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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/10/2011  -  stampato il 11/12/2016


Il Capo DAP ha perso il controllo della situazione e lo ammette candidamente in una lettera ai Direttori Generali!

Ovvio che alla maggior parte delle persone, la lettera che il Capo del DAP ha inviato il 7 settembre scorso ai Direttori suoi sottoposti, è passata inosservata. Tranne il Sappe, nemmeno i Sindacati di Polizia Penitenziaria hanno avuto nulla da dire. Eppure a leggerla quella lettera c’è da mettersi le mani nei capelli oppure le mani in tasca e tirare avanti “Finché la barca va” come cantava Orietta Berti.

E’ ovvio che sia passata inosservata perché il personale di Polizia Penitenziaria impiegato presso il DAP, è da sempre considerato un personale privilegiato, imboscato, traditore e deve essere restituito il prima possibile al contingente che opera nelle carceri (Leggi anche: Il DAP e Via Arenula in realtà sono sedi disagiate). Da tempo, uno dei Sindacati della Polizia Penitenziaria (ma è davvero della Polizia Penitenziaria?) ne fa addirittura l’unica proposta di intervento per risolvere la carenza d’organico, preso com’è da mille altre questioni che riguardano il benessere dei detenuti (ma questo è un altro discorso). 

Ma leggiamo insieme il primo passaggio di quella lettera…

“Ho avuto modo di constatare significative difficoltà di acquisire dalle competenti articolazioni dati e notizie in orario pomeridiano. In qualche caso, addirittura, per l'impossibilità di acquisizione dei dati in tempo reale, si è reso necessario un rinvio al giorno successivo. Tali problematiche sono dipese quasi sempre dalla carenza di personale qualificato nella fascia oraria surriferita comportando un significativo rallentamento o paralisi del corretto svolgimento dell'attività amministrativa talora di riscontro nei riguardi dell'On.Ie Ministro della Giustizia e degli altri Organismi istituzionali esterni richiedenti.”

“Rallentamento e/o paralisi del corretto svolgimento dell’attività amministrativa”, a mio modesto parere, non sono parole da usare con leggerezza e se mai dovessero venire usate da un Capo Dipartimento, dovrebbero risuonare e rimbombare nelle orecchie e nelle mura del DAP ancora oggi che è passato più di un mese.

Ve l’immaginate un Nicolò Amato, padre/padrone del DAP negli anni della Riforma, che in orario pomeridiano chiede informazioni e si sente rispondere che siccome manca il personale “qualificato”, la risposta al Ministro, gliela deve dare domattina?!? Ci sarebbero ancora le persone impalate a mo’ d’esempio all’ingresso del DAP…

I tempi sono cambiati (per fortuna), ma oltre a perdere il peggio di quegli anni, abbiamo buttato anche la decenza e la dignità.

Come può un Capo del Dipartimento scrivere una cosa simile senza che rotolino teste? Come si può mettere nero su bianco che l’Amministrazione penitenziaria non è in grado di autogestirsi dalle ore 14,00 in poi, senza mettere a ferro e fuoco gli Uffici o chiedersi l’origine di tale sfacelo?

Per carità, non pretendo di poter insegnare nulla a nessuno, nemmeno al Capo DAP che pure ha dato prova e dimostrazione di non aver ancora capito da che parte stare: se stare dalla parte dei suoi strettissimi collaboratori/trici oppure dalla parte della Polizia Penitenziaria. Ma qui si è oltrepassato il limite della decenza…

Mi limito a condividere le parole del Sappe che ha chiesto maggiori delucidazioni sul significato di “personale qualificato”, senza approfondire (per ora) che senso abbia avuto investire centinaia di migliaia di euro in un “Sistema Informativo Automatizzato” e una “Sala Situazioni” che, alla prova dei fatti, per stessa ammissione del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, non servono a nulla…