www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/11/2011  -  stampato il 07/12/2016


Il FESI ovvero la morte della meritocrazia

Mi chiedo quale sia, oggi, la effettiva “ratio” del Fondo Efficienza Servizi Istituzionali, inizialmente nato per incentivare i servizi a turno, i servizi disagiati, le responsabilità, ma ormai trasformatosi, grazie alla complicità di molti sindacati in una sorta di distribuzione a pioggia di denaro, in una distribuzione che ormai tiene davvero in poco conto chi effettivamente è presente sul luogo di lavoro e si sacrifica seriamente, senza nulla togliere a certi tipi di servizi, come ad esempio gli addetti al centralino di qualche ufficio dipartimentale.

La schizofrenia della ricerca ad ogni costo di posti di servizio a cui dare un contentino, hanno fatto si che, a parte le linee direttive nazionali stabilite a Roma, ci possa essere una contrattazione decentrata nei PRAP, dove ulteriori cifre vengono frazionate in mille rivoli, al fine di accontentare l’iscritto che fa servizio in quel posto, fino ad addivenire a delle cifre pro capite che sfiorano il ridicolo tipo 1,60 euro lorde per giornata di servizio in questo o quel posto (totale annuo di 50 – 60 euro!).

Ma questo sistema ormai impazzito non fa che creare tensioni in periferia e le cosiddette guerre tra poveri: perché agli addetti ai colloqui sì e a quelli addetti ai conti correnti no? Perché ai capiposto che fanno la sorveglianza generale in mancanza dei sottufficiali si e ai capiposto che fanno servizio in sezione no? E perché non posso essere capoposto di me stesso quando sono solo in ufficio? E perché se io sono di servizio alla sorveglianza generale del NTP non la debbo prendere? Qual è la sorveglianza generale riconosciuta, quella generale del SAT o quella del NTP? E se vengono dati soldi ai capiposto che coordinano piccole unità operative, perché ai capi scorta del NTO che coordinano 5 – 6 unità per volta non viene riconosciuta l’indennità? E via dicendo…….potrei continuare ancora con centinaia di esempi. Con il risultato di decine di note sindacali di protesta, di false promesse sindacali e di inutili attese, di conteggi sbagliati ovvero per la stessa voce conteggi diversi da carcere a carcere, insomma una babele penitenziaria che non fa altro che produrre confusione, malcontento e tensioni sindacali.

Ma dico: cosa ci vuole a semplificare una volta e per tutte il FESI? Se la ratio del FESI è quella di premiare chi viene in servizio, chi svolge i servizi disagiati, allora si calcoli un’aliquota mensile basata sulla effettiva presenza, senza ricorrere a trucchetti di bassa lega come quello di considerare, nel calcolo delle presenze, anche le assenze dal servizio pur se legittimate dalla legge (mi riferisco ai diritti sanciti dalle legge….anche ai permessi sindacali) perché è questo che vuole la massa della polizia penitenziaria. Presenza deve essere presenza! Non si può giocare con i permessi di varia natura presi ad esempio sempre il sabato mentre altri poveri cristi di colleghi si sobbarcano le prime e i servizi più disagiati. Ma è tanto difficile, fare come con i comandanti di reparto? Suddividere le carceri in livelli e in base al livello calcolare le 40 – 50 euro mensili legati alla presenza effettiva in servizio e non lanciarsi in bizantinismi che ogni anno appesantiscono sempre di più l’organizzazione dei servizi facendo impazzire gli addetti e determinando conflitti enormi tra il personale. E nella contrattazione decentrata trovare un altro semplice modo per distribuire le rimanenti somme tenendo conto di pochi parametri e non se il collega ha montato alla sezione AS rispetto ad una sezione Comune, con il risultato paradossale (conosciuto solo a chi in carcere ci lavora realmente) che chi monta in una sezione Comune dove le problematiche sono enormi e lo stress è davvero quotidiano non prende il FESi mentre chi lavora nella sezioni AS dove il detenuto per natura è si più pericoloso, ma meno problematico nella gestione, si prende il fesi.

Il mio vuole essere solo un appello alla semplificazione che probabilmente cadrà nel nulla, ma sento il dovere di scrivere anche su questo istituto che nel tempo ha subito variazioni fino a parafrasare un famoso slogan degli anni ’70 urlato nei cortei “prendere tutti il FESI per prenderne meno”!