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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 15/09/2011  -  stampato il 05/12/2016


Dove sono finite le donne della Polizia Penitenziaria? (2a puntata)

Il mio amico commissario capo (mancato) Ultimo – in graduatoria – è seriamente preoccupato perché nonostante il regolamento di servizio ne faccia espresso divieto, lui imperterrito continua a far montare gli uomini della polizia penitenziaria, nella sezione femminile, al posto delle colleghe, in quanto molto rare da quelle parti.

C’è quella che allatta e deve fare un certo tipo d’orario, c’è quella che è rimasta incinta e deve partorire e dopo la nascita avrà l’allattamento e altra aspettativa; ci sono quelle con familiari handicappati a carico che fruiscono dei permessi Legge 104, e del famoso art.42 che ti permette di assentarti per mesi (due anni in totale per assistere l’handicappato), non possono fare notti e massimo smontano alle ore 22; poi ci sono quelli che hanno figli minori di tre anni e quelle che hanno figli minori di 12 anni; ci sono quelle separate (situazioni monoparentali) con i figli affidati e godono di orari agevolati e quelle che sono separate ma devono fare le ferie con i figli in quel dato mese e in quel dato periodo; ci sono anche le colleghe sindacaliste che fanno attività sindacale e fruiscono dei permessi sindacali per attività e su convocazione; in mezzo a queste ce ne sono due o tre che studiano: vogliamo negare loro i sacrosanti permessi studio?

Che dire poi di quelle che si ammalano per il continuo logorio a cui sono sottoposte a causa delle assenze delle altre? Capita, quando devono fare tutti i tipi di orario che le altre, cui la legge da loro la facoltà di fruire i vari diritti, non possono fare.

Ma questa non vuole essere una filippica contro le assenze dal servizio (che oggi fanno schizzare la famosa percentuale dell’allora 33% a oltre il 40 e talvolta al 50% - ma questo ai nostri dirigenti del DAP non l’hanno ancora spiegato) ma una impietosa fotografia dello stato attuale di alcune sezioni femminili, cui per sopperire alla mancanza di donne, si mettono necessariamente gli uomini, con tutti i rischi che si corrono; rischi che possono essere di due tipi:

1) l’approccio sessuale da parte delle detenute nei confronti dei colleghi, ovvero la provocazione finalizzata a...

2) la menzogna o la calunnia finalizzata ad un trasferimento, inventandosi eventuali avances da parte dei colleghi o approcci e palpeggiamenti.

E’ vero, sono solo ipotesi... ma il mio amico commissario capo (mancato grazie alle promesse non mantenute di Alfano e di Ionta) è molto preoccupato perché dice lui si tratta pur sempre di donne detenute, talvolta carine ed esotiche, e mettere "u focu vicinu a pagghia" è comunque molto pericoloso.

Nonostante le grida di allarme, non arrivano donne poliziotte a sanare queste situazioni. Allora il mio amico commissario capo mancato (che aveva comprato persino la torre per appendersela sulla divisa………) si chiede nuovamente: ma dove sono andate a finire le donne della polizia penitenziaria, specie quelle belle da calendario... al DAP? Ai vari PRAP? All’USPEV? Al GOM? Nelle anticamere degli uffici dirigenziali del DAP? Basterebbe fare un giro di telefonate per scoprire istituti dove, in assenza della sezione femminile, vi prestano servizio decine di donne nei posti più svariati: spaccio, segreteria, conti correnti, colloqui ecc. mentre in carceri affollate di detenute, il personale femminile, causa anche la fruizione dei sacrosanti diritti, è talmente scarso che vi devono prestare servizio i maschi!!!

Allora da buon vecchio capo indiano, sperando che gli addetti all’ufficio stampa di Ionta gli portino questo articolo sulla scrivania, gli chiedo un atto di coraggio: faccia un serio censimento per capire dove sono finite le donne della polizia penitenziaria, specie quelle da copertina patinata (che si sono subito accasate al DAP), si chieda il perché di alcuni distacchi o trasferimenti, e dopo le mandi senza indugio a prestare servizio nelle sezioni femminili, non permettendo che onesti Commissari, Ispettori di sorveglianza, coordinatori di sezione e assistenti capo, pur di tirare avanti la carretta possano essere travolti da un eventuale o possibile scandalo. Non si lamenti poi con il sindacato se qualcuno presenta una o più interrogazioni parlamentari o se la notizia venisse pubblicata su giornalacci comunisti come IL FATTO QUOTIDIANO .

Sono sicuro che verrò accusato di misoginia da parte delle mie colleghe donne, o di fare articoli di basso profilo demagogico, poiché in questo triste momento politico dire la verità equivale a mettersi contro i poteri forti. Presidente prenda le donne addette all’ufficio stampa o quelle che addolciscono con la loro presenza le anticamere degli uffici dirigenziali del DAP e le mandi in prima linea nelle carceri. AUGH!

Leggi anche: Ma dove sono finite le donne della Polizia Penitenziaria? (prima puntata)