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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/10/2011  -  stampato il 08/12/2016


Recuperare l'eredita che ci hanno lasciato gli Agenti di Custodia

Gli Agenti di Custodia ci hanno lasciato una grande eredità che molti di noi non conoscono (me compreso). Chi non ha indossato l’uniforme grigio-verde e non ha vissuto quei momenti in cui ti arrivava l’ordine di rimanere in carcere ad oltranza, non può capire. Il motivo è semplice: i tempi sono cambiati. In meglio o in peggio dipende dai punti di vista e dalle prospettive da cui si guarda il passato, ma sono cambiati ed è impossibile spiegare ad un nuovo arruolato, oggi, cosa voleva dire essere un Agente di Custodia.

Ma una parte degli Agenti di Custodia è ancora saldamente radicata in ognuno di noi, anche di noi che siamo entrati direttamente con l’uniforme blu a righe azzurre della Polizia Penitenziaria, che lo vogliamo o no.

Sarebbe da sciocchi non riconoscerlo eppure per molto tempo questa eredità ce la siamo in parte nascosta, in parte ripudiata. A tutto vantaggio di qualche educatore diventato Dirigente. In tutti questi anni abbiamo trascurato e non abbiamo coltivato quello spirito di Corpo che riemerge prepotentemente non appena gliene diamo ancora la possibilità (vedi per esempio i commenti all’articolo sul Generale Enrico Ragosa). Leggi: Omaggio ad un mito: Enrico Ragosa 

Ora sta a noi se scegliere di affrancarci del tutto dal nostro passato (o almeno di averne l’illusione) oppure se scegliere di tentare di recuperarne il più possibile, per salvare il salvabile ed in definitiva, di scegliere di mantenere ancora quella dignità che abbiamo ereditato dagli Agenti di Custodia.

Con l’illusione di raggiungere lo status di quarta Forza di Polizia, abbiamo cercato legittimazioni esterne e fughe in avanti che hanno senz’altro giovato all’immagine superficiale del Corpo, ma al prezzo di divederci l’uno con l’altro; al prezzo di perdere lo spirito di Corpo.

Ora che lo spirito di Corpo è rimasto vivo solo in quella parte di Agenti di Custodia che ancora rimane in ognuno di noi, dobbiamo scegliere se questo spirito dobbiamo continuare ad alimentarlo oppure se accettare supinamente l’azione demolitrice che stanno mettendo in atto da qualche tempo.

L’azione suicida/omicida che stanno perpetrando è sotto gli occhi di tutti: ora che lo spirito di Corpo è seriamente compromesso, ora che ognuno di noi guarda il collega come un “nemico”, oggi in cui ogni Reparto si sente depositario di una professionalità maggiore dell’altro, ecco allora che si passa ad una sistematica demolizione pezzo per pezzo di quello che avevamo faticosamente conquistato. Hanno iniziato con il Reparto a cavallo, smembrata la Navale, stanno proseguendo con la Banda musicale, proseguiranno con i Gruppi Sportivi, arriveranno in ogni Tribunale e in ogni “specializzazione” peraltro mai riconosciuta. Con la scusa della carenza d’organico e con l’aiuto di un sindacato, azzereranno le competenze della Polizia Penitenziaria.

So perfettamente che in quasi tutti i penitenziari la situazione è insostenibile, ma lo è per le NON scelte e per le incapacità dei nostri Dirigenti e non saranno certo qualche centinaia di Poliziotti degli spacci o dell’Uspev o delle Fiamme Azzurre che risolleveranno la situazione… questa “emergenza” è solo un pretesto per farci tornare indietro, per sottomettere la Polizia Penitenziaria come ai tempi degli Agenti di Custodia.

In questi anni abbiamo dimostrato di essere una Forza di Polizia di tutto rispetto. Non possiamo dire altrettanto della nostra classe Dirigente. Loro il salto di qualità non lo hanno mai fatto e per nascondere il divario di competenze e professionalità che si è formato tra noi e loro in tutti questi anni, hanno cercato (e ci stanno riuscendo) di “tarpare le ali” al Corpo di Polizia Penitenziaria! Lo stanno facendo con i Ruoli tecnici, stanno rallentando il più possibile il servizio di Polizia Stradale, vedono come il fumo negli occhi la nostra partecipazione ai controlli di Polizia nell’esecuzione penale esterna.

Nel cuore e nelle parole di molti Dirigenti ”storici” dell’Amministrazione penitenziaria (soprattutto in quelli che hanno raggiunto gli incarichi più alti al DAP), è rimasta salda la convinzione che il Corpo di Polizia Penitenziaria è rimasto quel manipolo di ingenui adusi ad “obbedir tacendo” che erano gli Agenti di Custodia e che da loro abbiamo ereditato solo quanto c’era di peggiore.

Ora sta a noi smentirli e recuperare la vera eredità che ci hanno lasciato gli Agenti di Custodia: la nostra dignità di Poliziotti Penitenziari