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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/10/2011  -  stampato il 04/12/2016


Encomio virtuale agli uomini dell’NTP di Regina Coeli e a tutti gli altri colleghi che reggono ancora

In molti hanno sempre pensato che Regina Coeli fosse un carcere privilegiato. Di fatto è il cortile di casa del DAP. E’ il carcere storico della città “Roma Capitale”, quello a cui il Papa va a fare visita, quello immortalato in molti film, quello conosciuto da tutti anche da chi pensa che nel carcere ci siano ancora i detenuti vestiti a strisce bianche e nere con la palla al piede torturati dai “secondini”. 

Regina Coeli è il carcere!

 

Il DAP è composto da tante piccole amministrazioni periferiche, tante piccole carceri che non hanno abbastanza personale per gestire troppi detenuti; non hanno mezzi e quelli che hanno sono malandati, ma nel carcere a un tiro di schioppo del DAP, le cose funzionano sicuramente in modo diverso. Infatti sabato mattina alle 6.00 parte una traduzione per Palermo.

 

Il traffico di sabato mattina a Roma è agevole ed è una fortuna che sia così perché la prima tappa non è il casello autostradale, ma Rebibbia: la cittadella carceraria nella periferia est di Roma dove ci sono i pulman “buoni”. C’è da prendere un mezzo idoneo per portare parecchi detenuti da Roma a Palermo e bisogna traversare mezza Italia; oltretutto c’è da percorrere la metà con le strade più brutte.

 

Non bisogna essere del Nucleo Traduzioni e Piantonamenti per capire che se una quindicina di Poliziotti Penitenziari (il maiuscolo è d’obbligo) partono alle 6 del mattino, significa che sono pronti in servizio da almeno un’ora perché c’è da fare i controlli di rito, le ispezioni, le consegne. Sicuramente sono colleghi che non abitano in centro vicino al carcere, dove le case costano tre stipendi mensili da Direttore al metro quadro, perciò sono in piedi da almeno due ore. Almeno.

 

Poi inizia il viaggio, stando attenti a non fare incidenti con il pulman “buono”, stando attenti a non far evadere i detenuti, stando attenti alle armi in proprio possesso, stando attenti a mille cose. Da qui li abbiamo persi. Sono diventati essi stessi un piccolo carcere in viaggio. E come in ogni carcere, al diavolo le regole! Se si seguissero le regole questa traduzione, come quasi tutte le altre che partono ogni giorno per tutta Italia, nemmeno avrebbe dovuto cominciare. Si rispettano quelle del buon senso e dell'esperienza, quelle pratiche, quelle fondamentali, perché se succedesse qualcosa al veicolo o ad uno dei detenuti allora sì che sarebbero guai. Il DAP, in via cautelativa, sarebbe “costretto” ad addebitare gli eventuali danni arrecati al mezzo direttamente al personale in servizio che rischierebbe pure i provvedimenti disciplinari previsti per chi appronta una traduzione sotto organico, senza il dovuto rispetto delle istruzioni impartite dalle Circolari (c'è sempre una Circolare che l'aveva detto che non bisognava fare così...).

 

Dei nostri, se ne ritrova traccia a Palermo quando i detenuti arrivano a destinazione insieme ai poliziotti, tutti sani e salvi. Durante il viaggio le mani pronte sui telefoni cellulari personali e di servizio e una preghiera sul funzionamento della rete DAPNET, quella della “copertura” radio. E un pensiero ognuno al suo Santo preferito per farlo vegliare sui freni, sulle ruote, sul telaio… che dopo più di 500 mila km e pochi spiccioli di manutenzione quando capita, bisogna chiamare all’appello tutto e tutti.

 

Poi il ritorno. Stessa storia, ma stavolta almeno senza l’incubo del “reimpiego”. Miracolosamente i colleghi fanno ritorno a Regina Coeli alle due della mattina di lunedì. Ieri. Ma il miracolo vero è un altro.

 

Alle 8.00 di ieri, la stessa giornata del rientro, appena sei ore dopo essere tornati da una traduzione Roma-Palermo-Roma, durata quasi 48 ore, i nostri colleghi si sono ripresentati ancora in servizio. Tutti. Non una defezione, non un lamento, non un ripensamento.

 

“Ma chi ve lo fa fare?” gli hanno chiesto.

 

La loro risposta è stata: “Lo spirito di Corpo. Senza di noi in servizio oggi, i nostri colleghi non ce l’avrebbero fatta a mandare avanti Regina Coeli. Lo sappiamo perché ogni giorno è così. Da troppo tempo. Oggi è toccato a noi fare la nostra parte.”

 

Quanto durerà questa pacchia per i nostri Dirigenti che ogni mattina possono aspettare la rassegna stampa sulla loro scrivania, comodamente e senza pensieri?

 

A questi colleghi che oggi hanno ripreso servizio dopo una pausa lunga meno di una giornata di lavoro, va il nostro personale Encomio sia pure virtuale, sia pure gratuito.

 

Il nostro Encomio sicuramente varrà meno di zero e sicuramente come sindacato saremo anche considerati corresponsabili di questa situazione, ma qualcuno, un qualche tipo di riconoscimento glielo deve pur dare a questi Agenti, Sovrintendenti, Ispettori, che stamattina hanno preso servizio a Regina Coeli dopo 6 ore di riposo da una traduzione di quasi due giorni consecutivi…

 

E tutti dovremmo guardarci in faccia. Poliziotti, sindacalisti, dirigenti.

 

Bisognerà pure iniziare a trovare una soluzione a questa situazione. Se il giardino del DAP è costretto ad andare avanti grazie (grazie!) al senso del dovere di una decina di eroi al giorno, allora manca poco al collasso.

 

Quanto potrà durare ancora questo Corpo senza che nessuno lo curi e lo alimenti?