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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/11/2011  -  stampato il 06/12/2016


Grazie Amministrazione per avermi reso un inutile rudere!

 Salve, sono Paolo Giovanni Tarallo  da poco ex V.Sov.te. Premesso che questa mia presente non ha assolutamente lo scopo di contestare  o obiettare su alcuna cosa,  la  mia intenzione é solo quella di   esprimere il disagio e le opinioni di  un umile servitore dello Stato.

Nel  1981, l’Amministrazione Penitenziaria faceva echeggiare un accattivante slogan, “ Incarichi speciali per uomini speciali”, quale migliore occasione poteva presentarsi ad un giovane rampante e smanioso, il quale percepiva come bisogno principale l’esigenza di certezza, poiché essendo nato libero voleva mantenere questo stato inalienabile, soprattutto vivendo in una terra dove pochi uomini, ma forse è eccessivo definirli tali, cercano di sopraffare i più, per torvi interessi criminali. 

Ponderai e con decisione mi arruolai nel Corpo degli Agenti di Custodia, nonostante abbia scoperto  una realtà scabrosa,  fiducioso nelle istituzioni, ho  intrapreso un dignitoso cammino ispirato nel pieno ossequio dei principi fondamentali della Costituzione Italiana. Ma i disagi fisici, psichici e climatici connessi al servizio d'istituto hanno svolto un'azione negativa nei confronti dello scrivente, la prestazione di servizio lunga  ed obiettivamente gravosa, mansioni di vigilanza notturna e diurna, in reparti disagiati, in condizioni climatiche sfavorevoli, con notevole esposizione a fattori perfrigeranti e con intuibili sforzi fisici nonché privazioni di ogni genere, in mezzo ad un mare di disagi, mettendo spesso  a repentaglio  l’ incolumità fisica, sotto ogni profilo, mi hanno costretto a  creare  un adeguato meccanismo di  autodifesa, efficace fino a poco tempo fa, negli anni,  ho adempito agli obblighi derivanti sia da norme che di compiti demandati dai superiori gerarchici, ma  anche ad azioni poste in essere nel perdurare del rapporto di servizio correlate ad un interesse dell'Amministrazione, in compenso,  ho acquisito competenze tali per cui  esemplari sono stati i  risultati, e non è falsa modestia, ne danno atto, i rilevanti e specifici incarichi affidatemi, che vanno dal sevizio di sentinella a quello nei reparti detentivi, al servizio di capoposto nelle sezioni, di addetto alla  portineria, casellario, autista , M.O.F., ufficio comando, e  nell’ultimo periodo addetto al Sistema D’Indagini Interforze nonché ragguardevoli e velati   atti di Polizia Giudiziaria , tutti incarichi  contornati da  un curriculum  professionale trasparente e competente,  esente da   profili  disciplinari, con note di compiacimento e  giudizi annuali sempre di ottimo. Con gratitudine,  dopo trenta anni di onorato servizio, svolto con impegno e abdicazione, l’Amministrazione Penitenziaria centrale, mi gratifica  con l’opportunità di un  avanzamento di carriera al grado superiore, occasione che prendo al volo con entusiasmo  superando l’apposito corso con il massimo delle valutazioni, dimostrando per l’ennesima volta le mie attitudini.  
 
Al contrario, in ambito  periferico, a cinquantadue anni inaspettatamente  senza risoluzione e ne opportuna notifica  vengo convogliato, in una destituzione dagli incarichi svolti e dirottato in “prima linea” a svolgere servizio a turni, nel quale a causa dei peculiari incarichi negli ultimi tempi svolti, mi attendeva  un ambiente ostile e pregiudizievole sotto ogni forma, nei confronti di chi, come lo scrivente, con profondo senso del dovere ha validamente preso parte al   contrasto ad ogni forma d’illegalità. Considerato che il sottoscritto non ha dato occasione ad alcuna disputa o disservizio, esaminando che all’epoca non si rilevava carenza di organico nel ruolo dei Sovrintendenti, non sono riuscito ad  accettare tale  rimozione,  un   motivo, a mio avviso, potrebbe essere  quello noto e purtroppo ormai tipico di questa sede,  di subdole rivalse e misere  gelosie, architettate da parte di taluni colleghi, ma forse è eccessivo definirli tali,  i quali agiscono per meschini e perfidi interessi personali.
 
Quello che più mi sconvolge è l’impassibilità nell’assecondare  simili atteggiamenti da parte dell’ amministrazione periferica, la quale è consapevole del fatto che  per tanti anni ha sfruttato le mie comprovate abilità.   E’ evidente che la mia chiave di lettura a quest’ultimo provvedimento, è stata quella di  una “retrocessione”,  motivata per avvicendamento, da tanto tempo non  ritenuto conveniente per l’ amministrazione periferica,  temo che per il quieto vivere, sia  comodo prendere la palla in balzo e   “sbarazzarsi“ di un seppur valido collaboratore, che per fisiologica sopragiunta età potrebbe eventualmente venire  meno nell’operatività e per tanto ne apparirebbe  opportuno  “ il parcheggio in attesa di  rottamazione”.  
 
Sono consapevole e non pretendo  allori. Francamente, con  amarezza, rimpiango di essermi prodigato a  precursore di tante situazioni tangibili in ambito lavorativo, ed  in particolare di avere  trasmesso   tutte le mie competenze  ad altri operatori. Non mi resta altro che costatare per l’ennesima volta,  l’ indifferenza e la mancanza determinante e rilevante del proposito all’ incentivazione, all’ affezione e alla motivazione del posto di lavoro; ed assistere  passivamente, con rassegnato distacco e  profondo rammarico all’evolversi dei fatti,  è perfettamente intuibile che  da parte mia  ne consegua  oltre ad  uno atteggiamento di cinismo e malevolenza nel campo lavorativo, un totale sconvolgimento che andrà a scalfire anche la  sfera privata. Nonostante abbia fruito di un periodo di convalescenza, supportato da idonee cure sanitarie, il mio stato di salute  è   deteriorato,  anche perché, a causa del  predetto periodo di disfunzione,  mi è svanita la tanto attesa e meritata opportunità di concorrere al concorso per titoli  al grado superiore di Vice Ispettore, che si è svolto nel mese di marzo 2010, al quale,  mi è stato impedito di partecipare perchè mi trovavo in convalescenza. 
 
Profonda è la  sensazione di   frustrazione,  mi ritrovo ad assistere ad un rapido decadimento delle risorse psicofisiche,  certamente per  la situazione di lavoro vissuta in modo stressante e lisa , mi sento  “fragile” ho serie difficoltà a gestire il limite tra me e gli altri, ma soprattutto non riesco più a delineare il limite tra la vita privata e la vita professionale. Provo una sorta di pigrizia,  perdita di entusiasmo, ma soprattutto depressione.   A  tutto ciò si aggiunge un serie di disturbi fisici come la  gastrite, colite,  emicrania, tachicardia e un fastidioso alternasi di inappetenza a  tanta fame.   Mi sento a disagio con i detenuti, con i colleghi e i superiori gerarchici,  non sento  più la capacità di fronteggiare situazioni emotivamente complesse, mi ritrovo ad avere serie Difficoltà di concentrazione, provo profondo disagio, disperazione, sensi di colpa che sfociano in insonnia e irritabilità, fumo come un turco,  ma  soprattutto prevale la paura di poter perdere il controllo della situazione, pertanto mi è necessario ricorrere a specifiche cure presso l’ambulatorio di salute mentale.
 
Morale della favola, da poco tempo mi trovo ad essere un ex, e non è mia intenzione  frignare ne prolungarmi su tematiche riguardanti il post-servizio,  confermo solo la sensazione di abbandono totale da parte di tutto e tutti, nonchè il profondo senso di frustrazione che avverto, il quale complica  la mia già fragile situazione emotiva, sono stato liquidato con 1500 euro di pensione, del resto come si dice oltre al danno anche la beffa. Nella mia carriera ho fatto uno sbaglio, mi sono buttato a capo fitto sul servizio, lavorando come un mulo ho trascurato tutta la parte amministrativa, pertanto  non ci  capisco nulla di pensioni,non so se la cifra e provvisoria o definitiva ecc..., e proprio per il fatto che non ero preparato a tutto  ciò casco dalle nuvole su tutto..  sto passando dei giorni terribili.
 
Grazie Amministrazione  per esserti presa la mia intraprendente vitalità e per avermi reso un inutile rudere!!!