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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/10/2009  -  stampato il 04/12/2016


Lo scandalo dei bracialetti elettronici - "Striscia la Notizia" con Jimmy Ghione

Il 13 ottobre 2009, un servizio di Jimmy Ghione (Striscia La Notizia) ha evidenziato grazie all'intervista al Segretario Generale del SAPPe Dott. Donato Capece quanto sono costosi per le casse dello Stato i Braccialetti elettronici nati come sistema alternativo alla detenzione "anzi costosissimi, più che se fossero fatti di oro diamanti e pietre preziose". L'Inviato del Tg satirico ha evidenziato uno spreco da 110 milioni di euro per la realizzazione di un sistema che però non viene applicato dai magistrati. Il Dott. Donato Capece, ha spiegato davanti ai microfoni di Striscia che di questi bracciali ne sono stati realizzati 400, ma che allo stato attuale solo 1 è impiegato a Milano e gli altri 399, chiusi in un caveau del Ministero dell'Interno. Il braciale doveva servire a controllare i dentenuti agli arresti domiciliari limitando così il sovraffolamento delle carceri. Prima ancora della loro sperimentazione, durante il governo Amato, nel 2001, era stato siglato un accordo tra l'allora ministro dell'interno, Enzo Bianco, e l'ex Guardasigilli, Piero Fassino, con Telecom. Il contratto della durata di 10 anni prevedeva l'impiego dei bracialletti per 11 milioni di euro l'anno, che da allora i contribuenti versano alla Telecom, pur non venendo usati. Il servizio trasmesso ha colpito molto l'opinione pubblica tanto è vero che sono state presentate anche due interrogazioni parlamentari da diversi esponenti politici, chiedendo chiarimenti sulla questione. Riportiamo di seguito le due interrogazioni presentate sul costosissimo braccialetto elettronico. Interrogazioni a risposta scritta:

On. Pisicchio Pino - DI PIETRO ITALIA DEI VALORI

Seduta n. 233 del 15/10/2009 Al Ministro della giustizia, al Ministro dell’interno. - Per sapere - premesso che: la trasmissione televisiva Striscia la Notizia ha reso noto, nel corso di un servizio andato in onda martedì 13 ottobre 2009, il fatto che la Telecom si sarebbe aggiudicata un appalto di undici milioni di euro annui per la durata di dieci anni (con un ammontare complessivo, dunque, di 110 milioni di euro) per la fornitura al Ministero della giustizia di bracciali elettronici per il controllo a distanza, volti a garantire una misura alternativa alla detenzione; secondo la denuncia avanzata da un sindacato degli agenti di custodia e raccolta dalla trasmissione televisiva, sarebbero in giacenza presso il Ministero dell’interno 400 bracciali mai usati, mentre uno solo avrebbe trovato impiego su una persona sottoposta a misure restrittive della libertà -: se la denuncia del sindacato rispondesse al vero, ci troveremmo di fronte ad un gravissimo episodio di spreco di risorse pubbliche cui occorrerebbe porre immediato riparo; se i ministri interrogati non intendano, verificata l’attendibilità della denuncia, porre tempestivo rimedio ad una situazione di grave pregiudizio per il pubblico erario.  

Interrogazione presentata da Michele Giuseppe Vietti VIETTI, VOLONTÈ, MANNINO, TASSONE, RAO, CICCANTI, COMPAGNON e NARO.

Al Ministro dell’interno. - Per sapere - premesso che: secondo quanto riportato da Il Sole 24 ore e da Libero, rispettivamente negli articoli del 4 e del 14 settembre 2008, sarebbe stato stipulato un contratto da undici milioni di euro (di cui sei solo di spese di gestione) nel 2003 tra il ministero dell’interno e Telecom Italia per l’utilizzo, sino al 2011, di quattrocento braccialetti elettronici; di fatto, sembra che questi dispositivi siano stati accantonati dopo soli due anni: il progetto non è decollato perché non aveva i requisiti tecnici per garantire l’effettiva rintracciabilità del detenuto; occorre valutare l’opportunità di pagare canoni per sperimentazioni tecnologiche, di cui non si conosce peraltro l’effettiva affidabilità, che poi non vengono portate a termine, nonostante gli elevatissimi costi; riserve e perplessità sono state manifestate anche dal Ministro interrogato, secondo cui l’introduzione del braccialetto si giustifica esclusivamente se sarà garantita la sicurezza del dispositivo e saranno fortemente ridotte le evasioni; diversamente, il Ministro della giustizia ha ritenuto concreta e fattibile l’ipotesi di ricorrere al braccialetto elettronico, nell’ambito di un sistema di pene alternative al carcere, previa valutazione della sua potenziale efficacia -: se quanto sopra denunciato corrisponda a verità e, in caso di riscontro positivo, chi sia stato il sottoscrittore e quali siano stati i motivi del congelamento dell’operazione, nonché la relativa spesa complessiva fino ad oggi.