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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/10/2011  -  stampato il 09/12/2016


Differenze tra sindacati: Individuale, Ditta Familiare, Sappe

La principale motivazione per cui è  nato il movimento sindacale moderno un paio di secoli fa è stato quello di rendere più sopportabili le condizioni di vita dei lavoratori nelle fabbriche. Dal 1990 anche i poliziotti penitenziari, hanno potuto dotarsi di questo fondamentale strumento di tutela delle condizioni lavorative.

Nella Polizia Penitenziaria oggi i sindacati sono considerati tra i principali responsabili di questo sfacelo in cui lavoriamo: in genere queste considerazioni vengono fatte da chi non ha minimamente idea di quali potevano essere i soprusi a cui erano costretti gli Agenti di Custodia oppure da quelli che da un ritorno al passato avrebbero tutto da guadagnare.

E’ pur vero però che una qualche responsabilità ce la devono pur avere questi sindacati e tra questi, il più rappresentativo, il Sappe, quello che ha segnato la storia degli ultimi decenni del nostro Corpo, non può certo nascondersi dietro un filo d’erba…
Allora perché continuare a dare credito, soldi ed affidare le proprie sorti e la propria rappresentanza ad un Sindacato di Polizia Penitenziaria?
 
Prima di tutto c’è da chiedersi cosa ne sarebbe di noi senza la possibilità di esercitare una qualche pressione nei confronti dell’Amministrazione penitenziaria (ma sarebbe meglio e più opportuno fare i nomi e cognomi dei singoli Amministratori in quanto, l’Amministrazione penitenziaria, non è mai esistita: esistono solo figure umane che si aggirano per il DAP e le sedi periferiche). Staremmo meglio di adesso senza i Sindacati? Sicuramente no. Perché ora, con la tutela dei Sindacati, stiamo bene? Non possiamo dire nemmeno questo… Tuttavia sono convinto che senza i Sindacati potremmo stare anche peggio di adesso.
 
Certo è che nella Polizia Penitenziaria c’è l’imbarazzo della scelta in fatto di sindacati ed infatti accade che per non sbagliare, spesso si ricorra all’usanza della doppie, triple (ma conosco anche gente con cinque) tessere sindacali (ecco, questa del fenomeno del “multi-tessera” secondo me è una vera piaga e non capisco perché il Sappe non ne faccia un suo cavallo di battaglia per porvi rimedio).
 
Davanti a tale dispiego di opportunità non è facile scegliere ed allora, a suo tempo, me li sono visti meglio questi Sindacati della Polizia Penitenziaria e me li sono classificati in tre categorie.
 
SINDACATO INDIVIDUALE
La prima è il Sindacato Individuale che è facilmente riconoscibile dal numero degli iscritti. E’ la forma più semplice. E’ individuale nel senso che è fondato, gestito e composto da una persona, un individuo. Col tempo questo sindacato può raggiungere anche una decina di iscritti e con un po’ di carità anche una ventina. A quel punto il sindacato individuale confluisce in un altro più grande. Il successo di tale operazione dipende dalla capacità del singolo fondatore che può riassumersi fondamentalmente nella capacità di supplicare gli amici di “dargli una mano”. Non bisogna sottovalutare il sindacato individuale perché oltre alla capacità di supplica, l’individuo fondatore, potrebbe essere rappresentante di interessi più grandi e destinato a successo inaspettato. In genere è facile distinguere questo caso, perché oltre alla frenetica attività dell’individuo che supplica gli amici di dargli una mano, spesso l’iscrizione viene “consigliata” anche da altri personaggi, in genere segretari particolari dei Dirigenti dell’Amministrazione penitenziaria. In questo caso è presumibile che ci si trovi di fronte ad un “Sindacato giallo”, un sindacato cioè creato e controllato dall’Amministrazione, oppure più semplicemente ci si trova di fronte ad un ristrettissimo gruppo di persone che intendono spartirsi i soldi ottenuti con le iscrizioni dei poliziotti penitenziari. Al DAP è famoso il caso di un sindacato individuale che è riuscito ad ottenere tutti e due questi risultati e che tuttora vive e vegeta, florido e satollo alla luce del sole, grazie ai soldi di centinaia di poliziotti penitenziari. E’ chiaro che in questi casi l’efficacia della tutela dei diritti dei lavoratori potrebbe essere compromessa, ma è solo una probabilità, certo.
Ultimamente ho assistito ed è tuttora in atto, il sorgere di altre sigle sindacali, anche da parte di persone che ritenevo degne di stima, ma che non hanno resistito alla tentazione della strada individuale. Spero sia mosse dalle migliori intenzioni, ma la partecipazione di segretari particolari di taluni Dirigenti del DAP alla campagna abbonamento tessere di certi neo Sindacati non mi fa ben sperare. E poi mi chiedo: ma se uno ha una buona idea, se ha l’intenzione di impegnarsi veramente nella sua azione sindacale, c’è davvero bisogno di fondarne uno nuovo di Sindacato?
 

SINDACATO DITTA FAMILIARE
Può anche darsi che il sindacato individuale sia ispirato dai migliori principi ed intenzioni e che con gli anni, si auto-organizzi anche in una struttura semi-seria, addirittura con distribuzione di cariche sindacali a più persone. Ci sono stati anche casi in cui, dalla costola di sindacati grandi, si siano staccati due o più individui che hanno avuto la capacità di affermare la propria visione del mondo e che sono stati in grado di affermarsi a livello personale, ma nulla di più. Siamo di fronte al tipico caso di Sindacato Ditta Individuale che non è guidato da una persona sola (sempreché di “guida” si possa parlare). Le persone ai vertici del Sindacato Ditta Familiare sono due o più, ma si tratta di persone che si sono spartite determinati ambiti di competenza o determinate aree geografiche in base alla propria zona di influenza e di capacità di reclutamento tessere. E’ difficile per il Sindacato Ditta Familiare portare avanti una linea coerente ed infatti la strategia dei dirigenti della Ditta Familiare è quella di pensare ad ognuno per sé e se possibile “fare le scarpe” agli altri, tentando di accaparrarsi l’intero bottino di tessere per diventare un Super Sindacato Individuale (cosa che ancora non è riuscita a nessuno). E ovvio che in un tale clima, l’interesse e la capacità di intervento nei confronti della tutela dei poliziotti penitenziari è quantomeno compromessa. Ma in gioco ci sono migliaia di tessere. Capita allora che, anche qualora dal Sindacato Ditta Familiare sorga spontaneamente una persona capace di mettere in piedi una qualche forma di servizio per il personale o una iniziale azione di assistenza sindacale agli iscritti, il ”rivoluzionario” viene prontamente schiacciato, ricondotto all’osservanza delle gerarchie sindacali (nella Ditta Familiare, per definizione immutabili ed incontestabili) e se proprio continua, cacciato con disonore.

 
SAPPE
E poi c’è il Sappe. Secondo me il principale responsabile della situazione che stiamo vivendo oggi, ovviamente, limitatamente alla parte ascrivibile ai sindacati. E non potrebbe essere altrimenti: è da sempre il Sindacato di gran lunga più rappresentativo. Ciò non toglie che valutando da vicino il Sappe ed avendo avuto l’opportunità di osservarne "in casa" le dinamiche interne tra i suoi Dirigenti, sono sempre più convinto che sia l’unico Sindacato con le potenzialità e capacità di tirarci fuori da questo pantano in cui siamo bloccati. La mia non è la facile ed opportuna “leccata di culo”. Nella mia “carriera professionale” ho avuto l’opportunità di leccare culi che tuttora sfornano uova d’oro, eppure non l’ho fatto. Preferisco vivere.
Il Sappe possiede una caratteristica che non ho riscontrato negli altri Sindacati (e in passato li ho visti molto da vicino per altri motivi) e cioè la pluralità di persone che guarda caso, lavorando per lo stesso Sindacato, cooperano nello stesso Sindacato. Non è cosa da poco… Nel Sappe poi ho toccato con mano l’unità d’intenti ed ho apprezzato l’onestà intellettuale di chi ha ottenuto i vari incarichi e deleghe. C’è da migliorare certo, ogni singola persona potrebbe diventare più efficace e il Sindacato tutto potrebbe migliorare, ma i margini e la volontà di miglioramento nel Sappe ci sono. Negli altri, semmai ci fossero le capacità, non vedo la volontà e questa è sicuramente la cosa peggiore. Negli altri è facile assistere alle lotte intestine (spesso ridicole e a discapito dello stesso interesse della singola sigla sindacale) tra i membri dello stesso Sindacato Ditta Familiare. Peggio per loro ci sarebbe da dire. Purtroppo chi ne fa le spese siamo tutti noi poliziotti penitenziari che subiamo le scelte anche di certi Individui e Famiglie quando ci sono da prendere le decisioni per tutta la Polizia Penitenziaria.
Nel Sappe, per ora, ho sempre trovato porte aperte per percorrere vie nuove. Se saranno buone idee lo si vedrà in futuro. Ma oggi, se il Sappe sta diventando rifugio e porto sicuro per tante persone “cacciate” dai Sindacati Individuali e dalle Ditte Familiari e nonostante ciò, nel Sappe, i rifugiati non vengono schiacciati, ma anzi vengono valorizzati, questo significa che al di la di tutto quello che si possa pensare su un Sindacato elefantiaco come il Sappe, guidato da sempre da una persona come Capece che non teme confronti, allora c’è ancora da sperare per il meglio.