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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 19/12/2011  -  stampato il 08/12/2016


Magistrati fuori ruolo: al Capo DAP almeno 500mila euro l'anno

A proposito dell’equità dell’attuale manovra finanziaria, avete sicuramente sentito parlare dell’istituto del “fuori ruolo”, in virtù del quale quando un dipendente pubblico viene chiamato a svolgere un incarico presso un ministero, una commissione parlamentare, un’authority o un organismo internazionale, va appunto in “fuori ruolo” e trattandosi, in linea di principio, di incarico temporaneo, conserva il posto di lavoro unitamente allo stipendio a cui si aggiunge, tuttavia, l’indennità per il nuovo incarico: in sostanza, due stipendi per un periodo di tempo sovente illimitato.

Nel 1994, il Consiglio Superiore della Magistratura lanciava l’allarme, segnalando “il numero crescente dei magistrati collocati fuori ruolo, la durata inaccettabile di alcune situazioni, alcune superano il ventennio altre addirittura il trentennio…la reiterazioni degli incarichi…con la creazione di vere e proprie carriere parallele”.

In effetti, il fenomeno del fuori ruolo sembra affascinare particolarmente gli appartenenti alla magistratura, visto che attualmente sono circa 350 i magistrati fuori ruolo, nonostante le note carenze di organico che affliggono la macchina della giustizia, tanto che il CSM è dovuto intervenire mediante una apposita circolare del 6 febbraio 2008.

La delibera costituisce un “punto di equilibrio” fra aspettative e pressioni diverse e fissa in dieci anni il limite massimo, nell’arco dell’intera carriera, per la collocazione fuori ruolo di ciascun magistrato.

Se la circolare non verrà modificata in futuro, non ci sarà più la figura degli “eterni fuori ruolo”, di magistrati destinati per sempre “ad altri lidi” con carriere “parallele” rispetto a quelle dei magistrati “comuni”.

In sostanza, quando un dipendente pubblico passa da un fuori ruolo ad un altro, pur lasciando sguarnito il posto di origine, visto che, ex lege, non può essere sostituito, i suoi colleghi che restano in servizio devono farsi carico anche del suo lavoro; anomalia questa che per i magistrati appare ancora più bizzarra, ove si ponga mente che il magistrato fuori ruolo percepisce anche l’indennità per malattia, mentre quelli in servizio la perdono, e il tempo trascorso in fuori ruolo viene computato nell’anzianità di servizio, tanto che gli stessi conseguono gli avanzamenti di carriera previsti.

Tra i magistrati più illustri vi è l’attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, già Presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, fuori ruolo dal Consiglio di Stato da sempre, ma ciononostante nel 2006 da consigliere ottiene la promozione a presidente di sezione, per la quale funzione incassa, senza svolgerlo, uno stipendio di circa 9.000,00 € netti al mese a cui si aggiungevano 528.492,67 € annui dell’Antitrust, e a cui si aggiunge oggi la sostanziosa indennità connessa alla funzione di sottosegretario alla Presidenza.

Parimenti, per venire al mondo penitenziario, il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria dott. Franco Ionta è magistrato fuori ruolo ma, nel contempo, anche Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria.

Ricordate il terzo pilastro del Ministro della Giustizia Alfano per risolvere la drammatica situazione delle carceri: se qualcuno avesse rammentato al Guardasigilli Alfano che i palazzi per essere solidi debbono poggiare su almeno quattro pilastri, errore questo che l’ex Ministro della Giustizia Castelli, che prima ancora di essere ministro è un brillante ingegnere, come ad ogni pie’ sospinto rivendicato dal medesimo, non avrebbe mai commesso.

Al Capo del Dipartimento fanno eco il consigliere  Ottaviani, il consigliere Roberto Piscitello, che ha da poco preso il posto del consigliere Ardita e il consigliere Francesco Cascini, responsabile del Nucleo Investigativo Centrale, il nucleo che si occupa dei fatti di reato commessi in ambito penitenziario o, comunque, direttamente collegati ad esso, tra i quali vi è la repressione del c.d. doppio lavoro degli appartenenti al Corpo, che per i magistrati non solo è legalizzato ma anche profumatamente pagato.  

Ma facciamo un passo indietro. Poco prima delle ultime elezioni il Governo Berlusconi, come riconoscimento per i successi nella lotta al terrorismo, decide di aumentare la speciale indennità che fa parte della retribuzione del Prefetto De Gennaro, portandola da 9.000,00 € a 19.000,00 € lordi mensili. Nonostante l’aumento venga disposto in gran silenzio, la notizia trapela e inevitabilmente attira l’ira funesta dei piani alti della sicurezza.

L’aumento viene perciò esteso ai massimi vertici militari e alle figure equiparate dalla normativa vigente.

A tanto si aggiunga che il Capo della Polizia, per legge, ha diritto anche ad un secondo aumento, dello stesso importo, poiché gli spetta anche l’indennità di Direttore Generale della Pubblica Sicurezza. Il risultato che si ottiene è che le retribuzioni dei responsabili della sicurezza nazionale raggiungono livelli stratosferici, in qualche caso inimmaginabili per lo Stato, dai 650.000,00 € annui di De Gennaro ai 380.000,00 annui per i Capi di Stato Maggiore.

Orbene, il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria risulta, allo stato, percepire, euro in più euro in meno, uno stipendio lordo annuo di 500.000,00 € a cui va aggiunto lo stipendio da magistrato, essendo fuori ruolo, e l’indennità quale Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria, anche se sembra avervi rinunciato.

Lo so cosa stanno pensando le solite malelingue: come può prendere così tanto il Presidente Ionta a fronte di missioni, straordinari, buoni pasto, che non vengono regolarmente liquidati, sintomatici di un sistema carcere che rischia ogni giorno l’implosione, eppure le rivolte di Montacuto e Parma hanno dimostrato come le responsabilità della drammatica situazione penitenziaria non sono imputabili al Capo del Dipartimento, ma semmai sono da individuare nei Comandanti di Reparto e nei Direttori, che sono stati non a caso rimossi dall’incarico: se non fosse che il funzionario del carcere anconetano sollevato era stato nominato Comandante soltanto da un mese e al momento dell’accesa protesta era in ferie, mentre la navigata Direttrice si è solo adoperata a ripristinare l’ordine e la sicurezza dell’Istituto. 

Con viva considerazione la Vs Araba Fenice. (Meditate gente, meditate!!!)