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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 18/09/2011  -  stampato il 05/12/2016


Belle parole, ma il Minatore di Venezia (e ora pure quello di Avellino) ancora aspettano i fatti

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera firmata che denota (se ce ne fosse ancora bisogno) il malessere e il malumore che pervade la stragrande maggioranza dei poliziotti penitenziari. Di seguito è riportata anche la risposta di Franco Ionta al "Minatore di Venezia" che aveva posto sul blog della UIL una vana speranza. Pubblichiamo integralmente i vari interventi. Ognuno tragga le proprie considerazioni e soprattutto le proprie valutazioni su certe "operazioni d'immagine".

IL MINATORE D'AVELLINO - Al dr. IONTA FRANCO, Capo del Dap, Capo del di Corpo di Polizia Penitenziaria e Commissario straordinario per l'edilizia penitenziaria. La missiva da LEI inviata al DR. CAPECE DONATO, segretario generale del SAPPE, in cui denota una grave offesa istituzionale per l'articolo a firma di ENZIMA, sicuramente ha STUPITO tutti coloro che ne hanno letto il contenuto.

LEI SCRIVE: "Tutelare il Corpo di POLIZIA PENITENZIARIA."
Io lavoro al Nucleo Operativo di Avellino, non percepisco le indennità di missione dal 31 GENNAIO 2010, esattamente da circa 20 (venti) mesi.

LEI, dr IONTA, percepisce mensilmente lauti compensi per i diversi incarichi che ricopre, di grande responsabilità...
Di compensi arretrati, utili per far quadrare il bilancio familiare, ne deve percepire sicuramente anche LEI...
Non si preoccupi, prima che il Suo mandato volgerà al termine, i suoi collaboratori Le faranno il mandato di pagamento presso la Banca D'Italia.

Si vocifera che in Campania Lei abbia inviato 1 milione e seicentomila euro per liquidare le indennità di missione.
Ad Avellino i SUOI COLLABORATORI hanno annunciato  50.000 (cinquantamila) euro.
Le  indennità arretrate non percepite assommano a poco più di 6.000 (seimila) euro, riferite al sottoscritto, quindi per i prossimi sette anni non avrò alcun problema.

Mi spiace solo per i miei sessantanove colleghi, dovranno aspettare i prossimi mandati....

Forse i suoi collaboratori in Campania hanno ritenuto opportuno anche questa volta estinguere altri debiti con i soldi diretti ai Poliziotti Penitenziari di cui Lei, DR IONTA FRANCO, è il Capo indiscusso.

I suoi collaboratori in Campania ci rasserenano perché le indennità arretrate sono un carusiello, ossia un piccolo gruzzolo custodito in un salvadanaio dell'Amministrazione Penitenziaria che in futuro servirà ai POLIZIOTTI PENITENZIARI per far quadrare il bilancio familiare o per comprare una utilitaria al primo genito.
E SI, dr. IONTA, mio figlio fra alcuni anni sarà maggiorenne e io con il gruzzolo che troverò nel carusiello gli regalerò nà bella macchinina. Il mercato delle auto, come ben sappiamo, è in crisi ed i prezzi non aumenteranno.
Tempo addietro, lessi sul blog della UIL, la lettera del MINATORE di VENEZIA. RICORDA?

Io SI, soprattutto la SUA RISPOSTA DA GRAN CAPO, Quel Capo che noi POLIZIOTTI PENITENZIARI speriamo di vedere con indosso la nostra bella divisa.
Peccato, a Venezia nulla è cambiato ed il minatore ancora è in attesa di veder cambiare qualcosina.

Riuscirà dr IONTA a cambiare qualcosa prima che il suo mandato volgerà a termine?
Riuscirà a far liquidare gli arretrati del 2010 e del 2011 (missioni e straordinari) contemporaneamente ai suoi lauti compensi?
Spero che il tenore di questa missiva non sarà  considerata da LEI di basso profilo demagogico, invio a LEI E AI SUOI COLLABORATORI cordiali saluti. (Lettera firmata).

 

EUGENIO SARNOIn data odierna (1/2/2011 ndr), abbiamo ricevuto dal Pres. Ionta la seguente nota, che pubblichiamo. Ringraziando il Capo del DAP per la cortesia e l’attenzione che ha voluto dedicare  ad un nostro lettore , ci piace sottolineare il garbo e la grande sensibilità che emergono dalla risposta del Pres. Ionta. Evidentemente, in alcune occasioni, l’irritualità, quando coniugata a nobili fini,  diminuisce le distanze e vale più di tante circolari. Siamo certi che questo gesto sarà apprezzato da tutti i “minatori” impegnati in prima linea, perché è a loro che va il nostro pensiero ma anche il pensiero del Capo del DAP.

 

FRANCO IONTA - Egregio Segretario, ho letto il commento pubblicato il 30 gennaio sul Suo Blog.  Pur non essendo firmato, ma questo non ha alcuna importanza, è facile comprendere che l’autore sia un agente in servizio nell’istituto di Venezia Santa Maria Maggiore dove mi sono recato il 29 gennaio. Attraverso  Lei, quindi, mi rivolgo all’autore  del “post”, che,  raccogliendo la metafora utilizzata, potremmo chiamare il minatore.  Il minatore, come si sa, lavora sotto terra, estrae materiali preziosi, ma grezzi, che sono altrettanto preziosi per la comunità. Il minatore lavora in situazioni difficili e condizioni molte volte pericolose e quando estrae oro, carbone, diamanti o altri materiali, forse non pensa al valore di ciò che ha estratto.  Confesso che ho trovato questa metafora un riferimento suggestivo per la “materia” che ci riguarda, che è quella del carcere, della punizione, della sicurezza ma anche della giustizia, dell’umanità, della vita. Immagino che possa apparire irrituale questo mio messaggio, fuori dagli schemi e dalle consuetudini “dipartimentali”, ma il capo dell’Amministrazione Penitenziaria non ha timore di percorrere strade solitarie e in salita. Ci sono momenti in cui anche il capo è minatore, perché deve possedere l’abilità e l’intelligenza di guardare oltre il buio della miniera e per farlo deve conoscere e approfondire con il proprio sguardo, guardando anche la stanchezza e la solitudine nel bianco degli occhi del “minatore”. Ed è per questo che sto dedicando spazio e attenzione alle visite negli istituti. Girare per le carceri, entrare nelle sezioni, ascoltare il personale, dai direttori ai comandanti, dagli agenti  al personale amministrativo, ai volontari, ai cappellani, ritengo che sia una preziosa opportunità per raccogliere commenti, riflessioni, richieste, considerazioni che valuto con la massima attenzione. Stringere la mano al personale non è un gesto banale quindi, ma una maniera diretta, autentica e sentita di vicinanza e considerazione per il loro lavoro, per un impegno quotidiano che nell’apparente separatezza degli istituti penitenziari produce sicurezza e legalità. All’amico minatore. Franco Ionta

Leggi anche: La circolare sui saluti gerarchici con stretta di mano: della serie "arrivano i Turchi, anzi no, i Bizantini"

 

IL MINATORE DI VENEZIA - Sabato, il grande capo  Franco ha visitato la miniera della Serenisima Republica . Era accompagnato dal capo locale  Felice e da uno stuolo di stelle e stellette. Non avevo mai visto  Franco. All’apparenza sembra un uomo mite e tranquillo. Ha voluto visitare tutta la miniera, perfino le gallerie dove c’è il carbone più nero e il puzzo si diffonde e si attacca addosso. La cosa mi ha stupito molto. Di carbone nella Serenisima ne abbiamo tanto, anzi troppo, e forse si stanno accorgendo che siamo un tantino fuori legge. Quindi i grandi illuminati stanno pensando di aprire una nuova galleria, dove estrarre nuovo carbone. Ma non hanno pensato ai pochi minatori e alla fatica che già fanno per estrarre quello che già c’è, che i camion per trasportare il carbone sono vecchi, logori e soprattutto insicuri e che spesso (per non dire sempre) lo si trasporta a spese dei minatori stessi.  Franco si è seduto alla tavola dei minatori, dove ha potuto gustare i precotti, stracotti, freddi che sanno di plastica prima di ogni altra cosa e che ogni giorno ci vengono serviti (tranne i festivi).  Franco ha stretto la mano ai minatori, specie quelli delle gallerie, i più sporchi e i più sudati e per un attimo ho pensato che potesse essere come noi, con il bianco degli occhi in contrasto con la faccia nera e sudata. Forse un po’ di sporco e un po’ di puzzo gli si è attaccato anche addosso, con la speranza che non si dimentichi ancora una volta di noi.