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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/10/2011  -  stampato il 03/12/2016


La saggezza profetica degli Agenti di Custodia. Parte II.

Cari vecchi agenti di custodia, eravate tutti bassi e cattivi; e anche se nella vita civile eravate dei pezzi di pane incapaci di far del male ad una mosca, in servizio diventavate cattivissimi; ligi al dovere, oppressi da una disciplina ferrea, in mancanza dello Stato, di regole certe, dovevate farvi “rispettare” dai detenuti che vi chiamavano: “Superiore”.

Quanti tra i nuovi assunti della polizia penitenziaria sanno che in carcere, specie nelle case di lavoro e nelle case di reclusione gli agenti di custodia venivano chiamati, dai detenuti: Superiore?

Dotati di scarsa cultura scolastica, ma con un senso del dovere innato, riuscivano a tenere testa ai più pericolosi criminali, e negli anni di piombo, anche ai più pericolosi terroristi che li chiamavano con disprezzo “servi dello Stato”.

Cari vecchi agenti di custodia, che avete attraversato l’epoca delle grandi rivolte carcerarie degli anni ‘70 e delle contestazioni, di voi oggi non rimane nemmeno un ricordo; la vostra (nostra) storia non si studia nelle scuole di formazione della polizia penitenziaria; non è mai stata presa in considerazione dalla commissione che si occupa di stilare i programmi per gli allievi agenti di p.p., quasi si vergognasse del nostro passato; un passato triste, certo, ma fatto anche di tanti piccoli gesti eroici quotidiani; un passato in cui voi, agenti di custodia, avete scritto pagine gloriose, pagando talvolta con un alto contributo di sangue la lotta alla criminalità organizzata ed al terrorismo.

Se solo i giovani agenti sapessero che tante frasi, tanti modi di dire, affondano le radici nel vostro (nostro) passato, forse vi guarderebbero con più ammirazione. Voi avevate capito tutto dell’essenza carceraria: - Ancora ci aviti a pisciari n’galera! - dicevano i vecchi appuntati ai giovani appena usciti dalle scuole e trasferiti nelle carceri che, solo per il fatto di avere un diploma credevano di essere più bravi e più intelligenti dei vecchi volponi imbrillantinati che trovavano in galera. Con il loro enorme grado rosso cucito sulla giacca grigio verde, guardavano con malcelata tenerezza i giovani allievi che si davano arie obiettando a qualche ordine sgrammaticato gridato dall’appuntato di turno, intendevano dire: - sei arrivato adesso in carcere e credi di sapere tutto. Ma ancora non hai capito niente della vita e del carcere! – questo intendevano dire a giovani come me dal sangue bollente e facili all’ira.

Oggi li ricordo tutti con affetto, avevano nomi da personaggi da film: Caputo, La Rosa, Sudano, Gallo, Piro, Porcu, Marras, Bianco, Rossi, Torrente, Campo, Sparta……..alcuni erano i pronipoti di quei soldati spagnoli che per primi colonizzarono le isole costituendo le prime guarnigioni a guardia dei fortini, trasformati poi in carceri, e che avevano italianizzato, nel tempo, i cognomi.

Avevano capito tutto del carcere, e parlavano di “carcerite” come quella forma di malattia che ti prende ad un certo punto della carriera, una sorta di odio amore per tutto quello che è carcere; parli sempre di carcere anche quando sei libero dal servizio? Ti vieni a prendere il caffè allo spaccio ma sei di riposo? Allora sei affetto da “carcerite”! Termini che racchiudevano modi di fare, modi di dire, slang carcerario nato da menti non eccelse ma molto saggie; saggezza popolar carceraria.

Spesso succedeva che un maresciallo desse un ordine, ma il brigadiere o capiva male o in contrapposizione al maresciallo dava un contrordine; allora le giovani guardie (le guardiette, così le chiamavano) avevano una sorta di disorientamento, ed ecco allora venire loro incontro la saggezza dell’appuntato Caputo che subito sentenziava: - Ordine + Contrordine = disordine!

Non è in fondo quello che succede oggi tra Direttori e Commissari? Tra Commissari e Ispettori ex Comandanti di Reparto?

Cari vecchi agenti di custodia, il nostro Dipartimento vi ha dimenticati, ha voluto “rimuovere” il passato come se fosse un peso di cui vergognarsi; la vostra storia è sconosciuta alle nuove generazioni.

Sarebbe ora che nei programmi delle scuole di formazione, a fianco di ambiziosissime materie formative, venissero inserite anche delle modeste ore di lezione sulla nostra storia che è la storia del Corpo degli Agenti di Custodia.