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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/10/2011  -  stampato il 03/12/2016


La legge uguale per tutti?

Grazie al bestseller “Gomorra” di Roberto Saviano e al successivo film di Matteo Garrone è stato squarciato il velo che copriva l’enorme attività illecita legata al traffico ed allo smaltimento irregolare di rifiuti tossici, posta in essere dal binomio industria –camorra.

L’inchiesta nata nel 2003 e denominata “Operazione Cassiopea” ha portato, dopo quattro anni di indagini, al rinvio a giudizio di 95 persone.

L’ipotesi investigativa era che dal Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana partivano almeno quaranta tir ogni settimana carichi di veleni e diretti al Sud, proprio nelle campagne del casertano e del napoletano, ove venivano seppelliti e poi smaltiti da emissari dei clan camorristici a prezzi irrisori, trasformando interi ettari di terreno coltivati ad ortaggi e usati per il pascolo, in terre putride e maleodoranti con effetti nocivi per la salute degli abitanti.

Eppure, a causa dell’intercedere di una serie di provvedimenti sulla competenza territoriale e per materia, che hanno allungato a dismisura i tempi delle indagini e dei processi, la prescrizione, sempre in agguato, si è manifestata in tutto il suo splendore graziando tutti i novantacinque imputati; anche perché le accuse più gravi, disastro ambientale e avvenelenamento delle acque (reati che non si erano ancora prescritti), sono cadute nel processo non avendo superato il vaglio dei periti: della cui bontà è ragionevole dubitare!!    

Parimenti, è notizia di qualche giorno or sono quella della liberazione di nove persone, scarcerate per decorrenza dei termini di custodia cautelare, pur essendo state condannate in primo grado con pene comprese tra i tre e i quattro anni, per associazione mafiosa, estorsione e detenzione di armi, in quanto affiliati al clan Laudani di Catania.

Il tutto è potuto accadere perché il GIP del Tribunale penale di Catania, che li aveva giudicati con rito abbreviato, non ha depositato le motivazioni in tempo utile: il Ministro della Giustizia ha naturalmente inviato gli ispettori per una indagine i cui esiti dovranno fare i conti con la giustizia domestica della sezione disciplinare del C.S.M..

Il Presidente aggiunto dei GIP di Catania di cui sopra ha ammesso che la scarcerazione degli imputati è da addebitare a una sua mancanza: "c’è un problema di sostenibilità di lavoro, miracoli non se ne possono fare e io alterno disperazione a serenità assoluta; è stata una defaillance, ma è la prima in quarantanni di carriera. Ho quasi 70 anni e non riesco più a fare sempre nottate come un tempo".

L’accorata giustificazione non può che rassicurare i responsabili e i preposti agli Uffici matricola soprattutto delle Case circondariali, infatti se per errore dovuto all’ingente mole di lavoro, scarcererete fino ad massimo di nove detenuti, sarete passibili tutt’al più di sanzione disciplinare specie se avete una notevole anzianità di servizio.

P.S. Dimenticavo che la legge non è uguale per tutti, pertanto, comuni mortali non commettete l’errore di scarcerare alcun detenuto o di non scarcerarlo pur dovendolo fare, perché la Procura locale non avrà pietà di voi, configurando ogni tipo di reato, a differenza del GIP che, nella peggiore delle ipotesi, pur nella ricorrenza della medesima condotta, se la caverà con un eventuale procedimento disciplinare, per non parlare del clamore mediatico che verrebbe puntualmente irradiato per chi, nella ipotesi prospettata, torna subito ad essere un aguzzino-secondino. 

Con viva considerazione la vostra Araba Fenice.