci fossero già state le avvisaglie della strana forma di allergia patita dal presidente Ionta nei confronti di Enzima e dei suoi articoli, ma niente faceva presagire una reazione così scomposta nei modi, nei toni e nelle argomentazioni.

Franco Ionta aveva già indirizzato una nota autografa alla nostra Redazione, per replicare (a modo suo) all’articolo “Il fascino della divisa conquista anche l'Agente Franco Ionta” e aveva veementemente contestato, a voce, l’articolo “Il Mega Direttore Galattico Franco Ionta requisisce mezza spiaggia di Maccarese”.

In entrambi i casi, però, pur fiutando l’acre odore della censura, abbiamo glissato sulla palese invasione di campo nella nostra redazione e sulla violazione del sacrosanto diritto di cronaca, per evitare ricadute sui buoni rapporti istituzionali con il capo del dap.

Pur rivendicando la paternità di entrambi gli articoli e ribadendone i contenuti, abbiamo preferito soprassedere sulle due vicende riconoscendo il diritto di replica al capo del dap, che era direttamente oggetto degli scritti.

Ma questa volta, il presidente Franco Ionta ha davvero superato il limite e lo ha superato soprattutto nell’aver pubblicato online la sua replica sul sito ufficiale della Polizia Penitenziaria.

Ha superato il limite delle sue prerogative, ha superato il limite dei suoi poteri ed ha, soprattutto, superato il limite del politicamente corretto.

Chi intendeva difendere il capo del dap avvalendosi del sito istituzionale della Polizia Penitenziaria?

Non può trattarsi del personale delle scorte, poiché l’autore dell’articolo ha specificato più volte di non essere loro l’oggetto della critica.

Non può trattarsi di se stesso, perché non è stato mai tirato in ballo dall’autore.

E allora chi ?
I dirigenti che si fanno refrigerare la mega automobile “di servizio” prima di salire a bordo ?

Oppure i dirigenti che “dirigono” una rivista mensile aziendale che costa centinaia di migliaia di euro l’anno (soldi nostri), che serve solo ad autocelebrare amministrazione ed amministratori penitenziari mentre negli istituti è utilizzata per  mantenere aperte le porte per poi finire, ancora incellophanata, nei cassonetti ?

Ci aspettiamo che il capo dell’amministrazione penitenziaria sveli il mistero; ce lo aspettiamo perché riteniamo di avere il diritto di sapere così come lui ha il dovere di rivelare.

E, per l’amor del cielo, non provi di nuovo a nascondersi dietro improbabili paraventi come “l’Istituzione”, “il Corpo” o altre vaghezze del genere ....

Vogliamo i nomi e i cognomi di coloro che ha inteso difendere usando toni così forti e utilizzando il sito istituzionale del Corpo come veicolo mediatico.

Per quello che mi riguarda, in qualità di Direttore Editoriale della Rivista Polizia Penitenziaria–Società Giustizia & Sicurezza, e della sua versione web www.poliziapenitenziaria.it , non posso sottrarmi dal replicare – puntualmente – alla nota indirizzataci lo scorso 3 agosto (avrei voluto farlo prima ma come certo anche Ionta saprà siamo stati oggetto di un attacco informatico che ci ha defacciato – più o meno quello che vorrebbero fare il capo del dap e l’intera nomenclatura dipartimentale – N.d.A.).

Senza alcun intento vanitoso, vorrei premettere, per dovere di cronaca, che la storica testata che mi onoro di dirigere vanta quasi venti anni di pubblicazione, nel corso dei quali ha sempre rappresentato la voce più autorevole del panorama editoriale penitenziario.

Questa autorevolezza, che rivendico con forza, è tutta ascrivibile alla qualità della Redazione del periodico e alla elevata professionalità dei collaboratori, fissi e occasionali, che scrivono per noi.

La Redazione ed i collaboratori della Rivista, sono gli stessi che scrivono sul blog.

La lettera pervenutaci il 3 agosto è oggettivamente offensiva per la Rivista, per la Redazione e per tutti i nostri collaboratori.

Polizia Penitenziaria–Società Giustizia & Sicurezza non ha mai fatto demagogia e il profilo dei suoi contenuti è sempre stato alto, anzi altissimo.

Ad ogni buon conto, non è certo prerogativa del capo del dap esprimere giudizi sulla Rivista del Sappe, in primo luogo perché non ne ha alcun diritto ed in secondo luogo perché non gli riconosciamo alcuna qualità professionale o culturale tale da poterci impartire lezioni di giornalismo.

Per questa ragione, e per le mille altre elencate prima, riteniamo che la nota del capo del dap inviata il 3 agosto è irricevibile.

Oltremodo, a nostro parere, è stata assolutamente inopportuna (ai limiti dell’illegittimità) la pubblicazione della stessa nota sul sito istituzionale della Polizia Penitenziaria che a ben altre cose dovrebbe essere deputato.

Condivo e sottoscrivo, infine, ogni parola, pensiero ed opinione espressa nelle altre repliche pubblicate in contemporanea sul blog in risposta alla stessa nota del capo del dap.

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Al Capo Dap Franco Ionta. con immutata perplessità e delusione, Suo Enzima