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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 15/12/2011  -  stampato il 08/12/2016


Disordini di Ancona Montacuto: il capro espiatorio e la cattiva coscienza del DAP

Il mio amico Commissario Ultimo (in graduatoria), Commissario Capo mancato (a causa delle promesse da marinaio non mantenute del fu Angelino Alfano), di ritorno da uno di quei corsi finanziati per ingrossare le tasche di psicologi e professori universitari, dove si parla tanto di benessere organizzativo per il personale cercando le soluzioni al problema della mancanza di identificazione, della mancanza di fiducia da parte del personale nei vertici del DAP e del Presidente Ionta, del malcontento che sfocia nell’assenteismo, si è davvero rotto e ha pensato seriamente alla pensione.

Ma davvero possiamo ancora credere in una Amministrazione che, a parole ci parla di benessere Organizzativo cercando urgenti soluzioni ai numerosi suicidi degli appartenenti al Corpo, come l’ascolto strategico (che paroloni!!) la comunicazione tra le aree, gli sportelli d’ascolto e poi che fa…? Succede una rivolta in carcere di una ventina di MAU MAU (Presidente, così li chiamano gli extra comunitari nelle carceri) e la soluzione è quella di rimuovere immediatamente il Direttore ed il Comandante, umiliandoli e mettendoli a disposizione del PRAP. Succede che in un carcere un tossico inali gas da una bomboletta e purtroppo muoia e che fa la Magistratura…? Chiede in rinvio a giudizio per Direttore, Comandante e Dirigente sanitario… e la famiglia chiede un risarcimento di due milioni di euro… (leggi Detenuto suicida in via Burla prosciolti direttore e sorveglianti)

E’ chiaro che andando avanti così non basteranno 10 corsi di benessere organizzativo all’anno, poiché il malessere causato direttamente a chi è vittima di un episodio del genere, e quello indotto  agli altri colleghi che sperano non gli succeda mai nulla di simile ti corrode all’interno e ti fa perdere la fiducia nelle istituzioni, facendoti porre delle domande semplici ma dal significato profondo: perché se un detenuto muore in carcere, suicida o di morte naturale si deve cercare a tutti i costi un capro espiatorio? Perché se succede una rivolta in carcere, causata dall’inerzia politica di un  governo  che risolve i problemi penitenziari costruendo nuove carceri, dall’assoluta sordità alle proteste dei radicali che denunciano da sempre le invivibili condizioni di vita dei detenuti, dal sovraffollamento, (parola che è diventata un eufemismo), a pagare devono essere il direttore ed il comandante?  Il  carcere va male? Un tunisino si cuce la bocca con ago e filo? Un povero tossicodipendente vuole morire annusando merda che esce da una bomboletta? I detenuti dormono per terra? Non hanno riscaldamenti? Non vi preoccupate, abbiamo trovato un “capro espiatorio”: il direttore, o il comandante, e all’occorrenza il dirigente sanitario!!!

Eh si, il capro espiatorio che, in senso figurato, è qualcuno a cui è attribuita tutta la responsabilità di malefatte, errori o eventi negativi e deve subirne le conseguenze ed espiarne la colpa. La ricerca del capro espiatorio, è l'atto irrazionale di ritenere una persona, un gruppo di persone, o una cosa, responsabile di una moltitudine di problemi. Problemi che certo non hanno causato i direttori, né tantomeno i comandanti di reparto che anzi, ogni giorno, da onesti funzionari dello Stato, lottano per portare avanti un “Titanic” senza risorse, senza uomini, senza benzina, senza fondi per il lavoro dei detenuti, senza medicinali, con mezzi fatiscenti, senza straordinari, senza assegno di funzione, con un fesi che fa ridere (per non piangere); problemi causati da una politica che a parole parla di sicurezza, prendendo i voti dei poliziotti, e nella realtà non muove un dito per rendere vivibili le carceri, per migliorare le condizioni lavorative degli agenti.

Benessere Organizzativo? Smettetela di dare soldi ai professori universitari, a psicologi e psicoterapeuti se poi nella pratica, quando succedono episodi negativi ai colleghi della Polizia Penitenziaria, anziché affiancare loro dei psicologi per confortarli e per aiutarli a superare lo stress di vedere un detenuto che si taglia, che si cuce le labbra, che si pianta un chiodo in testa, che si massacra i testicoli mettendoli in un bicchiere, che penzola da un cancello, con 50 cm. di lingua in fuori, cercate subito di chi è la colpa per dare in pasto i vostri figli alla stampa, ai mass media, ai familiari affamati di vendetta e ai falsi moralisti che prima invocano le manette e la chiave buttata nel cesso e poi si indignano quando un detenuto muore in carcere.

Carissimi comandanti, uomini di valore,  D’Errico e Zaccariello, egregi direttori Di Gregorio e Lebboroni, avete tutta la mia solidarietà e quella dei poliziotti penitenziari; dobbiamo lottare insieme per scardinare  questa ricerca spasmodica del colpevole a tutti i costi, altrimenti l’attuazione del nuovo trattamento, la circolare del  triage ospedaliero, dai colori bianco, rosso, verde (ma che fantasia!!!) sarà un boomerang contro la Polizia Penitenziaria che, nonostante le premesse di celle aperte e perimetrazione ampia, mista ad una vigilanza più che dinamica, verrà massacrata al momento in cui, grazie alla nuova concezione del trattamento penitenziario, succederà qualche grave fatto di sangue all’interno della sezione.

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